Vecchi sulla fiaccolata «Adesso basta falsità»
di Leonardo Grilli
Dopo la manifestazione dei comitati in piazza arriva la replica del sindaco Apre al dialogo ma attacca chi «strumentalizza senza avere idee sulla città»
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REGGIO EMILIA . «Le porte del Comune sono sempre state aperte e continueranno a esserlo a tutti i cittadini che vogliano discutere e collaborare sui temi che attengono la città, ma non partecipo a lotterie di numeri sul tema della dignità degli esseri umani» Lo hanno tirato in ballo da ogni parte, attribuendogli la responsabilità del soprannumero di richiedenti asilo in città e accusandolo di una sostanziale «confusione nel modo di gestire la comunità». Era lui, lunedì sera, il vero bersaglio della fiaccolata organizzata da sette comitati di cittadini: il sindaco, Luca Vecchi, di cui molti dei manifestanti più o meno esplicitamente vorrebbero vedere le dimissioni. Non a caso la domanda, l’unica formulata durante tutta la manifestazione, era rivola a lui: «Da 427 a 1.095. Perché?».
E così ieri, il giorno dopo la protesta, è arrivata la risposta del primo cittadino. Non alza la voce Vecchi, com’è nel suo stile, utilizza frasi di Confucio e Papa Francesco, ma dietro la pacatezza e il citazionismo si cela la determinatezza di chi non si vuole far mettere i piedi in testa. «Dopo anni in cui in questa terra l’arrivo di manodopera da fuori Italia era più che consistente – comincia il sindaco, partendo proprio dalle domande sui numeri dei migranti – nell’ultimo triennio le presenze straniere sono calate su base comunale di 3mila unità e su base provinciale di 6mila. Siamo la città e la provincia in cui la concentrazione media di richiedenti asilo per struttura è la più bassa del Paese: sei per struttura. In molte province dell’Emilia-Romagna questo dato sale a 20, in regioni non lontane da qui prendono le persone e le ammassano nei campi, con le conseguenze immaginabili».
Queste informazioni e questi dati, prosegue il sindaco, sono stati forniti a chi li richiedeva «direttamente dal Prefetto Raffaele Ruberto non più tardi di poche settimane or sono a tutti i comitati. Chi chiede ascolto dovrebbe però avere anche la disponibilità ad ascoltare». Nonostante questa frecciatina, però, il vero attacco di Vecchi non è rivolto ai comitati di cittadini. Quanto, piuttosto, a chi vuole cavalcare l’onda del malcontento e della paura sociale per fini elettorali: «È palesemente falso sostenere che siano i sindaci a capo della gestione del percorso dell’accoglienza dei richiedenti asilo. Prendo atto che, da Forza Nuova al Movimento 5 Stelle, dalla destra reggiana alla Lega nord, dalle civiche di destra a qualche gruppuscolo di estremisti arrivato ieri da Modena e Piacenza, questo fosse un boccone troppo ghiotto, in assenza di qualsiasi altra idea sulla città. Governare con senso di responsabilità è però un’altra cosa, e tutti i primi cittadini italiani lo sanno. Confucio diceva: se non porti almeno una soluzione, sei una parte del problema». Che in pratica, tradotto da un politichese, sembra manifestare una strategia politica e amministrativa precisa, che non lascia spazio a critiche strumentali.
«Sul fronte degli arrivi di richiedenti asilo si è mossa una rete di realtà del terzo settore, del volontariato, una rete di scuole di avviamento alla lingua italiana e tanti, tantissimi cittadini che hanno permesso di evitare proprio quegli assembramenti che sono valutati il principale rischio in termini di sicurezza. Centinaia di richiedenti asilo su tutto il territorio provinciale compiono lavori socialmente utili, sono entrati a far parte di strutture di volontariato, seguono percorsi di lingua italiana».
Che la città di Reggio abbia accolto più di quanto dovesse resta però una realtà dalla quale, a onor del vero, Vecchi non si sottrae. Spiegando fra le righe che, se ciò è successo, è per una mancanza di responsabilità degli altri Comuni della provincia: «È in corso dall’anno passato, anche su nostra sollecitazione, un graduale riequilibrio della distribuzione degli arrivi in tutti i Comuni, che ha portato via via territori vicini al capoluogo ad ospitarne, quando questo prima non avveniva. Tale dinamica proseguirà, ne sono certo, nelle settimane e nei mesi a venire. Prova ne è che, su base provinciale, l'incidenza dei migranti a Reggio Emilia è calata percentualmente in modo considerevole rispetto al resto della provincia, stando ai dati di dodici mesi or sono. Prima si era oltre il 70%, ora siamo scesi al 55%».
