«Riportiamo in sinagoga i suoi preziosi arredi»
di Luciano Salsi
È questa la proposta di un lettore per valorizzare il tempio in via dell’Aquila A metà dell’Ottocento il primo restauro mentre il secondo si è concluso nel 2008
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REGGIO EMILIA. A Reggio la comunità ebraica un tempo era così numerosa da occupare una porzione non piccola del centro storico e così radicata da usare un proprio linguaggio, un misto di ebraico e dialetto reggiano. La sinagoga di via dell'Aquila è il luogo simbolo che ne rappresenta la storia plurisecolare, fino alla deportazione di dieci suoi membri nei lager nazisti. Perciò non può non trovare spazio nel nostro Museo del Novecento, come suggerisce Giampaolo Fantuzzi, lettore della Gazzetta. «Dopo l’abbandono – scrive Fantuzzi – ora finalmente restaurata, perché non riportarla allo splendore ricercando gli arredi? Erano di valore e grande bellezza, ora sparsi ovunque. Sarebbe un segno tangibile di ricordo perenne contro barbarie ed orrori del periodo».
Il primo tempio israelitico era stato edificato nel 1672 all'interno del Ghetto istituito tre anni prima dalla vedova del duca Alfonso nel quadrilatero comprendente le vie dell'Aquila, Monzermone, Caggiati, della Volta e San Rocco. A metà dell'Ottocento fu completamente rifatto nella forma attuale, in stile neoclassico, dall'architetto Pietro Marchelli. Venne inaugurato il 15 gennaio 1858.
Alla sobria facciata corrisponde una sala interna parzialmente decorata. Lo spazio, illuminato dall'alto, è contornato da lesene e diviso, in fondo, da quattro colonne che delimitano il settore in cui sorgeva il paramento più prezioso, denominato Aaron-Ha-Kodesh, l'arca-altare usata per custodire i rotoli della Torah, il principale testo sacro ebraico corrispondente al Pentateuco, cioè ai primi cinque libri dell'Antico Testamento. Fu realizzata nel 1858 in marmo di Carrara dallo scultore Agostino Canciani e nel 1957 venne trasferita nel neonato stato di Israele. Dato il suo pregio, le fu destinata una collocazione appropriata in una grande sinagoga a Kiryat Shmuel, un sobborgo di Haifa.
A Reggio il tempio era il cuore e l'anima della comunità. La sua funzione non venne meno dopo l'abolizione del ghetto durante l'età napoleonica e poi dopo l'unità d'Italia. Tuttavia gli ebrei reggiani erano già diminuiti di numero quando le leggi razziali del 1938 e, poi, l'occupazione tedesca inflissero un colpo mortale alla comunità. Alla fine del 1943 vennero arrestati e deportati nei lager Ada, Bice e Olga Corinaldi, Lucia Finzi, Lina Jacchia Melli, Beatrice Ravà Rietti, Ilma e Jole Rietti e Oreste Sinigaglia. La sinagoga fu saccheggiata dalla milizia fascista, la biblioteca fu in parte venduta e in parte destinata al macero. Gli oggetti di valore vennero trafugati. L'area antistante fu danneggiata dal bombardamento angloamericano del 7-8 gennaio 1944. Nel dopoguerra l'edificio sconsacrato fu adibito a tipografia e magazzino e l'incuria ne causò un pesante degrado. Il recupero ebbe inizio negli anni Novanta per iniziativa del Comune e della comunità israelitica di Modena. Il restauro, che ha seguito i disegni del Marchelli ed è stato eseguito con le tecniche artigianali dell'Ottocento, s'è concluso nel 2008. Rimaneva e rimane vuoto il sancta-sanctorum occupato fino al 1957 dall'Aaron-Ha-Kodesh. Sulle sue tracce si è messo Matthias Durchfeld, ricercatore di Istoreco che ha individuato il luogo in cui l'arca-altare era stata trasferita. Così nel 2015 ha organizzato un viaggio a Kiryat Shmuel, dove la delegazione reggiana è stata accolta dal custode della sinagoga e dai discendenti degli ebrei reggiani emigrati in Israele, Vittorio Liuzzi e Donata Modena, una delle poche persone che conservano un ricordo vivo del tempio reggiano.
Il primo tempio israelitico era stato edificato nel 1672 all'interno del Ghetto istituito tre anni prima dalla vedova del duca Alfonso nel quadrilatero comprendente le vie dell'Aquila, Monzermone, Caggiati, della Volta e San Rocco. A metà dell'Ottocento fu completamente rifatto nella forma attuale, in stile neoclassico, dall'architetto Pietro Marchelli. Venne inaugurato il 15 gennaio 1858.
Alla sobria facciata corrisponde una sala interna parzialmente decorata. Lo spazio, illuminato dall'alto, è contornato da lesene e diviso, in fondo, da quattro colonne che delimitano il settore in cui sorgeva il paramento più prezioso, denominato Aaron-Ha-Kodesh, l'arca-altare usata per custodire i rotoli della Torah, il principale testo sacro ebraico corrispondente al Pentateuco, cioè ai primi cinque libri dell'Antico Testamento. Fu realizzata nel 1858 in marmo di Carrara dallo scultore Agostino Canciani e nel 1957 venne trasferita nel neonato stato di Israele. Dato il suo pregio, le fu destinata una collocazione appropriata in una grande sinagoga a Kiryat Shmuel, un sobborgo di Haifa.
A Reggio il tempio era il cuore e l'anima della comunità. La sua funzione non venne meno dopo l'abolizione del ghetto durante l'età napoleonica e poi dopo l'unità d'Italia. Tuttavia gli ebrei reggiani erano già diminuiti di numero quando le leggi razziali del 1938 e, poi, l'occupazione tedesca inflissero un colpo mortale alla comunità. Alla fine del 1943 vennero arrestati e deportati nei lager Ada, Bice e Olga Corinaldi, Lucia Finzi, Lina Jacchia Melli, Beatrice Ravà Rietti, Ilma e Jole Rietti e Oreste Sinigaglia. La sinagoga fu saccheggiata dalla milizia fascista, la biblioteca fu in parte venduta e in parte destinata al macero. Gli oggetti di valore vennero trafugati. L'area antistante fu danneggiata dal bombardamento angloamericano del 7-8 gennaio 1944. Nel dopoguerra l'edificio sconsacrato fu adibito a tipografia e magazzino e l'incuria ne causò un pesante degrado. Il recupero ebbe inizio negli anni Novanta per iniziativa del Comune e della comunità israelitica di Modena. Il restauro, che ha seguito i disegni del Marchelli ed è stato eseguito con le tecniche artigianali dell'Ottocento, s'è concluso nel 2008. Rimaneva e rimane vuoto il sancta-sanctorum occupato fino al 1957 dall'Aaron-Ha-Kodesh. Sulle sue tracce si è messo Matthias Durchfeld, ricercatore di Istoreco che ha individuato il luogo in cui l'arca-altare era stata trasferita. Così nel 2015 ha organizzato un viaggio a Kiryat Shmuel, dove la delegazione reggiana è stata accolta dal custode della sinagoga e dai discendenti degli ebrei reggiani emigrati in Israele, Vittorio Liuzzi e Donata Modena, una delle poche persone che conservano un ricordo vivo del tempio reggiano.
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