Gazzetta di Reggio

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«Siamo sopravvissuti ma nessuno di noi crede al petardo» 

di Ambra Prati
«Siamo sopravvissuti ma nessuno di noi crede al petardo» 

Damiano Ferretti era in piazza a Torino con altri reggiani «Ho trascinato via due amici. Abbiamo rischiato di morire»

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COLLAGNA. «Ci riteniamo degli autentici sopravvissuti. Nessuno di noi ha creduto alla ricostruzione ufficiale che tutto il panico sia stato generato da un petardo o dal cedimento della ringhiera di un sottopassaggio». Damiano Ferretti, 34 anni, originario di Collagna e residente a Parma, quel maledetto sabato 9 giugno era a Torino, in piazza San Carlo, assieme a cinquanta tifosi bianconeri partiti in pullman da Parma per seguire la finale di Champions sul maxi-schermo.

«Sul pullman, insieme a 27 parmigiani, c’era una folta rappresentanza del gruppo “Juventus Club Doc Città di Carpi”, e tra di loro diversi correggesi», spiega Ferretti. Alla luce dei recenti sviluppi delle indagini, che parlano di bombe carta, Ferretti spiega: «Due boati forti e ravvicinati hanno dato il via al fuggi-fuggi generale. La situazione è degenerata in pochi secondi perché si sono alzate grida come “ci stanno sparando addosso con un mitra”, “è stata una bomba”, “era un camion”».

Sull’assessore all’ambiente e ai rifiuti di Torino, Stefania Giannuzzi – rimosso dall’incarico perché non avrebbe provveduto ad evitare l’accesso alla piazza delle bottiglie di vetro che hanno contribuito a causare il ferimento di 1.527 persone – Ferretti concorda sulle falle nel sistema di sicurezza. «Sapevamo tutti della presenza di tantissimi ambulanti che vendevano bottiglie di birra in vetro, nonostante fosse vietato accedere alla piazza con bevande in vetro. All’ingresso ci sono stati dei controlli agli zaini, con la requisizione di bottigliette e lattine. Evidentemente troppo blandi, se è vero che sono finiti in piazza quintali di vetro, petardi e fumogeni».

L’onda dei due boati in breve sequenza – «rumori fortissimi e sordi», ricorda Ferretti – ha fatto «tremare le vetrine di piazza San Carlo come in un terremoto». Nulla però in confronto al vero pericolo successivo: la folla impaurita. «Ciò che ci più ha terrorizzato è stato lo spostamento d’aria nel momento della fuga: il rumore di 50mila persone che stavano correndo a tutta velocità, senza una meta. Sembrava un fiume impetuoso che trascinava tutto con sé. Una calca pazzesca, persone calpestate e schiacciate dalla massa impazzita. Migliaia di scarpe perse nella fuga, transenne a terra e tracce di sangue ovunque».

Chi cadeva era perduto, sottolinea Ferretti. «Non riuscivo a respirare e avevo la sensazione come di essere legato sott’acqua con le catene. Mi sono ritrovato per terra, sotto altre persone cadute: ci camminavano sopra e io non riuscivo a rialzarmi. Mi ha salvato lo zaino che avevo sulle spalle. Perché non c’erano alternative: o scappavi o rimanevi schiacciato dallo tsunami umano che avanzava impetuoso». Ferretti è riuscito in qualche modo a rimettersi in piedi. «Mentre scappavo però mi sono accorto che c’erano due miei compagni di viaggio, un ragazzo e una ragazza, stesi a terra: non riuscivano ad alzarsi, avevano costole rotte. Li ho afferrati per un braccio e li ho trascinati via, non so come».

Doveva essere una festa, conclude Ferretti: «Invece sembrava l’Heysel. Abbiamo pensato di morire schiacciati, è stata l’esperienza più brutta della mia vita. Non c’è scappato il morto per miracolo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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