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Reggio Emilia, guerra alle slot

di Luciano Salsi
Reggio Emilia, guerra alle slot

La giunta regionale vara la delibera di contrasto alla ludopatia
Critici i rappresentanti del M5S in Comune: "Serve ben di più"

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REGGIO EMILIA. Sono trascorsi quattro anni da quando la Regione approvò la legge 5/2013, che si propone di contrastare la piaga della ludopatia allontanando le sale da gioco, le sale scommesse e le slot machine da scuole e altri luoghi frequentati dai giovani. Il testo, però, è stato successivamente modificato sei volte e soltanto ora la Giunta regionale lo rende operativo con una delibera che ne fissa le modalità applicative.

Spetterà ai comuni trarne le conseguenze chiudendo o sanzionando nel giro di un anno gli esercizi che non sono in regola. Per prima cosa dovranno disegnare entro sei mesi la mappa che consenta di localizzare gli esercizi pubblici situati a meno di 500 metri dai luoghi sensibili, cioè da scuole, luoghi di culto, impianti sportivi, oratori e altri centri di aggregazione giovanile.

La legge regionale, infatti, vieta la pratica del gioco d'azzardo legalizzato nel limite di tale distanza, calcolata anche nell'ambito dei comuni limitrofi. Quindi nei sei mesi successivi i sindaci dovranno comunicare l'ordinanza di chiusura alle sale slot e il divieto ai baristi di installare nuovi apparecchi e rinnovare i contratti con i concessionari, in modo da eliminare alla scadenza tutte le macchinette.

Tuttavia gli esercenti che vorrano delocalizzare l'attività a una distanza superiore a 500 metri potranno usufruire di una deroga di sei mesi. Sono affidati alla polizia municipale la vigilanza e il controllo sull'osservanza del divieto. Se le ordinanze non saranno rispettate i comuni potranno applicare sanzioni pecuniarie agli inadempienti e chiudere con sigilli gli apparecchi abusivi.

Inoltre entro diciotto mesi dalla data di pubblicazione della delibera regionale dovranno trasmettere all’Osservatorio regionale sul Gioco d’azzardo patologico i dati relativi alla chiusura delle sale gioco e delle sale scommesse e il numero di apparecchi sigillati.

La legge regionale e l'attuale delibera applicativa sono il frutto di una battaglia contro la ludopatia ingaggiata da tempo dalle associazioni di volontariato guidate dal centro sociale Papa Giovanni XXIII e dal suo presidente Matteo Iori. Anche il M5s si era mobilitato, depositando un anno fa in consiglio comunale la proposta di una delibera “No slot” ricalcata su quella approvata nel 2016 dal comune di Bergamo, che vieta il gioco d'azzardo non solo a 500 metri dai luoghi sensibili, ma anche all'interno dei circoli e a cento metri da sportelli bancari, agenzie di prestiti e “compro oro”, oltre ad imporre fasce orarie di divieto e l'obbligo di esporre cartelli all'interno dei locali.

«Da allora - denuncia il capogruppo Ivan Cantamessi - la nostra proposta non è avanzata di un passo. La Giunta si era giustificata dicendo di dovere aspettare una risposta in merito al ricorso al Tar contro la delibera bergamasca. Ma nello scorso mese di marzo il Tar della Lombardia si è pronunciato legittimando la delibera, fatta eccezione soltanto per i divieti realtivi al Gratta e Vinci e al 10& Lotto. Perchè la nostra proposta rimane arenata? Perchè ancora non viene portata in consiglio comunale?».

In realtà la giunta aveva temporeggiato per non emettere una delibera in contrasto con la legge regionale, con le sue eventuali modifiche e con il provvedimento applicativo che l'Emilia-Romagna si apprestava a varare. Cantamessi ritiene pretestuosa questa motivazione: «È una scusa - polemizza - e anche banale, innanzitutto perchè la zonizzazione del nostro piano regolatore ha consentito già da tempo di limitare le nuove videolottery ad aree lontane da zone di particolare interesse. La nostra proposta, inoltre, non prevede vincoli territoriali. Di conseguenza può essere portata in consiglio ed eventualmente integrata in un secondo momento. Dunque perchè la delibera è ferma?».

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