Gazzetta di Reggio

Reggio

CONNESSI NON SIGNIFICA  DIGITALI 

di VALERIA MONTANARI*

Investire nelle infrastrutture digitali in un paese che è fanalino di coda in Europa per le connessioni internet su banda ultralarga, significa costruire opportunità sul presente e scommettere su un...

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Investire nelle infrastrutture digitali in un paese che è fanalino di coda in Europa per le connessioni internet su banda ultralarga, significa costruire opportunità sul presente e scommettere su un futuro prossimo utile a imprese, cittadini, famiglie, nuove generazioni. Reggio Emilia sta giocando questa scommessa anche grazie al piano della banda ultra larga pubblica: 41km di nuova fibra che accenderà la città in 125 punti di cui l’80% sono scuole, dai nidi fino alle superiori, senza escludere nessuno, anzi tenendo dentro quel forese che troppe volte è dimenticato dagli operatori privati delle telecomunicazioni perché non interessante per il mercato. Quando questo piano sarà completamente attuato, con quello messo insieme da Governo e Regione con 250 milioni di euro per la sola Emilia Romagna e agli investimenti degli operatori privati che per fortuna continuano, cominceremo a comprendere e apprezzare quella nuova città che – giorno dopo giorno – scivola fuori dai fogli progettuali per affiorare in spazi pubblici e privati riqualificati, nuove funzioni culturali e di attrazione, presidi sanitari, aree industriali rinnovate, luoghi nel quale il digitale diventa strumento operativo e strategico dell’agire quotidiano.

Fatta la banda ultralarga bisogna “fare” gli italiani digitali. La ricerca globale promossa da We are social e Hootsuite (gennaio 2017) rileva che in Italia sono attivi 76 milioni di contratti on line (Sim e altri). Questo significa che il 128% della popolazione ha in mano un potenziale strumento di navigazione – uno smartphone o un tablet – terzo paese al mondo dopo Spagna e Singapore. Facebook nel nostro paese ha superato i 30milioni di utenti, il 31% degli italiani dichiara di vedere almeno un video on line al giorno, durante il quale siamo connessi in media per 2 ore e 19 minuti. Questo breve corollario numerico racchiude l’Italia in una cornice popolare eternamente connessa: per fare cosa? Il benchmarking della società dell’informazione dell’Emilia Romagna ci dice che solo il 18% della popolazione delle nostre città è alfabetizzata digitalmente, ovvero meno di un quinto sa scaricare un certificato on line o acquistare un paio di scarpe on line.

Essere connessi non significa dunque essere digitali. Se il telefonino rimarrà esclusivamente il contenitore di Facebook e Whatsapp, avremo perso una sfida importante. Se accanto al grande piano della banda ultralarga pubblica, stiamo promuovendo progetti come Genitori Connessi (1000 genitori iscritti ai corsi digitali in 2 anni), Pane e Internet (1000 cittadini alfabetizzati in due anni), il protocollo digitale di Reggio Emilia (34 enti sottoscrittori), il progetto su open data (137 data set pubblicati, 700 fruitori allo spettacolo Fatti di numeri) è perché la posta in palio è alta. L’obiettivo è promuovere e far conoscere ai cittadini le informazioni on line, i servizi, i saperi, così da costruire opportunità quotidiane per le persone e trasformare internet in un luogo di diritti digitali per tutti. Solo a quel punto potremo dire di aver fatto centro.

*assessore ad Agenda

digitale con delega

a Innovazione tecnologica

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