Agende Rosse in piazza per informare su Aemilia
Banchetto aperto per tutta la mattina dai volontari del movimento antimafia La referente del gruppo: «Il maxi processo in corso tocca da vicino il paese»
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BRESCELLO. Il movimento antimafia Agende Rosse di Modena-Brescelllo non spegne i fari su Brescello, anzi li rafforza e per questa mattina ha organizzato – in piazza Matteotti – un banchetto informativo «per mantenere alta l’attenzione – fa sapere con una nota Sabrina Natali, referente del gruppo – e aggiornare i cittadini sullo svolgimento del maxi processo Aemilia che riguarda molto da vicino anche il paese di Peppone e Don Camillo».
Da quando, nel marzo 2016, è iniziato a Reggio il maxi procedimento contro la ’ndrangheta emiliana, Agende Rosse è infatti sempre presente nell’aula-bunker e propone in tempo reale i contenuti delle udienze tramite la pagina facebook “Processo Aemilia” e sul sito web appositamente dedicato (www.processoaemilia.com) al procedimento.
Relativamente a Brescello sono già diverse le iniziative di Agende Rosse tese a sensibilizzare la comunità sulle infiltrazioni mafiose. Inoltre, pur non essendo presente, il movimento ha aderito alla manifestazione per la legalità che si è svolta nel paese della Bassa nel pomeriggio del 25 aprile scorso. Infine in loco nel mese scorso si è acceso il dibattito sul tema dello scioglimento del Comune, grazie all’intervento del vicepresidente della Commissione antimafia Claudio Fava. In occasione di quella serata – organizzata anche da Agende Rosse – si è registrata una buona affluenza (la più alta, rispetto alle analoghe iniziative degli ultimi tempi) e nella quale i cittadini hanno dato vita a un confronto vivace e colorito nei temi e nei toni. Il vicepresidente della Commissione antimafia aveva ribadito – in quel contesto – che la legge sullo scioglimento del Comune «è a servizio dei cittadini, ed è un mezzo per bonificare un ente nel quale sono stati dimostrati dei condizionamenti. Non ci sono indizi, ma fatti veri e propri: 50 delle 400 firme raccolte nella serata in cui in molti scesero in piazza a sostegno di Marcello Coffrini furono riconducibili ai Grande Aracri. Così come non sono stati commessi reati, ma in Italia dobbiamo smetterla di convivere con l’idea che se non c’è una sentenza si può convivere con certe cose: ogni atto di benevolenza, come le dichiarazioni rilasciate nella famosa intervista – aveva rimarcato Fava – è stato un vantaggio a favore di una famiglia che rappresenta la ’ndrangheta sul territorio e un torto al paese».(t.s.- a.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Da quando, nel marzo 2016, è iniziato a Reggio il maxi procedimento contro la ’ndrangheta emiliana, Agende Rosse è infatti sempre presente nell’aula-bunker e propone in tempo reale i contenuti delle udienze tramite la pagina facebook “Processo Aemilia” e sul sito web appositamente dedicato (www.processoaemilia.com) al procedimento.
Relativamente a Brescello sono già diverse le iniziative di Agende Rosse tese a sensibilizzare la comunità sulle infiltrazioni mafiose. Inoltre, pur non essendo presente, il movimento ha aderito alla manifestazione per la legalità che si è svolta nel paese della Bassa nel pomeriggio del 25 aprile scorso. Infine in loco nel mese scorso si è acceso il dibattito sul tema dello scioglimento del Comune, grazie all’intervento del vicepresidente della Commissione antimafia Claudio Fava. In occasione di quella serata – organizzata anche da Agende Rosse – si è registrata una buona affluenza (la più alta, rispetto alle analoghe iniziative degli ultimi tempi) e nella quale i cittadini hanno dato vita a un confronto vivace e colorito nei temi e nei toni. Il vicepresidente della Commissione antimafia aveva ribadito – in quel contesto – che la legge sullo scioglimento del Comune «è a servizio dei cittadini, ed è un mezzo per bonificare un ente nel quale sono stati dimostrati dei condizionamenti. Non ci sono indizi, ma fatti veri e propri: 50 delle 400 firme raccolte nella serata in cui in molti scesero in piazza a sostegno di Marcello Coffrini furono riconducibili ai Grande Aracri. Così come non sono stati commessi reati, ma in Italia dobbiamo smetterla di convivere con l’idea che se non c’è una sentenza si può convivere con certe cose: ogni atto di benevolenza, come le dichiarazioni rilasciate nella famosa intervista – aveva rimarcato Fava – è stato un vantaggio a favore di una famiglia che rappresenta la ’ndrangheta sul territorio e un torto al paese».(t.s.- a.v.)
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