Gazzetta di Reggio

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Un finale da applausi, ma non basta 

di Jacopo Della Porta
Un finale da applausi, ma non basta 

Il derby perso con onore al Tardini ha dato la scossa alla squadra, Cesarini protagonista assoluto da gennaio in poi

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FIRENZE. L’amarezza per come è andata ieri sera è tanta. Ma complessivamente il bilancio della stagione della Reggiana non può essere considerato negativo.

Certo, per i tifosi che aspettano da due decadi il ritorno in serie B non è una grande consolazione, ma essersi fermati a un passo dalla finalissima è comunque un risultato importante.

Il primo anno dell’era Mike Piazza si chiude in modo turbolento per quello che sta accadendo in via Mogadiscio. Il patron americano e la moglie Alicia hanno assicurato che sono qui per provare a vincere. La ristrutturazione in atto non rappresenterebbe dunque un ridimensionamento degli obiettivi ma soltanto un aggiustamento, finalizzato a creare un ambiente che risponde totalmente alla filosofia sportiva e societaria del presidente. Staremo a vedere. In questo momento il loro credito presso i tifosi è molto alto.

Qualsiasi giudizio a caldo comporta comunque il rischio della parzialità, tanto più che ora la società deve compiere alcuni passi importanti e affrontare scadenze ineludibili.

Sulla Reggiana di fine stagione, che non aveva più gioco e grinta, nessuno avrebbe scommesso un euro. Poi è arrivato il derby a Parma ed è scattato qualcosa, con i giocatori che hanno dimostrato una determinazione mai vista prima.

Il derby dell’andata aveva invece rappresentato il punto più basso della stagione. A quella partita i granata ci sono arrivati dopo che lo spogliatoio era letteralmente esploso anche causa delle scorribande notturne di alcuni giocatori, una delle quali, al Sali e Tabacchi, rischia di avere degli strascichi, dato che sono in corso indagini sull’aggressione ai danni di un giovane. Non aver fatto pulizia subito è stato forse un errore, al quale si è riparato poi nel mercato di gennaio (in proposito va comunque detto che se i giocatori fossero stati messi fuori rosa poi sarebbe stato più difficile cederli).

Un errore marchiano è stata la conferma di mister Leonardo Colucci dopo il pareggio con il Bassano, dopo che lui stesso, ormai al capolinea, aveva offerto le sue dimissioni. Averlo trattenuto, per poi silurarlo alla ripresa del campionato a gennaio, dopo la sconfitta con il Venezia, è stato sbagliato.

Va dato atto al ds Andrea Grammatica di aver allestito una squadra competitiva e aver pescato giocatori che si sono rilevati decisivi. Alessandro Cesarini è un fenomeno, anche ieri lo ha dimostrato, e nel mercato di riparazione l’acquisto di Max Carlini è stato azzeccatissimo. Nota di merito anche per aver scelto Marco Guidone, la cui stagione è fotografata da quanto accaduto ieri sera: è subentrato dalla panchina e si è fatto trovare pronto.

Di Ettore Marchi, bomber “desaparecido” si è già detto a sufficienza: per lui parlano i numeri, o meglio l’assenza degli stessi.

Meriti e demeriti della stagione vanno suddivisi a tutti i livelli. Il presidente Piazza ha portato in città un entusiasmo, oltre che una ventata di novità, che non si vedeva da tempo. A lui va attribuita la scelta del direttore generale Maurizio Franzone: una scelta poi sconfessata sul finire della stagione.

Infine Leonardo Menichini: il tecnico al suo arrivo ha avuto il merito di riportare serenità in un ambiente depresso: nel risultato ottenuto dai granata c’è ovviamente molto del suo lavoro.

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