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Diga di Vetto, quasi 160 anni fa i primi progetti sull’Enza

Diga di Vetto, quasi 160 anni fa i primi progetti sull’Enza

Bocciato lo sbarramento che prevedeva anche una centrale idroelettrica, mai decollati tutti gli altri

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VETTO. L’idea di uno sbarramento delle acque dell’Enza all’altezza di Vetto non è certo una novità.

I primi progetti per una diga risalgono a ormai quasi 160 anni fa, quando si iniziò a ragionare sullo sfruttamento delle poderose correnti del fiume nella zona vettese, area che fra l’altro è di notevolissima bellezza ambientale.

Va ricordato che nell’Enza esiste già una diga, realizzata oltre quota mille metri al passo del Lagastrello, pochi chilometri dopo la sorgente, proprio all’incrocio fra Reggio, Parma e Massa Carrara.

Anche per questioni tecnologiche, il tema tornò di forte attualità una trentina d’anni fa, quando vennero presentate diverse idee progettuali, coinvolgendo anche parlamentari per cercare di ottenere il via libera. All’epoca il progetto era molto più vasto rispetto a quello odierno di un invaso per la gestione delle acque, si parlava infatti di una diga di grandi dimensioni da sfruttare anche per la produzione di energia elettrica; le bozze riportavano come dati di base circa 100 milioni di metri cubi di acqua di capacità, con una superficie di oltre 4 chilometri quadrati e con un’altezza del blocco superiore agli 800 metri.

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Era il progetto Marcello, dal nome dello studio di progettazione che lo aveva seguito. Subito iniziarono le divisioni, tra chi vedeva in quell’opera i possibili ritorni a livello di lavoro e chi invece la etichettava come ecomostro. Anche i ministeri competenti all’epoca non ebbero visioni comuni: alle questioni “verdi” si unirono i costi dell’operazione, in quegli anni stimati attorno ai 200 miliardi di lire.

A ondate alterne, la discussione è stata ciclicamente riproposta, prendendo qua e là connotazioni politiche. Nel Reggiano, sono stati principalmente Forza Italia e Lega Nord a chiedere la ripresa del progetto, mai riavviato sia per i timori ambientali sia per l’assenza di risorse economiche. In questo decennio – in cui l’emergenza idrica torna a farsi sentire con vigore – si è arrivati poi alla costruzione di un nuovo percorso, che non prevede una vera diga ma due invasi nella media vallata dell’Enza, sempre in zona Vetto, e un’operazione di “project financing”, ovvero l’unione di enti pubblici e di imprese private per finanziare e completare il progetto. Anche questa ipotesi però si è arenata, sempre col consueto condimento di polemiche e tensioni. (adr.ar.)
 

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