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«Un progetto c’era, perché partire da zero?» 

«Un progetto c’era, perché partire da zero?» 

Walter Zampolini: «Avevamo già piano e finanziamento, adesso ci vorranno almeno altri dieci anni»

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VETTO. «Quanto tempo ci vorrà e quando arriveranno le risorse per realizzare un progetto come l’invaso di Vetto?».

La domanda arriva da Walter Zampolini, curatore di quello che, fino alla nuova idea di un invaso alle Gazze, era l’ultimo progetto per uno sbarramento delle acque sull’Enza. «Il nostro progetto era già a buon punto, ma hanno bloccato tutto. Avevamo uno schema con due invasi, alle Gazze e a Vetto, 150 milioni di euro con finanza di progetto (pubblico-privato). Avevamo avviato gli incontri, Iren non ha voluto partecipare e le voci contrarie delle associazioni erano tante, come quella delle Coldiretti dell’epoca», racconta Zampolini. Il progettista è molto scettico sulla nuova proposta, di cui rivendica lo spunto: «L’idea di un invaso allo stretto delle Gazze è nostra. Mi chiedo però quando sarà possibile avere le risorse economiche necessarie per un percorso simile, e che tempi ci vorranno. Cinque anni servono solo per partire, noi avevamo previsto di attendere almeno due anni per “cantierare”, prima di avere autorizzazioni e via libera», continua.

«Avrebbero fatto meglio a dare una mano al nostro progetto, c’era già uno schema di finanziamento con il coinvolgimento di diverse aziende importanti, e un piano per garantire un ritorno economico ai Comuni “riveriaschi”. È un’occasione persa e mi chiedo se ritornerà, sono 175 anni che si aspetta. A noi non hanno regalato nemmeno la consultazione del progetto Marcello, fermo da 30 anni», precisa Zampolini. E allo stesso tempo, la necessità c’è: «Se è vero, come detto all’ultimo summit, che fra 30 anni Londra sarà Roma e Roma sarà Marrakesh, l’esigenza sarà sempre più forte. Dal 2003 a oggi ci sono già state tre annate di fortissima siccità, dobbiamo tenerne conto, è inevitabile». L’utilità quindi non si discute: «Il problema sono i tempi, ripartendo da zero un’altra volta e dovendo ritrovare le risorse economiche ci vorranno almeno 10 anni a essere ottimisti. Se ragioniamo sul lungo periodo va bene tutto, se però pensiamo a dare risposte più rapide la grande occasione è già stata persa». «Inoltre – aggiunge – con un invaso solo non si riuscirebbero a garantire alcuni elementi fondamentali, sia dal punto di vista economico che ambientale e agricolo». (adr.ar.)

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