Gazzetta di Reggio

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«Ma la diga di Vetto  potrebbe non bastare» 

di Luciano Salsi
«Ma la diga di Vetto  potrebbe non bastare» 

L’intervento del direttore generale del Consorzio di bonifica Emilia centrale «La siccità ha ridotto al 10% la capacità di invasi esistenti molto più grandi»

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VETTO. I tecnici escludono la possibilità di risolvere in tempi brevi la crisi idrica che minaccia le coltivazioni della Val d’Enza. Il loro verdetto è sconsolante per chi confida nell’intervento degli enti locali, i quali, per giunta, sono privi delle risorse finanziarie occorrenti.

Per attingere acqua dal Lagastrello servirebbero un accordo con l’Enel e mesi di lavoro. L’invaso a monte di Vetto, poi, si proietta in un futuro imperscrutabile. Non resta, forse, che chiedere a Dio di donare «alla terra assetata il refrigerio della pioggia», come recita una delle preghiere tramandate dalla tradizione cattolica. Dagli agricoltori, però, sale una protesta veemente nei confronti del Consorzio di bonifica dell’Emilia centrale, che ha la responsabilità di gestire il sistema dell’irrigazione.

Era stata Coldiretti a farsene interprete, proponendo di prelevare acqua dai bacini idroelettrici dell’Appennino, ma un primo incontro con i dirigenti della Bonifica non ha prodotto risultati. Interessano la Val d’Enza il bacino del Lagastrello, capace di tre milioni di metri cubi, che è sbarrato con una diga presso le sorgenti del torrente appena al di là del confine con la provincia di Massa, ma al di qua del crinale, e alcuni piccoli invasi creati sugli affluenti in provincia di Parma, che contengono 250mila metri cubi.

Scaricano sul Secchia, invece, gli altri due bacini ancora in funzione per produrre energia elettrica, quelli di Ligonchio e di Gazzano-Fontanaluccia, che alimenta la centrale di Farneta, nel Comune modenese di Montefiorino.

Inoltre, a Castellarano è stato realizzato sul Secchia un invaso irriguo di 800mila metri cubi.

«Sarebbe da verificare – precisa Domenico Turazza, direttore generale del Consorzio di bonifica dell'Emilia centrale – la reale capacità del Lagastrello, il cui livello s’è notevolmente abbassato per la siccità. In ogni caso si deve accertare la sua disponibilità. Da una decina d’anni non è più utilizzato per scopi idroelettrici. Quand’anche firmassimo subito un’intesa con Enel, si dovrebbero poi autorizzare e appaltare i lavori necessari. Prima di riuscire a prelevarne l'acqua passerebbe tutta l’estate».

Rimane il problema di fondo: il cambiamento climatico che innalza progressivamente la temperatura media e, nelle nostre zone, fa diminuire le precipitazioni. Ne deriva un calo sensibile della portata dei corsi d'acqua, al punto che la celebre gara internazionale di canoa sull’Enza, inaugurata nel 1965, è stata sospesa nel 2012. Per porvi rimedio, i sindaci della sponda reggiana, d'accordo con l'assessore regionale Paola Gazzolo, rispolverano l'idea della diga di Vetto, il cui progetto, risalente al lontano 1863, era stato ripreso una trentina d’anni fa e poi, dopo un lungo dibattito, accantonato per l’impatto ambientale e l'instabilità geologica del luogo individuato.

Ora se ne propone la localizzazione a monte di Vetto, presso la Stretta delle Gazze. L'invaso conterrebbe due milioni di metri cubi.

«E' una capacità – obietta Turazza – del tutto teorica. La provincia di Piacenza dispone di due grossi bacini: a Mignano, in Val d'Arda, e a Trebecco, in Val Tidone. In teoria conterrebbero ciascuno dieci milioni di metri cubi di acqua che, a causa della siccità, si sono ridotti al dieci per cento. Purtroppo dall’Enza ora riusciamo a prelevare, a Cerezzola, circa 1.200 litri al secondo al posto degli ottomila della portata massima. È prospettabile un’altra soluzione: il prelievo di acqua dal Po. Gli agricoltori della zona sono contrari, perché la considerano sporca. Spetta alla politica fare le scelte appropriate. Noi siamo soltanto un organismo tecnico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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