Gazzetta di Reggio

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«Nei campi si è dimezzato il foraggio» 

di Ambra Prati
«Nei campi si è dimezzato il foraggio» 

A rischio la seconda raccolta di fieno per le bovine da Parmigiano e il pomodoro. Pompaggi da pozzi privati a costi proibitivi

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REGGIO EMILIA. Foraggere (e quindi latte per il Parmigiano), mais, pomodoro, ma anche alberi da frutto: sono le colture più a rischio, a causa della grande siccità quest’anno precoce e mordente.

Secondo Coldiretti il quadro peggiore è circoscrivibile in val d’Enza, dove i pozzi, a livelli bassi già da mesi, necessitano di un pompaggio continuo, alquanto salato dal punto di vista del costo energetico: significa che innaffiare potrebbe costare più di quanto renderà l’attività agricola. Al limite la situazione nella zona del Secchia, dove a breve si potrebbe arrivare alla grande sete, mentre l’area della Bassa “tiene” grazie alle idrovore che attingono dal Po.

«In Val d’Enza c’è una gravissima difficoltà per quanto riguarda il foraggio e i prati stabili, che risultano già compromessi: il secondo sfalcio di fieno, indispensabile per alimentare le bovine da Parmigiano Reggiano, avrà una resa inferiore al 50%, in pratica siamo a quantità dimezzate», afferma Coldiretti.

In val d’Enza i timori riguardano anche il pomodoro, industria principe della zona al confine con il parmense: c’è tempo perché si comincia la raccolta e la lavorazione a fine luglio, ma il pomodoro rischia di essere scarso, anche perché si proviene da una primavera 2017 definita da Coldiretti (su dati nientemeno che della Nasa americana) «la seconda più calda del pianeta a livello climatologico».

Oltre che in val d’Enza anche in tutta la provincia, è in crisi il mais, coltura che abbisogna di un alto quantitativo d’acqua per crescere: tra l’altro l’inadeguata irrigazione aumenta la probabilità dell’insorgenza di aflatossine (sostanze fungine altamente tossiche), come accadde due anni fa, quando fu inservibile per gli animali.

Anche gli alberi da frutto (concentrati nel correggese, quindi dipendenti dal Po) risentono del caldo e della siccità: in questa stagione di solito si pratica una irrigazione nebulizzata non quotidiana, ora – e siamo solo a giugno – occorre innaffiare ogni giorno. Anche in questo caso la criticità potrebbe tradursi in minor raccolto e quindi in una impennata dei prezzi della frutta al consumatore.

C’è poi l’incognita della produzione di prosciutti e formaggi, in cima alle eccellenze nell’area tra il reggiano e il parmense. Negli allevamenti di mucche e suini l’acqua è indispensabile in grandi quantità per nutrire più di 650mila bovini da latte per i principali formaggi Dop italiani e 1,5 milioni di maiali per il prosciutto di Parma e il culatello di Zibello.

Coldiretti ha stimato una perdita nelle campagne nazionali di circa un miliardo di euro, non solo a causa del deficit idrico ma anche di eventi eccezionali come bombe d’acqua e grandinate, un tempo rari ed ora sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico. Difficile stabilire quali saranno le conseguenze, vista che la lunga estate calda è solo all’inizio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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