Gazzetta di Reggio

Reggio

Reggio Emilia, l'aggredito: ''Si vive meglio in Cina che in via Turri''

di Leonardo Grilli
Reggio Emilia, l'aggredito: ''Si vive meglio in Cina che in via Turri''

Il grido d’allarme della comunità cinese dopo il furioso pestaggio. Il genero della vittima: «Adesso abbiamo paura»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Non ne possiamo più qui non si riesce a vivere ormai, abbiamo paura a uscire anche di giorno». Parole già sentite molte volte in via Turri ma, questa volta, a pronunciarle non sono i pochi reggiani rimasti in zona stazione ma la numerosa comunità cinese che, da oltre un decennio, si è raggruppata in quel quartiere della città. Il giorno dopo la violenta aggressione che ha mandato in ospedale Shan Dingyi, 57 anni, con una ferita da taglio al fianco, i sentimenti dei suoi parenti e connazionali sono i medesimi: paura, rabbia, senso di abbandono da parte dello Stato.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.15500858:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/reggio-emilia-massacrato-in-via-turri-troppi-spacciatori/77442/77854]]

Davanti al market dove lavora l’uomo, di fronte a piazza Secchi, una trentina di cinesi si sono raggruppati per parlare fra loro e “presidiare” con la loro presenza la zona. Fra questi anche la moglie del 57enne, titolare del negozio di alimentari. Non comprende bene l’italiano ma dai gesti e dal tono di voce si capisce che è agitata. Il marito sta per essere dimesso ma lei è spaventata, parla animatamente con alcune sue amiche, si guarda attorno in continuazione.

Anche lei, giovedì sera, è stata minacciata e insultata dal gruppetto di tre nordafricani che ha selvaggiamente picchiato il compagno. A spiegarcelo è il genero di Dingyi, il 34enne Chen Jianyong, mentre lavora alla cassa del market. «Io ero qui quando è successo – racconta – il gruppetto di tre nordafricani stava discutendo [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.15496408:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2017/06/16/news/reggio-emilia-massacrato-a-cinghiate-e-colpi-di-bottiglia-in-via-turri-1.15496408]]animatamente proprio davanti alla nostra porta. Così mio suocero è uscito e ha chiesto loro di andare a discutere da un’altra parte. In un attimo si sono avventati contro di lui, colpendolo subito a un braccio con una pesante catena per legare le bici, con tanto di lucchetto ancora attaccato».

Da lì è tutto degenerato ulteriormente nel giro di pochi secondi, fino al ferimento di Dingyi. «Uno dei tre africani – prosegue il 34enne – lo conosco bene, sta sempre in piazza Secchi assieme ad altri personaggi a fare casino. Ci sono persone che bevono, qualcuno lo vediamo spacciare, le cantine di questo palazzo sono piene di siringhe».

Che la comunità cinese sia esasperata lo conferma anche un’amica della famiglia Dingyi. Susy, 35 anni, ci invia delle immagini dell’aggressione ma non vuole farsi fotografare. Ha paura di subire ritorsioni.

«Abito in questo palazzo da dieci anni – spiega – come molti miei connazionali. Via Turri è molto cambiata, prima non era così, ormai non è più vivibile. Piazza Secchi e i dintorni sono un covo di malavita e molti qui girano con il coltello in tasca, non possiamo nemmeno dire di allontanarsi senza subire minacce. Se continua così forse faremmo meglio a tornare tutti in Cina, si vive molto meglio lì che in via Turri».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google