I Comuni montani «Sì alla diga di Vetto»
di Adriano Arati
Bini, presidente dell’Unione: «Serve uno sbarramento per l’agricoltura» Il sindaco Ruffini: «L’idea è contenere l’Enza allo Stretto delle Gazze»
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VETTO. Avanti con il progetto di sbarramento delle acque sull’Enza nel Comune di Vetto. In questi mesi torridi in cui il tema siccità torna forte, con tutte le conseguenze sull’agricoltura e non solo ben evidenti, la montagna reggiana ha deciso di rivalutare un progetto di cui si parla da tantissimo tempo, la creazione di un invaso all’altezza di Vetto. Il punto prescelto è la Stretta delle Gazze, a pochi chilometri dal paese sull’Enza, e lì si punta a costruire una diga (anche se tutti preferiscono parlare di «sbarramento») per gestire il corso del fiume e usare l’acqua – per irrigazione ma non solo – nei periodi di secca.
Non si parla più, come trent’anni fa, di una diga con possibile centrale idroelettrica, ma di una possibile risposta alla crisi idrica. Il mandato diretto è affidato al padrone di casa, il sindaco di Vetto Fabio Ruffini, che può contare sull’intera Unione Appenninica: «Non vedo negativamente l’idea di un invaso a Vetto, anzi, è chiaro che siamo di fronte a cambiamenti climatici: temperature e precipitazioni sono cambiate e un invaso può essere una risposta in primis per l’agricoltura», riflette Enrico Bini, sindaco di Castelnovo Monti e presidente dell’Unione dei Comuni. «Su questo punto c’è accordo, la questione è seguita in prima battuta dal sindaco di Vetto».
Fabio Ruffini è stato quindi coinvolto in diversi incontri con gli altri enti pubblici nelle scorse settimane: «L’idea è di ragionare su un invaso delle acque allo Stretto delle Gazze. Credo che sia una strada da percorrere, e lo dico non pensando solo a questi giorni», racconta il sindaco vettese.
«Il clima sta cambiando, da noi c’è sempre meno neve e le temperature sono in crescita, anche se credo che un’estate come quella appena iniziata, così calda, non sarà la norma. Ma il cambiamento c’è ed è da affrontare e gestire: lo sbarramento può essere una prima risposta. Personalmente non penso solo alla questione agricoltura, anche le forniture idriche sono un tema da tenere in considerazione, specialmente per i prossimi anni».
Si iniziano quindi a gettare le basi per un possibile intervento alle Gazze, in cui contenere le acque dell’Enza in arrivo dall’Appennino. Non si tratterà ovviamente di un cammino semplice né rapidissimo.
«Prima di tutto si dovranno valutare le condizioni di sicurezza. Una volta stabilito che non ci siano problemi legati alla sicurezza, possiamo iniziare a capire quali siano gli altri passi di progettazione da valutare e a parlarne con gli enti coinvolti, a Reggio come a Parma».
Non si tratta chiaramente di una questione risolvibile in tempi brevissimi: «Diciamo – conclude Ruffini – che il progetto potrebbe essere completato nel medio periodo, nel giro di qualche anno. Ci sono tanti dettagli da stabilire, su cui servirà un confronto anche con i tecnici. Questo è un percorso da portare avanti pensando al futuro, a cambiamenti climatici che comunque sono già presenti e che devono avere risposte. Stiamo lavorando per il futuro, non per una soluzione immediata».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non si parla più, come trent’anni fa, di una diga con possibile centrale idroelettrica, ma di una possibile risposta alla crisi idrica. Il mandato diretto è affidato al padrone di casa, il sindaco di Vetto Fabio Ruffini, che può contare sull’intera Unione Appenninica: «Non vedo negativamente l’idea di un invaso a Vetto, anzi, è chiaro che siamo di fronte a cambiamenti climatici: temperature e precipitazioni sono cambiate e un invaso può essere una risposta in primis per l’agricoltura», riflette Enrico Bini, sindaco di Castelnovo Monti e presidente dell’Unione dei Comuni. «Su questo punto c’è accordo, la questione è seguita in prima battuta dal sindaco di Vetto».
Fabio Ruffini è stato quindi coinvolto in diversi incontri con gli altri enti pubblici nelle scorse settimane: «L’idea è di ragionare su un invaso delle acque allo Stretto delle Gazze. Credo che sia una strada da percorrere, e lo dico non pensando solo a questi giorni», racconta il sindaco vettese.
«Il clima sta cambiando, da noi c’è sempre meno neve e le temperature sono in crescita, anche se credo che un’estate come quella appena iniziata, così calda, non sarà la norma. Ma il cambiamento c’è ed è da affrontare e gestire: lo sbarramento può essere una prima risposta. Personalmente non penso solo alla questione agricoltura, anche le forniture idriche sono un tema da tenere in considerazione, specialmente per i prossimi anni».
Si iniziano quindi a gettare le basi per un possibile intervento alle Gazze, in cui contenere le acque dell’Enza in arrivo dall’Appennino. Non si tratterà ovviamente di un cammino semplice né rapidissimo.
«Prima di tutto si dovranno valutare le condizioni di sicurezza. Una volta stabilito che non ci siano problemi legati alla sicurezza, possiamo iniziare a capire quali siano gli altri passi di progettazione da valutare e a parlarne con gli enti coinvolti, a Reggio come a Parma».
Non si tratta chiaramente di una questione risolvibile in tempi brevissimi: «Diciamo – conclude Ruffini – che il progetto potrebbe essere completato nel medio periodo, nel giro di qualche anno. Ci sono tanti dettagli da stabilire, su cui servirà un confronto anche con i tecnici. Questo è un percorso da portare avanti pensando al futuro, a cambiamenti climatici che comunque sono già presenti e che devono avere risposte. Stiamo lavorando per il futuro, non per una soluzione immediata».
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