Gazzetta di Reggio

Reggio

In trecento con il vescovo Camisasca 

di Gabriele Farina
In trecento con il vescovo Camisasca 

Una folla di fedeli ieri in centro ha partecipato alla processione del Corpus Domini e alla preghiera nella cattedrale

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REGGIO EMILIA. La «scuola del silenzio» scende tra le strade. Trecento fedeli partecipano alla celebrazione del Corpus Domini. Ascoltano l’omelia di monsignor Massimo Camisasca, cantano, s’inginocchiano e seguono la processione dell’Eucarestia da piazza Duomo fino a luoghi di culto del centro. Una cerimonia condotta da Massimo Camisasca in onore del “Corpo di Cristo”.

«L’Eucarestia è innanzitutto la scuola del silenzio, dello sguardo che sa intravedere, che sa vedere dentro le cose, dentro i fatti, fino a raggiungere la sorgente del Mistero che li origina», spiega Camisasca durante l’omelia. Il vescovo ripete il termine altre tre volte nel suo discorso.

Si ascolta così che l’Eucaristia «è la scuola del silenzio vero, dove tutto ha una voce; la scuola dell’offerta, dove tutto ha un peso e un valore; la scuola della verginità e della povertà, dove impariamo a vivere come Gesù ha vissuto; la scuola dove tutta la vita si riannoda, senza la violenza che vuole spiegare tutto e di tutto vuole fare un bilancio. Scuola di una consegna totale a Dio, che sarebbe per noi solo una misura irraggiungibile se la consegna di Cristo al Padre non avesse rivelato che è Lui ad avere fame e sete del nostro sì». Inoltre, c’è l’auspicio che «sempre più, nella nostra Diocesi, si possano accendere piccoli fuochi silenziosi in cui potersi inginocchiare davanti a questo cuore di Dio che vuole parlarci e offrirci i suoi doni».

Infine, lo spirito con cui Camisasca anticipa la preghiera condivisa nelle strade: «La presenza di Cristo sarà silenziosa, nascosta, dimessa, eppure ansiosa di incontrare lo sguardo di tutti gli uomini che lo attendono anche senza saperlo».

C’è un appello all’azione quotidiana. «Di fronte al memoriale del sacrificio di Cristo – esorta il vescovo – scopriamo anche il valore delle ore apparentemente perdute, delle ore della distrazione, della dimenticanza, della ribellione, della superficialità, del dolore e della notte. Cristo stesso ha vissuto questo buio, questa pesantezza, questa fatica, e nella sua obbedienza al Padre ha trasformato tutto ciò in luce». Così i fedeli si “riappropriano” della cattedrale e di tutti i luoghi della processione: il portone della Curia, lo stradone del Vescovado, la Mensa del Povero, la chiesa di San Giorgio e, ancora, piazza Duomo, in cui il vescovo impartisce infine la benedizione solenne. Sulle vie riecheggiano i canti eseguiti dalla Cappella Musicale della Cattedrale e dai Cori di Vicario Urbano, ma un suono domina: il silenzio.

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