Gazzetta di Reggio

Reggio

DOPO L’APPELLO DEI FAMILIARI DI MARCO DAVOLI 

«Non chiamate mio figlio killer» 

di Chiara Cabassa
«Non chiamate mio figlio killer» 

La madre di Favia, condannato per omicidio: «È stata una disgrazia»

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REGGIO EMILIA. Proprio sulla Gazzetta di ieri Edmea Bigi, madre di Marco Davoli morto quattro anni fa dopo essere stato colpito con un pugno da Algenis Favia (ed avere successivamente battuto la testa sull’asfalto) lanciava il suo appello: «Voglio vedere in galera chi ha ucciso mio figlio». Quindici giorni fa, infatti, la Cassazione ha confermato per l’imputato 6 anni e 8 mesi. Peccato che al momento Favia, come confermato dal suo avvocato, sia all’estero.

E sempre ieri a contattarci sono state la compagna e la madre di Algenis Favia. «Vorrei dire alla madre di Marco – sottolinea la compagna Dania Hernandez – che anche il padre di mia figlia è un padre di famiglia come lo era Marco e non voglio mai più che venga definito un killer. Perché non lo è... vada a vedere la mamma di Marco il dizionario. E neppure voglio sentire dire che è scappato: è semplicemente all’estero per cercare un lavoro con il quale mantenere sua figlia, visto che con tutto quello che è accaduto qui non è più riuscito a trovare un’occupazione». Non è strano che sia sparito in concomitanza con la sentenza della Cassazione? «Algenis non sapeva neppure che in quei giorni ci sarebbe stato il processo, e se voleva scappare lo poteva fare molto prima». Ma ora dov’è? «Non lo sappiamo, ci ha detto che quando troverà un lavoro ce lo farà sapere».

Sulle stesse frequenze le dichiarazioni di Benigna Felix Gomez, madre di Algenis Favia: «Voglio dire alla madre di Davoli che mio figlio non è un killer. Le parole vanno pesate. Io c’ero quella sera di quattro anni fa davanti al Pausa Caffè e so cosa è accaduto. È stata semplicemente una disgrazia: mio figlio si è trovato nel momento sbagliato nel posto sbagliato. E intanto gli hanno rovinato la gioventù».

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