Gazzetta di Reggio

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Un unico striscione contro Vecchi: perché? 

di Leonardo Grilli
Un unico striscione contro Vecchi: perché? 

Il sindaco nel mirino della manifestazione indetta dai sette comitati In piazza anche i partiti e le destre, senza simboli. Oggi si decide il bando

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REGGIO EMILIA. Settecento fiaccole accese e una sola domanda: «Da 427 a 1.095. Perché?». Per qualcuno sono razzisti, xenofobi, neofascisti. Per altri semplici cittadini che manifestano il disagio e le paure di una collettività che si sente isolata e abbandonata. Ma la realtà, come sempre, sta nel mezzo. Ieri, a sfilare in centro storico, c’erano tutte queste anime e molte altre. Una folla di circa settecento persone che, armate di fiaccole, hanno concentrato la loro protesta fra piazza Martiri del 7 Luglio e piazza Prampolini. A chiedere uno stop nella distribuzione dei profughi in città ci stavano in maggioranza i reggiani rappresentati dai sette comitati organizzatori e poi membri di partiti che andavano dalla Lega Nord a Forza Nuova, tutte le liste civiche elette nel consiglio comunale, personaggi di estrema destra noti alle cronache e gli uomini in borghese della Digos, a controllare che non la manifestazione non uscisse troppo dalle righe.

Cosa che, per fortuna, non è successa. Complici anche le regole dettate dai comitati stessi per aderire alla protesta. Nessuna bandiera, nessun simbolo di appartenenza politica, nessuno slogan. A controllare che il divieto fosse rispettato alcuni reggiani in pettorina, pronti con il megafono a redarguire eventuali trasgressori. «Il cappello in testa non ce lo facciamo mettere da nessuno», è stato ripetuto più volte. E così è stato: la manifestazione si è mantenuta apartitica e fuori da qualunque tipo di ideologia. Le ragioni che sono state espresse erano quelle dei reggiani e delle loro istanze.

Sintomo di una difficile convivenza con il tema dell’immigrazione e, soprattutto, con l’attuale amministrazione comunale. Più che un evento contro i profughi, infatti, è sembrata una stoccata diretta contro il fianco del sindaco Vecchi su un tema che, e i partiti lo sanno bene, è in grado di spostare enormi bacini di elettori. Non a caso uno degli argomenti più citati dai manifestanti è il voto di Lampedusa, dove contro ogni aspettativa l’ex sindaca e personaggio mediatico renziano Giusy Nicolini è addirittura arrivata terza. Lo spettro, per tutti, è quello di fare la stessa fine.

A dar voce ai timori di chi si guarda attorno e stenta a riconoscere i propri quartieri sette comitati di cittadini. Una lega formata da Ascoltare Santa Croce, Caggiati – Santo Stefano, Gardenia, Porta e Via Emilia San Pietro, Reggio Civitas, Reggio Est Sicura e Via Filzi & Dintorni con l’unico striscione diretto, non a caso, contro Vecchi: «Da 427 a 1.095. Perché?», riferendosi al soprannumero di richiedenti asilo accolti in città rispetto alle quote stabilite dall’accordo fra ministero e Comuni. I manifestanti hanno cominciato a radunarsi in piazza Martiri del 7 Luglio attorno alle 21. Una presenza discreta ma massiccia tanto che, fra gli stessi organizzatori, la soddisfazione era evidente: «Caspita, nemmeno noi pensavamo fossero così tanti».

I primi ad arrivare sono stati i residenti dei vari quartieri reggiani in protesta e poi, man a mano, gli altri gruppi politici e non che hanno aderito alla fiaccolata. Le divisioni sono evidenti, un po’ come in una gita al liceo quando si preferisce star vicino ai compagni di scuola preferiti. Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Forza Nuova, Fratelli d’Italia, diverse persone del comitato di destra Difendi Reggio.

Personaggi che alla conta finale restano una minoranza, poco meno di un quarto, rispetto ai residenti presenti in piazza. Tutti, comunque, si raggruppano quando è il momento di prendere le fiaccole in mano e partire. «Lo scopo di questa manifestazione – ha spiegato Corrado Grasselli, portavoce dei comitati, prima di dirigersi verso piazza Prampolini – riguarda il tema del numero massimo dei richiedenti asilo da accogliere. Noi ne ospitiamo attualmente 1.095 ma considerate le indicazioni statali in essere, che prevedono un’accoglienza massima di circa 427 migranti, chiediamo al sindaco Luca Vecchi quali sono state le motivazioni che lo hanno indotto a concedere questo consistente aumento numerico (+120%) di cittadini stranieri. Un sindaco dovrebbe tutelare la comunità e la nostra impressione invece è che sia nel pallone, in preda alla confusione e che non sappia come gestire questo problema. Prima faceva il revisore dei conti per 40 cooperative, ora ricopre un ruolo diverso non deve tutelare le coop ma i cittadini».

L’attacco dei comitati prosegue quando Grasselli chiede, indirettamente, le dimissioni del vicesindaco Matteo Sassi: «Troviamo vergognose le parole di Sassi che ha fomentato l’odio ideologico quando ci ha descritto come persone che manifestano contro donne, bambini e anziani. Non capisco come una città civile come Reggio possa accettare una frase simile da un vicesindaco». In tutto questo contesto proprio oggi in prefettura con ogni probabilità si sapranno i vincitori del nuovo bando per l’affidamento della gestione dei richiedenti asilo, con una quota maggiorata di 600 profughi rispetto ai 1.700 attualmente previsti in provincia dal vecchio bando.

I tecnici apriranno infatti entrambe le buste contenenti le offerte tecniche e quelle economiche della cordata capeggiata dalla Dimora d’Abramo e di quella con capofila L’Ovile, rendendo noti i punteggi ottenuti dalle due leghe di associazioni. Questo però non risolverà i problemi dell’accoglienza nel reggiano, anzi. Forse ne aprirà di nuovi. Nessuno dei due concorrenti, infatti, è in grado di coprire tutti i 2.300 posti richiesti dallo Stato.

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