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Gli esperti concordi «L’invaso sull’Enza l’unica via possibile» 

Gli esperti concordi «L’invaso sull’Enza l’unica via possibile» 

A Ciano il convegno sulla gestione idrica del fiume «È inevitabile tornare a ragionare sull’idea di una diga»

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CANOSSA. Lo sbarramento delle acque dell’Enza? Ormai è una delle poche soluzioni rimaste, una strada quantomeno da valutare per tutelare l’equilibrio ambientale e le attività agricole nel bacino padano. Pur con sfumature e prospettive differenti, gran parte dei relatori del convegno “Idee e proposte per una gestione più sostenibile della risorsa idrica e per la valorizzazione del Fiume Enza” concordano sulla possibilità di un invaso nel corso d’acqua che divide le province di Reggio e Parma. Un fiume da cui dipendono le capacità irrigue di un vasto bacino emiliano.

Il “tavolo di confronto per la gestione sostenibile della risorsa idrica” si è tenuto ieri a Ciano, al teatro comunale del paese, pensato come un momento di confronto fra i tantissimi “portatori di interessi” collegati alle acque dell’Enza. In programma decine di interventi anche da altre zone d’Italia. Interessante, ad esempio, un caso apparentemente lontano, quello dell’isola d’Elba, con l’esperienza di ricarica delle falde acquifere della zona toscana e la gestione del risparmio idrico per l’agricoltura, illustrato da due esperti della scuola superiore di Studi S. Anna di Pisa.

Nel pomeriggio l’attenzione si è focalizzata sulle capacità idriche dell’Enza, delle falde che alimentano il sistema idrico del suo bacino e del suo sfruttamento per l’agricoltura e per scopi di pubblica utilità. Un discorso delicato in cui è sempre necessario mantenere un equilibrio non facile. «Come Bonifica gestiamo i bacini che pompano acqua alle irrigazioni dell’area padana. Per l’Enza vi è ovviamente una dispersione delle acque per l’agricoltura, con una canalizzazione capillare e completa si potrebbe sfruttare al 100% queste acque, ma dal punto di vista ambientale sarebbe un bene? Chiaramente no, dobbiamo pensare a tutti questi aspetti», ha spiegato Aronne Ruffini del consorzio di bonifica dell’Emilia Centrale.

Il docente Alberto Montanari dell’università di Bologna ha presentato il vecchio bilancio idrico dell’Enza in relazione alle esigenze irrigue commissionato nello scorso decennio, una base di partenza su cui ragionare visto che già in quel documento il fiume presentava un deficit di liquido rispetto alle varie esigenze. Si parla di uno sbilancio nell’ordine dei milioni di metri cubi, una quantità che un eventuale invaso a Vetto potrebbe tranquillamente coprire. «È inevitabile, nell’attuale quadro, tornare a ragionare attorno all’idea di una diga, pur senza farsi condizionare troppo dallo scenario attuale, che da qui a dieci anni magari sarà mutato», ha fatto presente Montanari.

Fra gli “addetti ai lavori”, con temperature in aumento e annate come questa di durissima siccità, è sempre più chiara l’esigenza di soluzioni strutturali per la gestione e l’uso delle acque. E un invaso – non della portata dei vecchi progetti e con maggior attenzione all’aspetto ambientale – appare come una delle poche strade percorribili. (adr.ar.)

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