Ecco la giunta di Artioli Due assessori donna su 4
di Ambra Prati
Campegine, rispettate le preferenze per Cocconi, Fontanesi, Magnani e De Santo Ruolo ad hoc per Lanzi e Brugnoli. Deleghe da definire e nessun incarico esterno
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CAMPEGINE. Quattro assessori, quattro consiglieri, altri quattro in panchina, formule ad hoc per Lanzi e Brugnoli, nessun ricorso ad incarichi esterni. Si compone così la giunta di Germano Artioli, il nuovo sindaco di Campegine che ha battuto la lista di ispirazione Pd per la prima volta. Ieri sera in piazza Cervi Rinascita Campeginese ha festeggiato con una cena pubblica la vittoria elettorale.
La sera prima, venerdì, durante una riunione nella sede di via Amendola, si è delineata la composizione della squadra e l’incasellamento dei dodici candidati di Rinascita anche se restano da attribuire le deleghe.
Saranno quattro i consiglieri, metà dei quali donne, in pieno rispetto delle quote rosa (che impongono un assessore su tre): Marco Cocconi (primo per preferenze con 135 voti – geometra, ex dipendente comunale, ora libero professionista, è il più competente, ma ha rifiutato i lavori pubblici per non incappare in conflitto di interesse); Daniele Fontanesi (il fotografo, potrebbe gestire il commercio o i rapporti con i cittadini); Simona Magnani (avvocato come Artioli, potrebbe occuparsi della complicata partita Coopsette); Margherita De Santo (geometra, in pole position per l’Urbanistica).
I quattro assessori corrispondono ai primi quattro eletti che hanno riscosso maggiori preferenze, con un’unica eccezione: Cristina Lanzi, seconda classificata con 105 voti. Lanzi, mamma e casalinga, è a digiuno di amministrazione nonostante l’elevato riscontro tra i cittadini: per lei si è pensato al ruolo di consigliere delegato sul sociale.
«Il consigliere delegato ha poteri istruttori e non decisionali: può riferire all’assessore competente. È un modo per premiarla, ma anche per tutelarla», spiega Artioli. Cesare Brugnoli – insieme a Stefano Lusetti, Elisa Bonori e la stessa Lanzi – sarà il consigliere più esperto, in virtù degli anni trascorsi all’opposizione.
«Nessun affidamento esterno, non solo perché costano ma perché vogliamo valorizzare il gruppo – commenta Artioli –. Abbiamo cercato di mettere insieme criteri che si intersecano: le competenze rispetto alle esigenze, le preferenze ma anche l’esperienza amministrativa. Avevo detto che nessun candidato della lista sarebbe stato lasciato indietro: e così sarà. Ma nella discussione è emerso che una legislatura è lunga: meglio partire con gli effettivi eletti e una “panchina” per far fronte ad ogni evenienza. Per il futuro non escludo che qualche assessore potrebbe dimettersi». Dimettersi da consigliere rimanendo assessore è un escamotage utilizzato per far “risalire” in graduatoria e dare il posto ad un non eletto. «Tutte le sedute pre-consiliari vedranno la presenza dei quattro non eletti», vale a dire Cecilia Bonazzi, Daniele Umberto Ambrogi, Marika Giovanardi, Anna Elisa Moccia. Artioli nicchia sulle sue deleghe personali (Paolo Cervi ne aveva parecchie: affari generali, bilancio, personale, scuola e giovani): «Non so, non ho posizioni pregiudiziali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La sera prima, venerdì, durante una riunione nella sede di via Amendola, si è delineata la composizione della squadra e l’incasellamento dei dodici candidati di Rinascita anche se restano da attribuire le deleghe.
Saranno quattro i consiglieri, metà dei quali donne, in pieno rispetto delle quote rosa (che impongono un assessore su tre): Marco Cocconi (primo per preferenze con 135 voti – geometra, ex dipendente comunale, ora libero professionista, è il più competente, ma ha rifiutato i lavori pubblici per non incappare in conflitto di interesse); Daniele Fontanesi (il fotografo, potrebbe gestire il commercio o i rapporti con i cittadini); Simona Magnani (avvocato come Artioli, potrebbe occuparsi della complicata partita Coopsette); Margherita De Santo (geometra, in pole position per l’Urbanistica).
I quattro assessori corrispondono ai primi quattro eletti che hanno riscosso maggiori preferenze, con un’unica eccezione: Cristina Lanzi, seconda classificata con 105 voti. Lanzi, mamma e casalinga, è a digiuno di amministrazione nonostante l’elevato riscontro tra i cittadini: per lei si è pensato al ruolo di consigliere delegato sul sociale.
«Il consigliere delegato ha poteri istruttori e non decisionali: può riferire all’assessore competente. È un modo per premiarla, ma anche per tutelarla», spiega Artioli. Cesare Brugnoli – insieme a Stefano Lusetti, Elisa Bonori e la stessa Lanzi – sarà il consigliere più esperto, in virtù degli anni trascorsi all’opposizione.
«Nessun affidamento esterno, non solo perché costano ma perché vogliamo valorizzare il gruppo – commenta Artioli –. Abbiamo cercato di mettere insieme criteri che si intersecano: le competenze rispetto alle esigenze, le preferenze ma anche l’esperienza amministrativa. Avevo detto che nessun candidato della lista sarebbe stato lasciato indietro: e così sarà. Ma nella discussione è emerso che una legislatura è lunga: meglio partire con gli effettivi eletti e una “panchina” per far fronte ad ogni evenienza. Per il futuro non escludo che qualche assessore potrebbe dimettersi». Dimettersi da consigliere rimanendo assessore è un escamotage utilizzato per far “risalire” in graduatoria e dare il posto ad un non eletto. «Tutte le sedute pre-consiliari vedranno la presenza dei quattro non eletti», vale a dire Cecilia Bonazzi, Daniele Umberto Ambrogi, Marika Giovanardi, Anna Elisa Moccia. Artioli nicchia sulle sue deleghe personali (Paolo Cervi ne aveva parecchie: affari generali, bilancio, personale, scuola e giovani): «Non so, non ho posizioni pregiudiziali».
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