Sgominata la banda del carro attrezzi
Presi gli autori del colpo alla Bper di Arceto: undici arresti nei campi rom tra l’Emilia, il Veneto e la Lombardia
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SCANDIANO. Uscivano dal campo con i guanti già infilati, guidavano auto “pulite” fornite da prestanome, arrivavano al soccorso stradale o in un’officina stabiliti, rubavano il carro attrezzi e, nei paraggi, delle auto. Quindi raggiungevano il loro bersaglio: una banca, un’azienda. Sfondavano vetrate e intelaiature, strappavano il bancomat o una cassaforte e lo caricavano sul pianale del carro attrezzi. Poi se ne andavano lasciando il carro attrezzi leggermente in coda rispetto alla scorta delle auto: caso mai fossero incappati in un posto di blocco, la cassaforte o il bancomat erano “salvi”. Poi scassinavano l’acciaio, prendevano i soldi e si disfacevano di tutto.
Una banda di professionisti che ha scelto di usare auto e furgoni come arieti per sfondare, anziché gli esplosivi (che probabilmente non sanno maneggiare). È un caso raro: i precedenti riguardano bande rom di Torino e di Roma. È andata avanti così sicuramente per alcuni mesi e probabilmente per molto più tempo. Qualche volta i bottini erano ingenti, qualche volta hanno fatto cilecca. Ma ora è finita: da ieri cinque sono in custodia cautelare in carcere e sei ai domiciliari in campi nomadi a Modena, Verona, Rovigo e Gonzaga. Si è chiusa così l’indagine del Nucleo investigativo dei carabinieri di Modena che ha trovato la sua svolta col piazzamento ideale di una telecamera a lungo raggio che è riuscita a inquadrare gli spostamenti della banda dal campo rom abusivo di San Matteo, sotto il ponte Tav lungo il Canaletto. Tra gli arrestati ci sono anche i fratelli Senad e Andrea Seferovic, al centro di un famoso caso di “ius soli” di cinque anni fa: Senad era già in carcere a Verona per un inseguimento con sparatoria in autostrada e Andrea, capofamiglia del campo, è stato ai domiciliari a San Matteo.
Il blitz con le undici ordinanze di custodia cautelare è stato compiuto dai carabinieri ieri all’alba. Cinque agli arresti in carcere. Per uno la notifica è arrivata in cella a Rimini (è in carcere per altri furti). Per sei – compresa una donna – i domiciliari: quattro a Verona, uno a Rovigo e uno nella sua abitazione a Gonzaga di Mantova.
Il blitz è stato possibile, come ha ricordato il procuratore Lucia Musti, solo ora perché il 9 giugno scorso la Cassazione ha riconosciuto la fondatezza della decisione del Tribunale del Riesame di Bologna: il gip di Modena aveva ritenuto che le misure della Procura non fossero adeguate.
L’indagine riguarda una serie di colpi. Il primo risale al 26 giugno 2016 quando viene presa d’assalto il bancomat della filiale Bper di Formigine. Poi la sera dopo, il 27 giugno, ecco che la banda si sposta a Masi Torello di Ferrara: rubano il carro attrezzi a Rovigo, spaccano la filiale della Popolare di Ravenna, sradicano il bancomat e lo scassinano nei campi razziando 10mila euro. Il 2 luglio tornano a Modena e colpiscono a San Cesario. In un’azienda rubano il furgone e merci per 30mila euro. Il 4 luglio di nuovo in giro, questa volta a Marano Vicentino per prendere d’assalto la filiale Bcc ma nel momento dello sfondamento il pianale del carro attrezzi si sforza danneggiandosi e il colpo fallisce. L’11 luglio alla dogana di Campogalliano rubano un furgone lasciato aperto da un artigiano e il 13 prendono d’assalto la filiale Bper di Arceto di Scandiano.
Quello in provincia di Reggio sarà il loro ultimo colpo. Per l’occasione partecipa un gruppo di otto persone, alcuni di San Matteo altri, imparentati con loro, di Verona. Una donna che fa il palo. Il colpo, bottino di 20mila euro, mette però i carabinieri sulle tracce della banda: l’irruzione nel campo di San Matteo porta alla scoperta della cassaforte appena rubata sotto un mucchio di materassi e rifiuti. (c.g)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Una banda di professionisti che ha scelto di usare auto e furgoni come arieti per sfondare, anziché gli esplosivi (che probabilmente non sanno maneggiare). È un caso raro: i precedenti riguardano bande rom di Torino e di Roma. È andata avanti così sicuramente per alcuni mesi e probabilmente per molto più tempo. Qualche volta i bottini erano ingenti, qualche volta hanno fatto cilecca. Ma ora è finita: da ieri cinque sono in custodia cautelare in carcere e sei ai domiciliari in campi nomadi a Modena, Verona, Rovigo e Gonzaga. Si è chiusa così l’indagine del Nucleo investigativo dei carabinieri di Modena che ha trovato la sua svolta col piazzamento ideale di una telecamera a lungo raggio che è riuscita a inquadrare gli spostamenti della banda dal campo rom abusivo di San Matteo, sotto il ponte Tav lungo il Canaletto. Tra gli arrestati ci sono anche i fratelli Senad e Andrea Seferovic, al centro di un famoso caso di “ius soli” di cinque anni fa: Senad era già in carcere a Verona per un inseguimento con sparatoria in autostrada e Andrea, capofamiglia del campo, è stato ai domiciliari a San Matteo.
Il blitz con le undici ordinanze di custodia cautelare è stato compiuto dai carabinieri ieri all’alba. Cinque agli arresti in carcere. Per uno la notifica è arrivata in cella a Rimini (è in carcere per altri furti). Per sei – compresa una donna – i domiciliari: quattro a Verona, uno a Rovigo e uno nella sua abitazione a Gonzaga di Mantova.
Il blitz è stato possibile, come ha ricordato il procuratore Lucia Musti, solo ora perché il 9 giugno scorso la Cassazione ha riconosciuto la fondatezza della decisione del Tribunale del Riesame di Bologna: il gip di Modena aveva ritenuto che le misure della Procura non fossero adeguate.
L’indagine riguarda una serie di colpi. Il primo risale al 26 giugno 2016 quando viene presa d’assalto il bancomat della filiale Bper di Formigine. Poi la sera dopo, il 27 giugno, ecco che la banda si sposta a Masi Torello di Ferrara: rubano il carro attrezzi a Rovigo, spaccano la filiale della Popolare di Ravenna, sradicano il bancomat e lo scassinano nei campi razziando 10mila euro. Il 2 luglio tornano a Modena e colpiscono a San Cesario. In un’azienda rubano il furgone e merci per 30mila euro. Il 4 luglio di nuovo in giro, questa volta a Marano Vicentino per prendere d’assalto la filiale Bcc ma nel momento dello sfondamento il pianale del carro attrezzi si sforza danneggiandosi e il colpo fallisce. L’11 luglio alla dogana di Campogalliano rubano un furgone lasciato aperto da un artigiano e il 13 prendono d’assalto la filiale Bper di Arceto di Scandiano.
Quello in provincia di Reggio sarà il loro ultimo colpo. Per l’occasione partecipa un gruppo di otto persone, alcuni di San Matteo altri, imparentati con loro, di Verona. Una donna che fa il palo. Il colpo, bottino di 20mila euro, mette però i carabinieri sulle tracce della banda: l’irruzione nel campo di San Matteo porta alla scoperta della cassaforte appena rubata sotto un mucchio di materassi e rifiuti. (c.g)
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