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Legambiente apre «ma solo a invasi piccoli e sostenibili» 

di Luca Tondelli
Legambiente apre «ma solo a invasi piccoli e sostenibili» 

La presidente: «Si facciano attente valutazioni La Val d’Enza va tutelata al di là delle esigenze dell’uomo»

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VETTO. «Il vecchio progetto della diga di Vetto aveva un impatto insostenibile. Credo che ormai lo abbiano capito tutti e il tempo ha confermato che la contrarietà degli ambientalisti era ampiamente fondata. Sulla realizzazione di piccoli invasi che possano aiutare l’agricoltura nella val d’Enza si può invece discutere, ci vuole comunque una forte attenzione al rispetto del fiume e delle specie che vivono nell’alveo».

Così la presidente di Legambiente Appennino Reggiano, Nuccia Mola, apre alla possibilità di realizzare lungo l’Enza alcuni invasi medio-piccoli, che potrebbero alleviare problematiche di grave siccità come quelle di queste settimane in una zona a forte vocazione agricola come la val d’Enza.

«Credo che il progetto di un unico, grande invaso da quasi 100 milioni di metricubi – spiega Mola – sia ormai ampiamente superato. Era un progetto nato nel 1800 e mostrava tutti i suoi limiti: una diga che avrebbe creato un lago artificiale enorme, con ettari ed ettari di territorio che sarebbero stati coperti dall’acqua. Oggi come oggi non è più ipotizzabile, non solo in termini di impatto ambientale ma anche a livello di sostenibilità economica. Parliamo di un’opera che secondo gli studiosi avrebbe addirittura potuto cambiare il clima della zona, con problemi rispetto alla sismicità e alla presenza di frane attive sul territorio. Ricordo che anche la viabilità in val d’Enza negli ultimi anni ha subito grossi problemi proprio a causa di frane».

«Di alcuni invasi più piccoli – prosegue la presidente di Legambiente Appennino – credo che invece si possa parlare: tutti ormai assistiamo alle conseguenze dei cambiamenti climatici. La siccità di questo periodo, ma anche l’ultimo inverno praticamente senza precipitazioni nevose ne sono testimonianza. Dovremmo ricordarcelo tutto l’anno anche nei nostri comportamenti quotidiani e non solo quando ci troviamo di fronte a problemi gravi come in questi giorni».

«Qualsiasi intervento nell’alveo del fiume – sottolinea Mola – dovrà comunque essere molto attento all’impatto ambientale. Il fiume è un habitat delicato e nella nostra provincia abbiamo esempi di torrenti che sono stati pesantemente utilizzati per attività antropiche, tra dighe e centrali idroelettriche. L’ultimo periodo ha visto porre maggiore attenzione al tema, con la realizzazione di impianti “mini-idro” su briglie e salti già esistenti».

Sull’ipotesi di nuovi invasi sull’Enza, Nuccia Mola aggiunge: «Si compiano attente valutazioni e studi approfonditi sul rapporto costi-benefici di quest’opera, ma chiedo che si mantenga un occhio di riguardo per l’alveo dell’Enza, che oggi nella sua parte alta è un ambiente di pregio, con una biodiversità importante che merita di essere salvaguardata. Comprendiamo l’esigenza degli utilizzi umani dell’acqua e le condizioni mutate che pongono grosse difficoltà, ma non si passi sopra a valori ambientali altrettanto importanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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