Bando, ok alle due coop Ma incombono i container
di Leonardo Grilli
La Dimora d’Abramo gestirà l’accoglienza in provincia, L’Ovile quella in città Nessuna delle due cordate riesce a coprire le quote richieste dalla Prefettura
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REGGIO EMILIA. Dopo settimane di attesa ieri in prefettura sono stati annunciati i vincitori del bando sulla gestione dei richiedenti asilo a Reggio Emilia. Due le cordate concorrenti. La prima ha come capofila la Dimora d’Abramo, che già oggi coordina la rete dei servizi e che partecipa con Ceis, associazione Papa Giovanni XXIII, l’albergo Italia in zona Santa Croce e la coop Ballarò, che gestisce l’ostello cittadino della Ghiara. La seconda associazione di imprese è invece composta dalla coop L’Ovile insieme alla cooperativa Madre Teresa. Una separazione storica quella fra le coop dell’accoglienza per un appalto che con due proroghe arriva fino a 61 milioni, bandito dalla prefettura per l’accoglienza di 2.300 migranti fino al 2018. Storica sì, ma che alla fine ha visto tutti uscire vincitori.
I tecnici della prefettura incaricati della valutazione hanno infatti affidato alla cordata con capofila L’Ovile il territorio del capoluogo reggiano, mentre alla Dimora e i suoi alleati i Comuni della provincia. Con un paradosso tutto burocratico: nel lotto cittadino ha vinto la proposta con meno posti a disposizione per i migranti. Per il Comune di Reggio Emilia la Dimora ha proposto 736 posti, l’Ovile 182. In provincia L’Ovile ne aveva 280 e la Dimora 439. Questo perché il punteggio finale è calcolato su vari criteri, come l’offerta economica più vantaggiosa o il miglior progetto di integrazione, ma non su quanti alloggi disponibili ci siano effettivamente.
Una questione che, allo stato attuale, non cambia in realtà molto le cose vista la carenza di alloggi disponibili in entrambe le cordate. Mentre infatti Reggio Emilia città ha già raggiunto e superato la sua quota, e quindi non sono previsti ulteriori arrivi di profughi ma tuttalpiù un probabile deflusso, per il territorio provinciale la prefettura aveva chiesto 1.398 posti. La Dimora e L’Ovile, però, insieme ne raggiungono solo 719: alla conta ne mancano quasi la metà, 679. Se da un lato si chiude un buco, dall’altro si apre una voragine. Per lo smistamento dei nuovi richiedenti asilo in provincia il prefetto contatterà prima la Dimora, vincitrice del bando, e una volta che questa avrà esaurito i posti passerà all’Ovile. Ma raggiunto il limite anche con quest’ultima cordata il flusso di migranti non si fermerà fino al raggiungimento della quota prefissata.
Dove verranno collocate quindi quelle 679 persone? La soluzione più probabile è quella dei container o delle tende, come già accade in tantissime altre prefetture in tutta Italia. E come è già accaduto a San Martino in Rio, dove in mancanza di posti quattordici migranti sono stati sistemati in moduli abitativi mobili in mezzo a un parcheggio. Una decisione che ha suscitato numerosissime polemiche e che rischia con ogni probabilità di verificarsi di nuovo.
E di riversarsi sulle spalle degli amministratori comunali della provincia, la maggioranza dei quali non accoglie sul proprio territorio la quota prevista dall’accordo fra ministero e Anci.
I tecnici della prefettura incaricati della valutazione hanno infatti affidato alla cordata con capofila L’Ovile il territorio del capoluogo reggiano, mentre alla Dimora e i suoi alleati i Comuni della provincia. Con un paradosso tutto burocratico: nel lotto cittadino ha vinto la proposta con meno posti a disposizione per i migranti. Per il Comune di Reggio Emilia la Dimora ha proposto 736 posti, l’Ovile 182. In provincia L’Ovile ne aveva 280 e la Dimora 439. Questo perché il punteggio finale è calcolato su vari criteri, come l’offerta economica più vantaggiosa o il miglior progetto di integrazione, ma non su quanti alloggi disponibili ci siano effettivamente.
Una questione che, allo stato attuale, non cambia in realtà molto le cose vista la carenza di alloggi disponibili in entrambe le cordate. Mentre infatti Reggio Emilia città ha già raggiunto e superato la sua quota, e quindi non sono previsti ulteriori arrivi di profughi ma tuttalpiù un probabile deflusso, per il territorio provinciale la prefettura aveva chiesto 1.398 posti. La Dimora e L’Ovile, però, insieme ne raggiungono solo 719: alla conta ne mancano quasi la metà, 679. Se da un lato si chiude un buco, dall’altro si apre una voragine. Per lo smistamento dei nuovi richiedenti asilo in provincia il prefetto contatterà prima la Dimora, vincitrice del bando, e una volta che questa avrà esaurito i posti passerà all’Ovile. Ma raggiunto il limite anche con quest’ultima cordata il flusso di migranti non si fermerà fino al raggiungimento della quota prefissata.
Dove verranno collocate quindi quelle 679 persone? La soluzione più probabile è quella dei container o delle tende, come già accade in tantissime altre prefetture in tutta Italia. E come è già accaduto a San Martino in Rio, dove in mancanza di posti quattordici migranti sono stati sistemati in moduli abitativi mobili in mezzo a un parcheggio. Una decisione che ha suscitato numerosissime polemiche e che rischia con ogni probabilità di verificarsi di nuovo.
E di riversarsi sulle spalle degli amministratori comunali della provincia, la maggioranza dei quali non accoglie sul proprio territorio la quota prevista dall’accordo fra ministero e Anci.
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