«L’Arci inizia a raccogliere firme»
di FEDERICO AMICO*
No alla mobilitazione, sì a una legge di iniziativa popolare per il cambiamento
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In questi giorni, ma da diversi mesi, vediamo tenere banco il tema dell’accoglienza, delle migrazioni e, conseguenza inevitabile, del razzismo che rischia di dilagare nuovamente. Non sono di certo il solo a dirlo, ma il dato delle migrazioni ha assunto negli ultimi anni una rilevanza importante e soprattutto strutturale. Spesso questa rilevanza è raccontata solo attraverso i numeri: quanti sbarchi, quanti arrivi sul territorio comunale, quanti costi da sostenere, quanti soldi sono in gioco. Ciò che manca in forma diffusa, capillare, profonda è la rappresentazione in forma umana della situazione. Con tutto questo contare perdiamo di vista umanità e storie. Storie come quelle raccontate da Lidia Tilotta e Pietro Bartolo in “Lacrime di sale” (di recente presentato alla Libreria all’Arco) o di Melania G. Mazzucco in “Io sono con te”. Storie che è difficile leggere e raccogliere emotivamente, anche perché spezzano la coltre numerica sotto cui tante vite, esperienze, umanità, vengono in qualche modo nascoste.
Ora a Reggio Emilia e più in generale in Emilia Romagna l’accoglienza possiamo dire che è gestita piuttosto bene, dalle prefetture, dai comuni, dagli enti che se ne occupano direttamente (cooperative, Caritas e altri). Possiamo dirlo perché la gravità dei casi riscontrata riguarda più i cittadini italiani che i migranti accolti. Ci ricordiamo dello scempio di Gorino in cui vennero poste delle barricate che impedirono alla Prefettura di mettere in alloggio mamme e bambini? Ci ricordiamo dei presidi in quel di Ravenna che volevano replicare la stessa cosa, ma per fortuna non ci sono riusciti? Vogliamo assistere in silenzio a una fiaccolata come quella indetta per lunedì che fa leva, certo, sulla pancia delle persone, ma che ha toni di intolleranza latenti davvero agghiaccianti? Vogliamo davvero pensare che le persone siano pacchi da stivare in container e avallare questo comodi nelle nostre case? Vogliamo che questo sia un solo cruccio degli amministratori o vogliamo farcene carico come società? Ecco a volte mi pare che si stia ragionando di due città parallele, senza che queste abbiano alcunché di evocativo. Una accogliente che cerca di rispondere al meglio al tema e una che agita spettri inesistenti. Una città delle persone e una città della paura. Certo l'insicurezza percepita vale quanto l'insicurezza reale. Ma non sono la stessa cosa. Lavoriamo sulla differenza, non appiattiamoci sull'istinto alla sovrapposizione. Se c’è un problema, è che intendiamo tutto questo tema come questione da ordine pubblico (del resto sono le prefetture a fare i bandi e gestire l’arrivo delle persone) e non da società matura.
C’è poi una serie di luoghi comuni tutti smentiti dai dati che si possono trovare qui https://www.facebook.com/lumanitachefabene (perché se vogliamo contare dobbiamo saper poi contare bene, se no, a che serve?): “siamo di fronte a un’invasione!”; “ma non c'è lavoro neanche per gli italiani, non possiamo accoglierli!”; “sì, ma questi ci rubano il lavoro!”; “però ci tolgono risorse per il welfare”; “comunque i rifugiati sono troppi, non c’è abbastanza spazio in europa!”; “...e diamo loro 35 euro al giorno per non fare niente!”; “sì, però i terroristi islamici stanno sfruttando i flussi migratori per fare attentati e conquistare l’Europa!”. Leggeteli che, come si dice, “tutto quello che sai sugli immigrati è falso”. Poi invece di andare alla fiaccolata di lunedì raccogliamo le firme, a partire dal 20 giugno che è la giornata mondiale del rifugiato, per una nuova legge di iniziativa popolare che Arci, Acli, Centro Astalli, Cild e altri stanno promuovendo e così proviamo davvero a cambiare le cose: ero straniero – l’umanità che fa bene.
*presidente Arci
Emilia Romagna
Ora a Reggio Emilia e più in generale in Emilia Romagna l’accoglienza possiamo dire che è gestita piuttosto bene, dalle prefetture, dai comuni, dagli enti che se ne occupano direttamente (cooperative, Caritas e altri). Possiamo dirlo perché la gravità dei casi riscontrata riguarda più i cittadini italiani che i migranti accolti. Ci ricordiamo dello scempio di Gorino in cui vennero poste delle barricate che impedirono alla Prefettura di mettere in alloggio mamme e bambini? Ci ricordiamo dei presidi in quel di Ravenna che volevano replicare la stessa cosa, ma per fortuna non ci sono riusciti? Vogliamo assistere in silenzio a una fiaccolata come quella indetta per lunedì che fa leva, certo, sulla pancia delle persone, ma che ha toni di intolleranza latenti davvero agghiaccianti? Vogliamo davvero pensare che le persone siano pacchi da stivare in container e avallare questo comodi nelle nostre case? Vogliamo che questo sia un solo cruccio degli amministratori o vogliamo farcene carico come società? Ecco a volte mi pare che si stia ragionando di due città parallele, senza che queste abbiano alcunché di evocativo. Una accogliente che cerca di rispondere al meglio al tema e una che agita spettri inesistenti. Una città delle persone e una città della paura. Certo l'insicurezza percepita vale quanto l'insicurezza reale. Ma non sono la stessa cosa. Lavoriamo sulla differenza, non appiattiamoci sull'istinto alla sovrapposizione. Se c’è un problema, è che intendiamo tutto questo tema come questione da ordine pubblico (del resto sono le prefetture a fare i bandi e gestire l’arrivo delle persone) e non da società matura.
C’è poi una serie di luoghi comuni tutti smentiti dai dati che si possono trovare qui https://www.facebook.com/lumanitachefabene (perché se vogliamo contare dobbiamo saper poi contare bene, se no, a che serve?): “siamo di fronte a un’invasione!”; “ma non c'è lavoro neanche per gli italiani, non possiamo accoglierli!”; “sì, ma questi ci rubano il lavoro!”; “però ci tolgono risorse per il welfare”; “comunque i rifugiati sono troppi, non c’è abbastanza spazio in europa!”; “...e diamo loro 35 euro al giorno per non fare niente!”; “sì, però i terroristi islamici stanno sfruttando i flussi migratori per fare attentati e conquistare l’Europa!”. Leggeteli che, come si dice, “tutto quello che sai sugli immigrati è falso”. Poi invece di andare alla fiaccolata di lunedì raccogliamo le firme, a partire dal 20 giugno che è la giornata mondiale del rifugiato, per una nuova legge di iniziativa popolare che Arci, Acli, Centro Astalli, Cild e altri stanno promuovendo e così proviamo davvero a cambiare le cose: ero straniero – l’umanità che fa bene.
*presidente Arci
Emilia Romagna
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