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Chiude il punto nascite di Pavullo preoccupazione per il Sant’Anna

Chiude il punto nascite di Pavullo preoccupazione per il Sant’Anna

CASTELNOVO MONTI. Se a Castelnovo, ma anche a Borgo Val di Taro, da molti mesi comitati e amministratori locali sono impegnati per cercare di salvaguardare i punti nascita dei rispettivi ospedali,...

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CASTELNOVO MONTI. Se a Castelnovo, ma anche a Borgo Val di Taro, da molti mesi comitati e amministratori locali sono impegnati per cercare di salvaguardare i punti nascita dei rispettivi ospedali, ormai ampiamente al di sotto del “famoso” limite numerico di 500 parti all’anno fissato dalla conferenza Stato Regioni nel 2010 per definire la sicurezza del servizio, a Pavullo nel Frignano, sull’appennino modenese, la chiusura sembra già delineata.

Lo ha annunciato anche il locale sindaco, Luciano Biolchini, che ha spiegato come sia impossibile mantenere aperto il reparto in un territorio in cui diminuiscono le nascite e aumentano gli anziani. Va detto che qui non sono mai nate molte proteste sull’ipotesi di chiusura, forse per il fatto che la percorrenza dai centri appenninici alla pianura sul territorio è più rapida e agevole rispetto al territorio reggiano.

I dettagli della riorganizzazione del percorso nascite sono stati illustrati anche da Silvana Borsari, direttore dell’unità operativa consultori familiari della provincia di Modena, e Maria Cristina Galassi, direttrice delle unità operative di ostetricia di Sassuolo e di Pavullo: «Attiveremo nel Frignano una nuova modalità che garantirà maggiore assistenza e che speriamo di esportare anche altrove. Tutte le donne in gravidanza, anche chi sceglierà di essere seguita da privati, saranno seguite da un’ostetrica del distretto, che visiterà la donna ogni trimestre, con visite a domicilio se necessario. L’obiettivo è di non lasciare sole le donne e di affiancarle fino al momento del parto».

L’ipotesi è quella di un accesso agli ospedali di Sassuolo o Modena esclusivamente per i giorni del parto, ipotesi già ventilata anche per l’Appennino reggiano sia dai medici delle associazioni ginecologiche, di ostetrici e neonatologi, che anche dal sottosegretario regionale Andrea Rossi. Ma per ora sul territorio reggiano si continua invece ad insistere affinché la Regione richieda la deroga per mantenere il punto nascita, soluzione annunciata dall’assessore regionale Sergio Venturi ma, a quanto è dato sapere al momento, non ancora concretizzata.

Sul tema, tra l’altro, è intervenuto anche il consigliere di minoranza Robertino Ugolotti: «La politica che governa il nostro territorio, a livello locale, provinciale e regionale, conosce ormai molto bene quali sono le aspettative della popolazione montana, la quale vuole continuare a risiedere nei nostri luoghi e chiede pertanto di non essere privata di servizi essenziali, com’è appunto l’ospedale, ma nonostante questo la situazione sembra essere entrata in una fase di stallo, dove i piccoli passi che sicuramente ci sono stati non permettono comunque di mettere una parola ferma su questa tribolata questione».

«Crediamo – continua Ugolotti – che si debba andare verso un “cambio di passo”. Per farlo andrebbe innanzitutto preso atto che le determinazioni finali verranno prese in ogni caso dalla politica che sta governando in virtù del voto ricevuto. Serve la realistica consapevolezza che occorrerà negoziare cercando di “strappare” quanto più possibile, partendo da alcuni punti fermi che potrebbero essere l’impegno dato dalla Regione, almeno a parole, circa il potenziamento dei vari reparti, e altri investimenti, anche riguardo la richiesta di deroga al Ministero per il nostro punto nascita».

Conclude Ugolotti: «Su questi punti va incalzata la Regione, senza bellicose prove di forza, che non portano da nessuna parte, e cercando piuttosto di convincere che bisogna ripartire da una sanità imperniata su tre poli ospedalieri, come già in passato si era saggiamente programmato, cioè Guastalla – Reggio Emilia e Castelnovo Monti.

Lasciamo per un attimo alle spalle polemiche e vediamo se ci sono ancora i margini per persuadere la Regione che i punti di eccellenza realizzati nella struttura ospedaliera di Reggio città non escludono di poter valorizzare in modo stabile il ruolo degli altri due poli, e che la fusione delle due aziende sanitarie reggiane può essere una opportunità da sfruttare in tal senso».

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