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Nuovo parco, il verde in Enza raddoppia 

di Ambra Prati
Nuovo parco, il verde in Enza raddoppia 

Montecchio: recuperato l’ex frantoio. Alla festa dello sport 500 persone a pranzo con Polonara

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MONTECCHIO. “Una terrazza verde sul fiume”: è stato chiamato così il progetto, durato due anni e inaugurato ieri a Montecchio, del recupero dell’ex frantoio adiacente al parco Enza, rivisitato e trasformato in un altro parco all’insegna della memoria.

Il taglio del nastro del nuovo parco Borgo Enza si è svolto ieri all’interno del “Green Day”, la giornata dedicata all’ambiente e allo sport organizzata dal Comune in collaborazione con la Croce Arancione e le associazioni sportive e di volontariato. L’inaugurazione, avvenuta alle 11, è stata preceduta dalla biciclettata della Croce Arancione, che ha visto la partecipazione di 300 ciclisti tra i quali molti bimbi, ed è stata seguita alle 12.30 dal pranzo benefico con i campioni dello sport e con Achille Polonara della Grissin Bon: 500 le persone sedute alle tavolate del parco Enza, l’intero ricavato (circa 4-5mila euro) servirà per realizzare un campo da basket sull’ex pista del liscio del parco Enza. La nuova area verde, a pochi minuti dalla piazza verso il ponte per Montechiarugolo, è un luogo storico per Montecchio: il frantoio, aperto negli anni ’20 per l’estrazione della ghiaia e chiuso nel 1988, fu per anni l’unica possibilità di sopravvivenza per la popolazione a cavallo tra le due guerre e nell’immediato dopoguerra. «A un certo punto la zona era stata soprannominata Siberia, perché erano tutti socialisti o comunisti», come ricordano i protagonisti nel bel sito internet (cristallo-montecchio.too-too.it), coordinato dallo studio Too Design Consultancy, con una ricerca storica tra gli archivi, le foto d’epoca del Cinefotoclub di Montecchio, i video e le testimonianze raccolte dagli studenti del D’Arzo. Per mezzo secolo il frantoio fu un luogo di reddito, che vide nascere nel tempo cooperative di braccianti, birocciai e muratori; salvo poi diventare all’improvviso un problema all’epoca degli albori della coscienza ambientalista.

Il frantoio era collegato alla Cava Spalletti, il cui accesso è situato in località La Rampata, una delle più grandi in Regione, molto attiva durante la costruzione della Tav e tuttora attiva, seppur con ritmi ridotti. Negli anni 2000, prima dell’attuale giunta, è stata stipulata una convenzione con le ditte escavatrici (all’origine Cmr e Ccpl, è sopravvissuta solo quest’ultima) che prevedeva delle compensazioni a carico delle ditte per il ripristino: tra queste compensazioni, figurava la restituzione della collettività del frantoio dall’altra parte dell’Enza.

Un recupero di cui si parlava da anni, senza che si concretizzasse. «Due anni fa abbiamo ripreso in mano quella convenzione, aggiornandola: ad esempio non erano previsti gli orti sociali, da avviare nei prossimi mesi, né l’abbattimento della torre, ormai fatiscente e non recuperabile – spiega il sindaco di Montecchio Paolo Colli – tutti i lavori sono stati finanziati da Ccpl Inerti Spa». Al centro del Parco – progettato dall’architetto Marco Denti per conto di Binini Partners di Reggio Emilia – trova collocazione una superficie ghiaiosa su cui sono state collocate venti basi in cemento, simbolo dei venti pilastri originari della torre principale del frantoio. Soprattutto, sottolinea Colli, «i 20mila metri quadrati del nuovo parco di Borgo Enza, a fianco degli altrettanti del parco Enza, significa un’enorme superficie da 40mila metri quadrati che copre tutta la parte urbana della zona fluviale. Dal ponte del Tricolore fino al ponte dei Birocciai si genera un’unica grande area fluviale fruibile e di interesse naturalistico, che comprende il parco Enza (di recente rilanciato dal volontariato come luogo di aggregazione), il centro di attività per l’ippoterapia con cavalli e asini, rivolta in particolare ai disabili, gestita dall’Associazione Punto Aperto (su un terreno comunale in comodato d’uso gratuito), cui si aggiungeranno a breve gli orti sociali e la pedonalizzazione dell’asta del torrente».

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