Gazzetta di Reggio

Reggio

Quando Ramis salvò la centrale elettrica 

di Luciano Salsi
Quando Ramis salvò la centrale elettrica 

L’incredibile storia di Brenno Orlandini: combattè la valorosa battaglia a capo della 145esima brigata Garibaldi 

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REGGIO EMILIA. Brenno Orlandini, che ci viene segnalato dal figlio Giuseppe, è certamente uno dei reggiani degni di comparire nel Museo dei luoghi e dei personaggi del Novecento. Con il nome di battaglia di Ramis comandava la 145esima brigata Garibaldi, che fra il 10 e il 14 aprile 1945 riuscì a difendere dalla distruzione la centrale idroelettrica di Ligonchio. Per quella valorosa battaglia, una delle più importanti combattute sul nostro Appennino durante la Resistenza, il comandante ricevette la cittadinanza onoraria di Ligonchio il 2 giugno 2002. Una targa gli fu poi conferita il 25 aprile 2010, festa della Liberazione, dal sindaco di Quattro Castella Andrea Tagliavini.

Brenno Orlandini era nato nel 1921 ad Arceto di Scandiano. Dopo essersi diplomato maestro a Reggio, fu chiamato alle armi. Era sottotenente e insegnava nella scuola militare di artiglieria a Parma quando, l'8 settembre 1943, l'armistizio determinò lo sfacelo delle forze armate. Brenno si unì ai partigiani. Per la sua competenza militare gli fu attribuito il comando della 145esima brigata. Insieme ai compagni condivise l'effimero trionfo dell'estate 1944, quando venne fondata la Repubblica di Montefiorino, e il successivo scacco dovuto alla controffensiva germanica. I suoi reparti si coprirono di gloria nell'ultimo mese di guerra, quando i tedeschi cercarono di distruggere le infrastrutture prima di abbandonarle agli Alleati. Uno degli obiettivi era la centrale di Ligonchio, che doveva essere smantellata. Il 10 aprile i nazisti cercarono di raggiungerla varcando il Secchia nell'unico tratto non adeguatamente presidiato dai partigiani. Preceduti dalle truppe mongole si mossero verso Cerrè Sologno protetti dal fuoco dei cannoni e dei mortai che sparavano dalla riva sinistra del fiume. Verso le 9 l'occupazione di quel borgo e di Castellaro era compiuta. I distaccamenti Casoli, Stalin e Bassi dovettero ritirarsi, non senza infliggere perdite al nemico. L'avanzata tedesca proseguì verso Primaore, cogliendo alle spalle i partigiani, che subirono il ferimento di tre uomini del distaccamento Zambonini. I quattro distaccamenti resistettero per l'intero pomeriggio. All'alba dell’11 i nazisti sferrarono un nuovo attacco, costringendo i partigiani ad arretrare sul passo della Cisa e sugli Schiocchi di Casalino, mentre Orlandini si spostò con il comando della brigata da Montecagno a Ligonchio, preparandosi a difendere ad ogni costo la centrale. Per tutto il giorno 12 i tentativi di sfondamento vennero frustrati. Tuttavia una grossa colonna tedesca composta da 400 uomini con due cannoni e quattro mortai ruscì a compiere una digressione verso Est, investendo Sologno, Minozzo e le vicine borgate. I nazisti arrivarono ad occupare Villa Minozzo, dove si abbandonarono ad ogni sorta di razzie e bruciarono anche le poche case che si erano salvate. Il 13 Ligonchio continuò a resistere, ma si temette l'invasione della Val d'Asta. L'ultimo baluardo era il Monte Prampa, sul quale i partigiani riorganizzarono le linee difensive, riuscendo a circoscrivere l'azione nemica ed a passare al contrattacco in alcuni settori. I tedeschi dovettero perciò desistere dal tentativo di attraversare il torrente Secchiello e l'indomani furono costretti a ritirarsi. Dopo la Liberazione Orlandini fu arruolato nella Polizia di stato. Quindi fu assunto dal comune di Reggio come ispettore del Dazio. Nel 1973 la pensione e nel 1968 il trasferimento a Montecavolo. Morì nel dicembre 2011.



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