Maxi evasione, il 72enne è libero
Il gip accoglie la richiesta dei difensori di Aldo Ruffini. Bloccati beni per 21 milioni
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REGGIO EMILIA. Non è più in carcere il commerciante 72enne Aldo Ruffini – originario di Vetto, ma da tempo residente in città – che è al centro di una clamorosa evasione fiscale, con un primo sequestro da 3 milioni di euro (nel dicembre scorso) a cui ne è seguito un altro (in marzo, per un totale di 21 milioni di euro) fra gioielli, auto di lusso ed appartamenti.
Il gip Angela Baraldi ha ora accolto la richiesta di scarcerazione avanzata dagli avvocati difensori Nino Ruffini e Giuseppe Caldarola, valutando che non esistano più – come sostengono i due legali che tutelano Ruffini – gli elementi a sostegno della misura cautelare, cioè il pericolo di fuga, la reiterazione del reato e l’inquinamento delle prove.
A fronte della liberazione dell’anziano commerciante accusato dell’evasione fiscale milionaria (ma anche di tanti altri reati), proseguono contemporaneamente le verifiche sul versante amministrativo. Gli ingenti beni sotto sequestro sono gestiti dall’amministratore giudiziario Andrea Scerrino.
La procura contesta a Ruffini i reati di esercizio abusivo attività finanziaria, usura, ricettazione, riciclaggio, contraffazione marchi, reati tributari, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, quest’ultima avvenuta durante i sequestri.
I sostituti procuratori Valentina Salvi e Giulia Stignani hanno infatti rilevato come, dagli accertamenti del Nucleo di polizia tributaria della Finanza di Reggio Emilia, si possa evidenziare una chiara sproporzione tra i redditi dichiarati e il suo patrimonio, parte del quale era stato intestato a prestanome e accumulato tramite diversi reati, in particolare di natura tributaria.
Dalle indagini è emersa una ricchezza di prim’ordine che non trovava giustificazione però nelle dichiarazioni dei redditi di Aldo Ruffini.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il gip Angela Baraldi ha ora accolto la richiesta di scarcerazione avanzata dagli avvocati difensori Nino Ruffini e Giuseppe Caldarola, valutando che non esistano più – come sostengono i due legali che tutelano Ruffini – gli elementi a sostegno della misura cautelare, cioè il pericolo di fuga, la reiterazione del reato e l’inquinamento delle prove.
A fronte della liberazione dell’anziano commerciante accusato dell’evasione fiscale milionaria (ma anche di tanti altri reati), proseguono contemporaneamente le verifiche sul versante amministrativo. Gli ingenti beni sotto sequestro sono gestiti dall’amministratore giudiziario Andrea Scerrino.
La procura contesta a Ruffini i reati di esercizio abusivo attività finanziaria, usura, ricettazione, riciclaggio, contraffazione marchi, reati tributari, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, quest’ultima avvenuta durante i sequestri.
I sostituti procuratori Valentina Salvi e Giulia Stignani hanno infatti rilevato come, dagli accertamenti del Nucleo di polizia tributaria della Finanza di Reggio Emilia, si possa evidenziare una chiara sproporzione tra i redditi dichiarati e il suo patrimonio, parte del quale era stato intestato a prestanome e accumulato tramite diversi reati, in particolare di natura tributaria.
Dalle indagini è emersa una ricchezza di prim’ordine che non trovava giustificazione però nelle dichiarazioni dei redditi di Aldo Ruffini.
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