Po verso l’emergenza «Non piove da 7 mesi»
di Andrea Vaccari
Affluenti in secca e laghi bassi, a Boretto l’idrometro segna meno due metri La Regione chiede misure straordinarie ma il governo per ora non si muove
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BORETTO. Non siamo ancora ai minimi storici, ma di questo passo il grande fiume potrebbe diventare piccolo. L'estate sta per arrivare e il Po è già in difficoltà: ieri l'idrometro di Boretto segnava 2 metri e 27 centimetri sotto lo zero idrometrico, e l’assenza di piogge non lascia ben sperare.
«Solitamente prendiamo a riferimento i livelli di Ponte Becca a Pavia – spiega l’ingegner Gianluca Zanichelli di AiPo (Agenzia interregionale per il fiume Po) – e da questi dati vediamo che al momento siamo circa un metro sopra ai minimi storici. Più si procede verso valle e più i contributi calano, in quanto non è un mistero che gli affluenti siano in secca e i laghi bassi. Davanti a questo quadro le prospettive non sono delle migliori: gli ultimi contributi di acqua importanti risalgono al novembre del 2016. Sette mesi senza piogge abbondanti si fanno sentire, in quanto c’è poca ricarica delle falde e non si verifica il deflusso di base».
A fronte di questa situazione, potrebbe presto scendere in campo l'Autorità di distretto (ex Autorità di bacino), pronta a entrare in cabina di regia per coordinare gli interventi da mettere in campo in un contesto eccezionale come quello che potrebbe arrivare a materializzarsi.
La situazione, sebbene straordinaria, al momento non ha smosso il Governo. Nei giorni scorsi il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ha firmato la richiesta dello stato di emergenza per la crisi idrica che ha colpito l’intero territorio regionale. La decisione era stata presa dopo aver raccolto e analizzato tutti i dati utili a motivare l’istanza poi presentata al Dipartimento nazionale di protezione civile. Lo stato di emergenza nazionale, che la Regione vorrebbe ottenere il prima possibile, permetterebbe di mettere in campo misure straordinarie per affrontare la situazione che sta interessando in particolare i settori potabile ed agricolo. Dopo questo primo diniego, però, la Regione riproverà ad affondare il colpo, anche a fronte di un peggioramento delle condizioni che nei prossimi giorni – con il perdurare di questa stagione calda e afosa – sarà inevitabile.
Ormai quello della secca del Po è un problema che si ripresenta con puntualità ogni anno. All’inizio del 2017, in via del tutto anomala, il fiume era andato in secca nel mese di gennaio.
Solo due mesi prima (novembre 2016) aveva raggiunto la quota di 6 metri e 33 centimetri all'idrometro di Boretto, procurando uno stato di allerta generale, per poi arrivare a toccare, in pieno inverno un livello di 2 metri e 49 centimetri sotto lo zero idrometrico. La secca invernale aveva reso il letto del fiume un paesaggio dalle caratteristiche lunari, con terra dura e percorsa da tantissime crepe che disegnavano curiosi mosaici.
Ora l’occhio va al cielo, a scrutare il passaggio di tanti attesi nuvoloni che potrebbero portare refrigerio alle colture e aiutare il fiume a risvegliarsi dal suo torpore.
Al momento le previsioni parlano di sole persistente, ma d’estate – come hanno dimostrato i temporali che hanno colpito mercoledì il nord – basta un attimo per invertire la tendenza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Solitamente prendiamo a riferimento i livelli di Ponte Becca a Pavia – spiega l’ingegner Gianluca Zanichelli di AiPo (Agenzia interregionale per il fiume Po) – e da questi dati vediamo che al momento siamo circa un metro sopra ai minimi storici. Più si procede verso valle e più i contributi calano, in quanto non è un mistero che gli affluenti siano in secca e i laghi bassi. Davanti a questo quadro le prospettive non sono delle migliori: gli ultimi contributi di acqua importanti risalgono al novembre del 2016. Sette mesi senza piogge abbondanti si fanno sentire, in quanto c’è poca ricarica delle falde e non si verifica il deflusso di base».
A fronte di questa situazione, potrebbe presto scendere in campo l'Autorità di distretto (ex Autorità di bacino), pronta a entrare in cabina di regia per coordinare gli interventi da mettere in campo in un contesto eccezionale come quello che potrebbe arrivare a materializzarsi.
La situazione, sebbene straordinaria, al momento non ha smosso il Governo. Nei giorni scorsi il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ha firmato la richiesta dello stato di emergenza per la crisi idrica che ha colpito l’intero territorio regionale. La decisione era stata presa dopo aver raccolto e analizzato tutti i dati utili a motivare l’istanza poi presentata al Dipartimento nazionale di protezione civile. Lo stato di emergenza nazionale, che la Regione vorrebbe ottenere il prima possibile, permetterebbe di mettere in campo misure straordinarie per affrontare la situazione che sta interessando in particolare i settori potabile ed agricolo. Dopo questo primo diniego, però, la Regione riproverà ad affondare il colpo, anche a fronte di un peggioramento delle condizioni che nei prossimi giorni – con il perdurare di questa stagione calda e afosa – sarà inevitabile.
Ormai quello della secca del Po è un problema che si ripresenta con puntualità ogni anno. All’inizio del 2017, in via del tutto anomala, il fiume era andato in secca nel mese di gennaio.
Solo due mesi prima (novembre 2016) aveva raggiunto la quota di 6 metri e 33 centimetri all'idrometro di Boretto, procurando uno stato di allerta generale, per poi arrivare a toccare, in pieno inverno un livello di 2 metri e 49 centimetri sotto lo zero idrometrico. La secca invernale aveva reso il letto del fiume un paesaggio dalle caratteristiche lunari, con terra dura e percorsa da tantissime crepe che disegnavano curiosi mosaici.
Ora l’occhio va al cielo, a scrutare il passaggio di tanti attesi nuvoloni che potrebbero portare refrigerio alle colture e aiutare il fiume a risvegliarsi dal suo torpore.
Al momento le previsioni parlano di sole persistente, ma d’estate – come hanno dimostrato i temporali che hanno colpito mercoledì il nord – basta un attimo per invertire la tendenza.
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