Tuttavia, mentre con una mano schiaffeggia i «gruppuscoli di destra» – ricordando anche «l'obbrobrio della Bossi-Fini» – con l’altra cerca un avvicinamento con i comitati dei suoi cittadini: «Organizzeremo nel corso dell’anno un forum dell’immigrazione per discutere con tutti i soggetti coinvolti un tema che non può essere letto nella mera ottica dell'emergenza, ma che deve trovare un approccio e risposte di metodo e sistemiche». (l.g.)
E così ieri, il giorno dopo la protesta, è arrivata la risposta del primo cittadino. Non alza la voce Vecchi, com’è nel suo stile, utilizza frasi di Confucio e Papa Francesco, ma dietro la pacatezza e il citazionismo si cela la determinatezza di chi non si vuole far mettere i piedi in testa. «Dopo anni in cui in questa terra l’arrivo di manodopera da fuori Italia era più che consistente – comincia il sindaco, partendo proprio dalle domande sui numeri dei migranti – nell’ultimo triennio le presenze straniere sono calate su base comunale di 3mila unità e su base provinciale di 6mila. Siamo la città e la provincia in cui la concentrazione media di richiedenti asilo per struttura è la più bassa del Paese: sei per struttura. In molte province dell’Emilia-Romagna questo dato sale a 20, in regioni non lontane da qui prendono le persone e le ammassano nei campi, con le conseguenze immaginabili».
Queste informazioni e questi dati, prosegue il sindaco, sono stati forniti a chi li richiedeva «direttamente dal Prefetto Raffaele Ruberto non più tardi di poche settimane or sono a tutti i comitati. Chi chiede ascolto dovrebbe però avere anche la disponibilità ad ascoltare». Nonostante questa frecciatina, però, il vero attacco di Vecchi non è rivolto ai comitati di cittadini. Quanto, piuttosto, a chi vuole cavalcare l’onda del malcontento e della paura sociale per fini elettorali: «È palesemente falso sostenere che siano i sindaci a capo della gestione del percorso dell’accoglienza dei richiedenti asilo. Prendo atto che, da Forza Nuova al Movimento 5 Stelle, dalla destra reggiana alla Lega nord, dalle civiche di destra a qualche gruppuscolo di estremisti arrivato ieri da Modena e Piacenza, questo fosse un boccone troppo ghiotto, in assenza di qualsiasi altra idea sulla città. Governare con senso di responsabilità è però un’altra cosa, e tutti i primi cittadini italiani lo sanno. Confucio diceva: se non porti almeno una soluzione, sei una parte del problema». Che in pratica, tradotto da un politichese, sembra manifestare una strategia politica e amministrativa precisa, che non lascia spazio a critiche strumentali.
«Sul fronte degli arrivi di richiedenti asilo si è mossa una rete di realtà del terzo settore, del volontariato, una rete di scuole di avviamento alla lingua italiana e tanti, tantissimi cittadini che hanno permesso di evitare proprio quegli assembramenti che sono valutati il principale rischio in termini di sicurezza. Centinaia di richiedenti asilo su tutto il territorio provinciale compiono lavori socialmente utili, sono entrati a far parte di strutture di volontariato, seguono percorsi di lingua italiana».
Che la città di Reggio abbia accolto più di quanto dovesse resta però una realtà dalla quale, a onor del vero, Vecchi non si sottrae. Spiegando fra le righe che, se ciò è successo, è per una mancanza di responsabilità degli altri Comuni della provincia: «È in corso dall’anno passato, anche su nostra sollecitazione, un graduale riequilibrio della distribuzione degli arrivi in tutti i Comuni, che ha portato via via territori vicini al capoluogo ad ospitarne, quando questo prima non avveniva. Tale dinamica proseguirà, ne sono certo, nelle settimane e nei mesi a venire. Prova ne è che, su base provinciale, l'incidenza dei migranti a Reggio Emilia è calata percentualmente in modo considerevole rispetto al resto della provincia, stando ai dati di dodici mesi or sono. Prima si era oltre il 70%, ora siamo scesi al 55%».
Tuttavia, mentre con una mano schiaffeggia i «gruppuscoli di destra» – ricordando anche «l'obbrobrio della Bossi-Fini» – con l’altra cerca un avvicinamento con i comitati dei suoi cittadini: «Organizzeremo nel corso dell’anno un forum dell’immigrazione per discutere con tutti i soggetti coinvolti un tema che non può essere letto nella mera ottica dell'emergenza, ma che deve trovare un approccio e risposte di metodo e sistemiche». (l.g.)
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