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Da Casa del Fascio a primo asilo autogestito 

di Adriano Arati
Da Casa del Fascio a primo asilo autogestito 

Il viaggio nelle stanze di “Livello 9” fa tappa nell’attuale caserma di Santa Croce Nell’edificio di via Adua 75 sono entrati fascisti, partigiani, maestre e carabinieri

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REGGIO EMILIA. Casa del Fascio, prima scuola materna gestita direttamente dalle donne reggiane, caserma dei carabinieri. È una storia che racchiude insieme gran parte del ‘900 reggiano quella della stazione dei carabinieri di Santa Croce, in via Adua 75. Una storia che sicuramente potrebbe trovare spazio nelle stanze virtuali di “Livello 9 – Museo dei luoghi del ‘900 a Reggio Emilia”, il progetto “museo diffuso” del ventesimo secolo nella nostra provincia coordinato da Istoreco e al centro di una campagna promossa dalla Gazzetta di Reggio.

Da due settimane è attiva una chiamata ai cittadini, perché forniscano contributi, spunti, idee su luoghi e vicende da approfondire e inserire nel futuro museo diffuso. Si può partecipare su internet o con la scheda contenuta in pagina. Fra gli spunti arrivati in questi giorni, uno dei più intriganti e particolari è sicuramente quello sull’attuale stazione dei carabinieri di Santa Croce in via Adua 75, un edificio con un percorso lungo e tortuoso, oltre che poco conosciuto anche da chi a Reggio vive da sempre.

Questa palazzina è quasi certamente stata la sede del primo asilo autogestito del dopoguerra, un primato che si contende con la scuola materna di Pieve finanziata vendendo pezzi metallici di carri armati tedeschi. Negli anni mussoliniani, la struttura era la Casa del Fascio del popoloso quartiere di Santa Croce e immediatamente dopo la Liberazione viene utilizzata dalle militanti dell’Udi, l’Unione Donne Italiane.

Il 1° maggio viene occupata e trasformata nella scuola materna “Vandina Saltini”, un luogo in cui educare i figli delle tante mondine, le donne che per motivi di lavoro dovevano abbandonare le famiglie e andare a raccogliere chicchi nelle risaie piemontesi o a lavorare come “serve” in Lombardia.

Un’altra bella sfaccettatura locale: la Resistenza delle donne reggiane è stata una presa di coscienza, quella di essere persone attive nella società e nella costruzione del proprio futuro. Molte donne aderiscono immediatamente dopo la guerra all’Udi, Unione Donne Italiane, una realtà collettiva che attraverso la gestione diretta di scuole materne portava il proprio contributo in campo educativo e alleviava le condizioni di tante famiglie e di tante madri.

Il debutto è la scuola di Santa Croce. La prima maestra diventa Sofia Gandolfi, per il nome si pensa a un omaggio all’antifascista comunista Vandina Saltini, contadina di Massenzatico nata a Budrio di Correggio il 16 giugno 1908. Giovanissima militante del Partito Comunista Italiano (Pci), si arruola fra i partigiani assieme al fratello Vittorio e diventa una delle colonne dei Gruppi di difesa della donna. Viene uccisa il 25 gennaio 1945 dai nazisti che avevano appena ammazzato anche il fratello.

L’esperienza di Santa Croce resiste per otto anni, sino allo sgombero forzato. Come ricordato da Lino Rossi nel suo saggio del 1991 “Infanzia e scuola a Reggio Emilia”, nel 1953 si concretizza la restituzione degli edifici fascisti al demanio dello Stato. La scuola materna viene scelta come sede di una caserma dei carabinieri e viene quindi sgomberata dai militari, davanti agli occhi increduli delle educatrici e dei bambini.

Finisce così, seccamente, una storia da ricordare. Livello 9 ne offre la possibilità. Come? Potete scegliere voi il modo che preferite. A fianco trovate un tagliando che potete compilare e consegnarcelo con vari metodi. Potete mandarlo per posta, portarlo nella redazione della Gazzetta o nella sede di Istoreco. Inoltre, potete fare una foto con il cellulare al tagliando e poi inviare l’immagine all’indirizzo mail lettere.re@gazzettadireggio.it. Infine, potete condividere lo scatto del tagliando ai profili social Facebook della Gazzetta e Twitter @gazzettaReggioE.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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