Camisasca ai malati: «Vicino a voi»
Il vescovo partecipa alla Festa in duomo ed esorta i presenti a essere coraggiosi
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REGGIO EMILIA. «Con le vostre vite potete realmente contribuire alla costruzione della Chiesa, alla sua conversione, alla maturazione del corpo di Cristo».
Il vescovo Massimo Camisasca parla ad anime bisognose di conforto, le scuote, si fa sentire vicino a loro. La cattedrale ieri li ha accolti per la Festa diocesana dei malati, dei disabili e degli anziani. Entrano in duomo già prima delle 16, ora in cui parte il rosario. Alle 16.30 è proprio il vescovo a presiedere alla celebrazione, accompagnata dalla liturgia comunitaria dall’unzione degli infermi. A loro Camisasca si rivolge «con profonda commozione», rivolgendo un invito a essere forti, in ogni situazione. «Anche nelle condizioni più disperate, anche se bloccati a letto o immobilizzati, potete collaborare alla gloria del Regno di Dio su questa terra», riprende il vescovo, prima della festa delle 18.
Camisasca indica loro alcuni spunti di riflessione come incoraggiamento. Il primo è Cristo, celebrato ieri nella Festa della Trinità. «Egli ha vissuto la sofferenza, il dolore fisico e spirituale, la solitudine di tutti gli uomini», spiega infatti il vescovo. Poco dopo, il successore di Adriano Caprioli riprende il ragionamento: «Dio ha conosciuto e conosce la condizione di prova che possiamo trovarci a vivere, la comprende nel profondo, ne è scosso, ha compassione per il nostro dolore».
La seconda riflessione fatta dal vescovo riguarda le stampelle del beato Luigi Novarese, esposte ieri in cattedrale. «Il beato si è speso perché gli ammalati si sentissero non solo il termine dell’apostolato – ribadisce Camisasca – ma, prima di tutto, gli autori. Laddove ci sia la possibilità e la forza, è bene che chi ha sopportato o sopporta malattie possa andare verso chi si sente oppresso da gravi sofferenze e solitudini. La vostra esperienza vi può permettere di essere un raggio di luce, il calore di una presenza cara e discreta, che non pretende di risolvere il dramma dell’altro, ma che semplicemente offre una compagnia fraterna verso una speranza nuova».(g.f.)
Il vescovo Massimo Camisasca parla ad anime bisognose di conforto, le scuote, si fa sentire vicino a loro. La cattedrale ieri li ha accolti per la Festa diocesana dei malati, dei disabili e degli anziani. Entrano in duomo già prima delle 16, ora in cui parte il rosario. Alle 16.30 è proprio il vescovo a presiedere alla celebrazione, accompagnata dalla liturgia comunitaria dall’unzione degli infermi. A loro Camisasca si rivolge «con profonda commozione», rivolgendo un invito a essere forti, in ogni situazione. «Anche nelle condizioni più disperate, anche se bloccati a letto o immobilizzati, potete collaborare alla gloria del Regno di Dio su questa terra», riprende il vescovo, prima della festa delle 18.
Camisasca indica loro alcuni spunti di riflessione come incoraggiamento. Il primo è Cristo, celebrato ieri nella Festa della Trinità. «Egli ha vissuto la sofferenza, il dolore fisico e spirituale, la solitudine di tutti gli uomini», spiega infatti il vescovo. Poco dopo, il successore di Adriano Caprioli riprende il ragionamento: «Dio ha conosciuto e conosce la condizione di prova che possiamo trovarci a vivere, la comprende nel profondo, ne è scosso, ha compassione per il nostro dolore».
La seconda riflessione fatta dal vescovo riguarda le stampelle del beato Luigi Novarese, esposte ieri in cattedrale. «Il beato si è speso perché gli ammalati si sentissero non solo il termine dell’apostolato – ribadisce Camisasca – ma, prima di tutto, gli autori. Laddove ci sia la possibilità e la forza, è bene che chi ha sopportato o sopporta malattie possa andare verso chi si sente oppresso da gravi sofferenze e solitudini. La vostra esperienza vi può permettere di essere un raggio di luce, il calore di una presenza cara e discreta, che non pretende di risolvere il dramma dell’altro, ma che semplicemente offre una compagnia fraterna verso una speranza nuova».(g.f.)
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