Il prefetto: «Io non rispondo»
Maria Grazia Forte: «Ora tocca ai Comuni della provincia fare la propria parte»
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REGGIO EMILIA. «Grillo ha ripreso la vicenda di Reggio Emilia sul suo blog? Il mio non è un ruolo politico, preferisco non commentare». Sono le 18 quando incontriamo nel suo ufficio il nuovo prefetto, Maria Grazia Forte, e nonostante l’ora il caldo è ancora soffocante, amplificato dagli sfarzosi divani imbottiti.
Sul tavolo tanti argomenti, dalle infiltrazioni mafiose all’accoglienza dei richiedenti asilo, e a tutte le nostre domande la Forte ribatte col sorriso pacato di chi non vuole tirarsi indietro. A ogni nostra frase socchiude leggermente gli occhi e giunge le mani portandole lentamente verso il mento per poi, dopo un istante di riflessione, abbassarle di scatto al momento della risposta.
I vincitori del bando sull’accoglienza non hanno posto per tutti i migranti. I container sono quindi inevitabili?
«Assolutamente no. Se anche ci troviamo ad affrontare una situazione di emergenza a livello internazionale, le soluzioni abitative mobili non sono la risposta. Questa è una terra di accoglienza diffusa, selettiva ed equilibrata e la strada rimarrà questa. Il caso di San Martino in Rio non sarà replicato».
I comitati però sono scesi in piazza proprio sulla questione dei richiedenti asilo.
«Le istanze dei cittadini vanno sempre considerate ma si tratta più che altro di un problema di percezione, i dati dimostrano che i numeri dei profughi in provincia rispecchiano l’accordo fra ministero e Anci. Dobbiamo capire come migliorare questa percezione e per questo, così come era già stato fatto prima di me, nel prossimo futuro incontrerò tutti i comitati per parlarne con loro».
Con l’estate i numeri dell’emergenza sono destinati a crescere. Dobbiamo aspettarci altri arrivi in città?
«La città capoluogo ha già fatto abbondantemente la sua parte e come si evince dai numeri pubblicati sul bando ora tocca alla provincia, mantenendo sempre aperto il dialogo e il confronto con le singole amministrazioni. Anzi, per Reggio Emilia la speranza è che in prospettiva si possano riequilibrare i numeri spostando quelli che, non dobbiamo mai dimenticarlo, sono delle persone come noi».
Capitolo Aemilia, il più grande processo di mafia nel nord. Una sfida impegnativa.
«Senza dubbio ma il territorio la sta affrontando al meglio. Sono qui da quindici giorni e sto ancora studiando le carte ma quello che posso dire è che proseguirò nel solco tracciato dalla De Miro».
E forse proprio la lotta alla mafia potrebbe dare soluzioni alla carenza di alloggi per migranti.
«A Montecchio alcuni stabili sequestrati sono stati destinati all’accoglienza. Credo sia un buon modello che, salvo disponibilità, si può replicare». (l.g.)
Sul tavolo tanti argomenti, dalle infiltrazioni mafiose all’accoglienza dei richiedenti asilo, e a tutte le nostre domande la Forte ribatte col sorriso pacato di chi non vuole tirarsi indietro. A ogni nostra frase socchiude leggermente gli occhi e giunge le mani portandole lentamente verso il mento per poi, dopo un istante di riflessione, abbassarle di scatto al momento della risposta.
I vincitori del bando sull’accoglienza non hanno posto per tutti i migranti. I container sono quindi inevitabili?
«Assolutamente no. Se anche ci troviamo ad affrontare una situazione di emergenza a livello internazionale, le soluzioni abitative mobili non sono la risposta. Questa è una terra di accoglienza diffusa, selettiva ed equilibrata e la strada rimarrà questa. Il caso di San Martino in Rio non sarà replicato».
I comitati però sono scesi in piazza proprio sulla questione dei richiedenti asilo.
«Le istanze dei cittadini vanno sempre considerate ma si tratta più che altro di un problema di percezione, i dati dimostrano che i numeri dei profughi in provincia rispecchiano l’accordo fra ministero e Anci. Dobbiamo capire come migliorare questa percezione e per questo, così come era già stato fatto prima di me, nel prossimo futuro incontrerò tutti i comitati per parlarne con loro».
Con l’estate i numeri dell’emergenza sono destinati a crescere. Dobbiamo aspettarci altri arrivi in città?
«La città capoluogo ha già fatto abbondantemente la sua parte e come si evince dai numeri pubblicati sul bando ora tocca alla provincia, mantenendo sempre aperto il dialogo e il confronto con le singole amministrazioni. Anzi, per Reggio Emilia la speranza è che in prospettiva si possano riequilibrare i numeri spostando quelli che, non dobbiamo mai dimenticarlo, sono delle persone come noi».
Capitolo Aemilia, il più grande processo di mafia nel nord. Una sfida impegnativa.
«Senza dubbio ma il territorio la sta affrontando al meglio. Sono qui da quindici giorni e sto ancora studiando le carte ma quello che posso dire è che proseguirò nel solco tracciato dalla De Miro».
E forse proprio la lotta alla mafia potrebbe dare soluzioni alla carenza di alloggi per migranti.
«A Montecchio alcuni stabili sequestrati sono stati destinati all’accoglienza. Credo sia un buon modello che, salvo disponibilità, si può replicare». (l.g.)
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