l'allarme
«In Prefettura a Reggio Emilia servono nuove assunzioni»
di Luciano Salsi
La prefettura è in grado di fare fronte all’emergenza dei richiedenti asilo, alla ricostruzione post-terremoto e agli altri problemi che impegnano il Governo sul territorio reggiano
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REGGIO EMILIA. La prefettura è in grado di fare fronte all’emergenza dei richiedenti asilo, alla ricostruzione post-terremoto e agli altri problemi che impegnano il Governo sul territorio reggiano? I sindacati confederali della funzione pubblica lo mettono in dubbio, denunciando una carenza del personale a loro avviso talmente grave da impedire l’operatività degli uffici di corso Garibaldi: «La dotazione è del tutto insufficiente a garantire la regolarità e la tempestività delle attività ministeriali, che potrebbero essere ormai prossime alla paralisi funzionale». Lo dicono Salvatore Coda (Cgil), Rosamaria Papaleo (Cisl) e Luigi Raffaele Nacca (Uil), che facendosi interpreti del «malessere diffuso», chiedono al nuovo prefetto Maria Forte di sollecitare il rafforzamento degli organici compiendo «un passo forte nei confronti dell'amministrazione centrale, che non può più ignorare un tale stato di cose».
I sindacati, infatti, avevano ripetutamente segnalato la criticità della situazione «attraverso diversi canali», ma sostengono che «nulla è stato fatto per porvi rimedio». Affermano che i vertici del ministero degli Interni si sono limitati ad assumere cinque impiegati a tempo determinato, quattro dei quali si occupano della ricostruzione post-sisma e uno, non ancora stabilizzato, dell'ufficio immigrazione.
Queste persone, inizialmente destinate a tamponare le falle, svolgono da anni funzioni indispensabili per il funzionamento della prefettura. «Qualora questi dipendenti – rilevano i sindacati – non venissero confermati alla scadenza del contratto, si creerebbe un ulteriore aggravio di lavoro per gli altri». Si appesantirebbe, cioè, una sofferenza dovuta al blocco del turn over imposto a tutte le amministrazioni pubbliche, alla mancata sostituzione del personale andato in pensione e ai trasferimenti di impiegati originari del Sud. Ciò fa sì che i pochi dipendenti in servizio debbano farsi carico di adempimenti sensibilmente aumentati negli ultimi tempi, che mettono a dura prova anche la dirigenza. Rispetto a un organico teorico di cinque dirigenti ne sono presenti soltanto due.
Questi devono aumentare il proprio impegno e finiscono per richiedere al personale contrattualizzato prestazioni di lavoro straordinario senza alcun riconoscimento in termini di retribuzione e carriera.
I sindacati, infatti, avevano ripetutamente segnalato la criticità della situazione «attraverso diversi canali», ma sostengono che «nulla è stato fatto per porvi rimedio». Affermano che i vertici del ministero degli Interni si sono limitati ad assumere cinque impiegati a tempo determinato, quattro dei quali si occupano della ricostruzione post-sisma e uno, non ancora stabilizzato, dell'ufficio immigrazione.
Queste persone, inizialmente destinate a tamponare le falle, svolgono da anni funzioni indispensabili per il funzionamento della prefettura. «Qualora questi dipendenti – rilevano i sindacati – non venissero confermati alla scadenza del contratto, si creerebbe un ulteriore aggravio di lavoro per gli altri». Si appesantirebbe, cioè, una sofferenza dovuta al blocco del turn over imposto a tutte le amministrazioni pubbliche, alla mancata sostituzione del personale andato in pensione e ai trasferimenti di impiegati originari del Sud. Ciò fa sì che i pochi dipendenti in servizio debbano farsi carico di adempimenti sensibilmente aumentati negli ultimi tempi, che mettono a dura prova anche la dirigenza. Rispetto a un organico teorico di cinque dirigenti ne sono presenti soltanto due.
Questi devono aumentare il proprio impegno e finiscono per richiedere al personale contrattualizzato prestazioni di lavoro straordinario senza alcun riconoscimento in termini di retribuzione e carriera.
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