«Ecco come gli ho salvato la vita»
La testimonianza dell’albanese che è riuscito ad allontanare i tre aggressori
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REGGIO EMILIA. Dopo una notte di ricovero nel reparto di osservazione breve intensiva del Santa Maria Nuova, ieri mattina Shan Dingyi è stato dimesso con 15 giorni di prognosi. La ferita al fianco causata dai cocci di vetro della bottiglia era meno profonda di quanto sembrasse all’inizio e così il commerciante ha potuto riabbracciare la sua famiglia.
L’epilogo dell’aggressione in via Turri sarebbe però stato molto diverso se i nordafricani non fossero stati messi in fuga dall’intervento provvidenziale di un passante, un operaio albanese che ha messo in pericolo la sua stessa vita per salvare il 57enne cinese dalla furia del gruppo di esagitati.
È lui stesso, dopo aver fornito la sua testimonianza ai carabinieri, che ci racconta la vicenda. Non vuole essere fotografato né lasciare il suo nome perché, racconta, in questa zona non si sa mai cosa può succedere. «Non avevo mai visto una scena simile – spiega – e di cose ne ho viste parecchie. Stavo camminando in piazza Secchi quando ho visto l’aggressione. Tre ragazzi di colore piuttosto corpulenti se la stavano prendendo con un cinese. L’uomo era in evidente difficoltà ed era già stato ferito a un fianco che sanguinava copiosamente».
Così l’operaio non ci ha pensato due volte ed è accorso in aiuto della vittima. «Uno aveva in mano un cacciavite, un altro una cintura e un terzo un bastone – prosegue – mi sono messo in mezzo a loro e sono riuscito a disarmarne uno. Ho urlato, li ho minacciati e sono riuscito a metterli in fuga. Erano come le bestie quando perdono il controllo, avevano gli occhi iniettati di sangue, probabilmente se non fossi intervenuto per il cinese sarebbe finita molto peggio. Questa zona ormai è fuori controllo».
Dopo aver fatto fuggire il terzetto l’operaio ha chiamato il 118 e, pochi minuti dopo, sono arrivati i carabinieri. Ora spetterà a loro cercare di identificare gli aggressori e, forse, potranno essere utili le nuove telecamere recentemente installate proprio in piazza Secchi. (l.g.)
L’epilogo dell’aggressione in via Turri sarebbe però stato molto diverso se i nordafricani non fossero stati messi in fuga dall’intervento provvidenziale di un passante, un operaio albanese che ha messo in pericolo la sua stessa vita per salvare il 57enne cinese dalla furia del gruppo di esagitati.
È lui stesso, dopo aver fornito la sua testimonianza ai carabinieri, che ci racconta la vicenda. Non vuole essere fotografato né lasciare il suo nome perché, racconta, in questa zona non si sa mai cosa può succedere. «Non avevo mai visto una scena simile – spiega – e di cose ne ho viste parecchie. Stavo camminando in piazza Secchi quando ho visto l’aggressione. Tre ragazzi di colore piuttosto corpulenti se la stavano prendendo con un cinese. L’uomo era in evidente difficoltà ed era già stato ferito a un fianco che sanguinava copiosamente».
Così l’operaio non ci ha pensato due volte ed è accorso in aiuto della vittima. «Uno aveva in mano un cacciavite, un altro una cintura e un terzo un bastone – prosegue – mi sono messo in mezzo a loro e sono riuscito a disarmarne uno. Ho urlato, li ho minacciati e sono riuscito a metterli in fuga. Erano come le bestie quando perdono il controllo, avevano gli occhi iniettati di sangue, probabilmente se non fossi intervenuto per il cinese sarebbe finita molto peggio. Questa zona ormai è fuori controllo».
Dopo aver fatto fuggire il terzetto l’operaio ha chiamato il 118 e, pochi minuti dopo, sono arrivati i carabinieri. Ora spetterà a loro cercare di identificare gli aggressori e, forse, potranno essere utili le nuove telecamere recentemente installate proprio in piazza Secchi. (l.g.)
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