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«Lui è morto l’assassino subito libero»

REGGIO EMILIA. Di che tempra sia fatta, Edmea Bigi lo aveva dimostrato già nel corso del processo di primo grado. Quando trovò il coraggio, in tribunale a Reggio, di leggere ad alta voce una lettera...

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REGGIO EMILIA. Di che tempra sia fatta, Edmea Bigi lo aveva dimostrato già nel corso del processo di primo grado. Quando trovò il coraggio, in tribunale a Reggio, di leggere ad alta voce una lettera scritta di suo pugno, dettata dal dolore ma anche dal desiderio che giustizia venisse fatta. Quella giustizia che oggi chiede, con ancora maggior forza. Ecco il testo.

«Marco è morto, non c’è più. Io avevo tre figli ora ne ho soltanto due. Marco è stato poco rispettato. Lui morto e il suo assassino subito libero. Un assassino che ha ucciso un papà, un capofamiglia. Ha tolto un papà ad una bambina di 10 anni, ad un ragazzo che aveva ancora bisogno del padre. Marco è sempre stato un gran lavoratore, artigiano nell’edilizia con il fratello Roberto facevano pavimenti per cortili e capannoni. Lavoravano anche di notte perché quel lavoro vuole così. Da anni lavorava alla Predieri Metalli come magazziniere. Marco, da buon campagnolo, amava parlare con tutti, stabilire rapporti con tutti. Non vedeva gente cattiva. Non ha visto dove si annidava la brutalità, non ha visto la forza cattiva che l’ha ucciso. Veder in giro questa persona libera, baldanzosa, come se non fosse successo niente è dura! Non è giusto! Questa persona deve pagare! Deve contribuire al mantenimento della bambina! Deve pagare! Deve essere isolato perché una forza così brutale potrebbe essere ancora pericolosa su altre persone».



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