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la partecipazione al voto 

Lieve calo nell’affluenza alle urne 

Lieve calo nell’affluenza alle urne 

Ha votato il 59.35% degli aventi diritto, contro il 63,34% del 2012

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CAMPEGINE. Un’affluenza partita in sordina, che a inizio pomeriggio ha fatto temere il peggio, ma che alle 23, alla chiusura dei seggi, si è rivelata più che accettabile: 59,35%. In calo rispetto al 2012, quando Paolo Cervi è stato eletto con il 63,34%, ma comunque più alta rispetto al referendum sulla fusione naufragato nell’ottobre scorso, quando andò a votare il 56,8% dei cittadini. E del resto il predecessore di Cervi, River Tagliavini, è stato eletto con un’affluenza del 46% – tutti pro Pd però. Anche il paese dei fratelli Cervi non è esente dal fenomeno della disaffezione alla politica. Man mano che le ore passavano, si è temuto che la campagna elettorale – sentita, combattuta, non scevra di colpi bassi tra le due liste, come accade in ogni competizione elettorale – non avesse scaldato i cuori. Nonostante tutti, sui social network – sia i candidati delle due liste, sia ex consiglieri e semplici cittadini – avevano ripetuto l’invito ad esercitare in massa il dovere-diritto di voto.

Ieri l’afflusso ai seggi è stato lento sebbene costante. Questi i dati dell’affluenza: alle 12 in media nelle quattro sezioni aveva votato il 22,38% dei residenti, alle 14 il 31%, alle 19 il 44,68%, alle 21 il 55,3%, con il dato finale del 59,35%.

Meno che cinque anni fa, ma all’epoca si votava in due giorni, domenica e lunedì. Mentre il web si è scatenato in commenti sarcastici sull’affluenza, i due protagonisti sono rimasti cauti. Artioli alle 21 sperava nei vacanzieri di ritorno dal mare: «Difficile valutare un dato così provvisorio. I contadini verranno dopo cena, altri sono via nel fine settimana e tornano verso sera».

Menozzi, invece, già a quell’ora ha visto il bicchiere mezzo pieno. «Il dato dell’affluenza non è raffrontabile con le precedenti votazioni per la differente modalità: sono convinto che a urne chiuse l’affluenza sarà di poco inferiore al 63%. A mio avviso siamo in linea con il passato». La percentuale bassa può favorire Artioli, facendo prevalere gli “arrabbiati” post fusione? «Non è escluso che possa avvantaggiarlo – ha risposto Menozzi – ma non so fino a che punto. Bisogna capire se sono andati a votare più i giovani o gli anziani. Secondo gli scrutatori nelle prime due ore della mattinata, a vista, c’è stata una prevalenza di giovani. Ma ripeto, sono impressioni». (am.p.)

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