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Matteo, dall’autismo al diploma 

Matteo, dall’autismo al diploma 

Ieri al Secchi per lui è stato messo a punto un esame apposito. Il sogno continua 

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REGGIO EMILIA. Sa “costruire” una città con un programma (Geo Gebra) sulla base di semplici coordinate. Sogna di andare all’università e di trovare un lavoro, ma sa che il percorso non sarà facile. Intanto, ieri, si è seduto con altri suoi compagni dell’istituto tecnico Secchi e ha affrontato la prova d’italiano. La professoressa che l’ha seguito durante questi cinque anni scolastici, Maria Beatrice Coscelli, è più emozionata di lui. Non sceglie nessuna delle tracce ministeriali perché lui, Matteo Aldini, ha un’intelligenza diversa da quella degli altri e ha doti che altri non hanno. Così lo descrive Maria Beatrice Coscelli: «Sa usare il computer, sa scrivere bene, parla in modo molto forbito». Il ragazzo, che soffre di una forma di autismo, negli anni ha sviluppato i suoi talenti. All’inizio, a scuola, per lui era difficile anche solo entrare in una stanza. Poi ha fatto passi da gigante entrando sempre più nel cuore degli insegnanti.

«Ha partecipato con altri ragazzi diversamente abili a una visita a Ischia – spiega la professoressa Coscelli – dove ha preso parte a un percorso di alternanza scuola/lavoro venendo a contatto con la “scuola letteraria” a cui hanno partecipato (tra gli altri) Elsa Morante e Alberto Moravia. Sulla base di questa esperienza abbiamo preparato insieme la prova orale. Ha realizzato una sorta di pagina di giornale in cui ha inserito le varie materie: italiano, storia, topografia. E durante la prova d’italiano ha affrontato testi di autori che ha conosciuto proprio a Ischia: ha letto alcuni brani e ha risposto alle relative domande. Domani (oggi, ndr) affronterà la prova di topografia, poi farà la terza prova con discipline che prendono in esame il viaggio in Campania».

E dopo la maturità? «C’è la prospettiva dell’Università 21 (si tratta di un’associazione che opera in sinergia con Unimore, Comune e Ausl per integrare nell'ambiente universitario ragazzi con disabilità, ndr) – conclude l’insegnante – e poi stiamo cercando qualche percorso adeguato a lui: purtroppo, una volta finita la scuola superiore, non c’è tanto per i ragazzi come Matteo».(g.f.)

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