«Negozi virtuali e vi portiamo la spesa a casa»
di Enrico Lorenzo Tidona
Adriano Turrini: piano da 875 milioni in 3 anni Sugli aiuti ai soci beffati: «Ci stiamo pensando»
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REGGIO EMILIA. Frutta, verdura, carne, pesce, senza scordare latticini e surgelati direttamente nel frigo di casa senza spingere alcun carrello. È questa la rivoluzione commerciale in corso nell’universo di Coop Alleanza 3.0, che frena sulle aperture dei tradizionali supermercati e punta forte sul carrello virtuale. A un anno dalla fusione tra Coop Adriatica, Coop Consumatori Nordest di Reggio Emilia e Coop Estense, la mega cooperativa si getta anima e corpo sull’e-commerce, lanciando così la sfida sui prodotti freschi venduti via web a concorrenti del calibro di Amazon. «Anche il 2017 sarà un anno di sofferenze post fusione ma dal 2018 raccoglieremo i frutti dei nostri investimenti» dice alla Gazzetta Adriano Turrini, presidente di Coop Alleanza, che ha chiuso il suo primo bilancio unitario con ricavi per 4,7 miliardi di euro.
Presidente Turrini come procede la digestione della fusione e su cosa avete puntanto con il primo piano industriale unitario?
«La fusione è stata varata a soli 8 mesi dall’annuncio: un record. Per noi era importante che dal primo gennaio 2016 le casse funzionassero e che le tessere dei soci venissero riconosciute. Digerirla per intero però non è semplice. Il 2017 resta un anno di transizione. Abbiamo investito decine di milioni per unificare i sistemi informatici e varato un piano di sviluppo che guarda al futuro del settore».
A quanto ammontano gli investimenti per il prossimo triennio?
«Sono ingenti: parliamo di 875 milioni di euro, spalmati su due grandi aree. Ristruttureremo la rete fisica di 150 tra supermercati e ipermercati, un terzo del totale. Un vestito importante per nuovi contenuti. Rinnoveremo i reparti dei freschissimi e ci sarà più assortimento per l’area salute e benessere. La seconda area è l’innovazione: abbiamo avviato il progetto di e-commerce di Coop Alleanza 3.0 tramite Easy Coop, che è attiva a Roma da settembre».
Come funziona?
«Abbiamo preso un grande magazzino automatizzato, assortito come un negozio. Abbiamo 11mila clienti registrati su Roma, vendiamo molti prodotti freschi e freschissimi e ci confrontiamo con realtà come Amazon o Esselunga. Nel triennio apriremo in altre 9 città e la prossima sarà Bologna. La consegna è in sicurezza: scriviamo quando partiamo, l’orario di consegna e mandiamo la foto della persona che consegna».
C’è spazio anche per le piccole città in questo progetto?
«Per poter funzionare serve un agglomerato urbano consistente. Nelle altre città sulla via Emilia potrebbero esserci interventi più ridotti e l’appoggio sui supermercati esistenti».
È una nuova frontiera rispetto alla tradizione?
«Io sono convinto che il futuro della cooperativa sarà il connubio tra il fisico, sul quale vogliamo rimanere forti, e il virtuale. La spesa è in evoluzione, i nostri soci sono fedeli ma come gli altri clienti sono dei nomadi rispetto al passato. Dobbiamo intercettare la domanda. Ma stiamo investendo forte anche sulla riduzione dei prezzi dei prodotti allo scaffale senza rinunciare alla qualità, e non solo su quelli a marchio Coop. Sull’offerta di luce, gas e carburanti siamo i più convenienti. Apriremo poi negozi dedicati per animali, studi dentistici e altri servizi ormai consolidati».
Ma quindi serve ancora investire in nuovi supermercati? Coop ha speso milioni a Reggio per Baragalla.
«Baragalla è un progetto bellissimo. Credo comunque che ci sarà una scrematura con l’andare del tempo. Infatti il nostro piano non prevede altre aperture se non quelle già in portafoglio. Ammoderneremo ciò che abbiamo. Io sono convinto che il domani è in mano a chi sa fare della convenienza e del prodotto di qualità un volano dei territori di riferimento. Noi investiamo decine di milioni sulle comunità per sostenerle. Il loro benessere è strettamente legato al nostro».
Con la fusione ridurrete i posti di lavoro della struttura organizzativa a Reggio?
«Al momento l’effetto è quasi nullo. Manterremo i presidi territoriali ma produrremo certamente degli efficientamenti. Ci sono anche nuove opportunità in vista con le nuove offerte del sistema Coop. Per i negozi di animali abbiamo ricevuto 600 candidature interne».
Reggio è squassata dai crac delle coop edili. È vero che siete disposti a intervenire in parte sul prestito sociale perduto?
«Noi siamo una cosa, Unieco e Coopsette un’altra. Le responsabilità sociali ed economiche sono diverse. Abbiamo però valori comuni e non mi spavento quando Coop Alleanza viene tirata in ballo ma spesso mi chiedo se abbiamo fatto bene ad aver già compiuto interventi solidali in passato, perché quando lo fai ti accorgi che non è mai sufficiente e sembra sempre di diventare corresponsabile di quanto avvenuto. Sulla questione reggiana rifletteremo con spirito non negativo con Legacoop. Ma attenzione: non vuol dire “tranquilli arriviamo noi”. I responsabili di quelle vicende sono altri. Noi abbiamo prestito sociale per più di 4 miliardi, patrimonio per 2 miliardi e mezzo, con liquidità sufficiente per restituire tutto il prestito anche domani. Credo infatti che ogni singola cooperativa debba dare dirette e maggiori garanzie sul suo prestito sociale».
Non era necessario introdurre regole più stringenti a livello nazionale?
«Capisco le lamentele di chi ha perso il prestito. Capisco meno le ipocrisie di chi, forze politiche o parlamentari, ha da poco riscoperto il prestito che c’è invece da tantissimi anni. C’è chi propone un fondo partecipato dalle coop: si può fare ma l’1% degli utili porterebbe appena 3 milioni di euro in cassa: non bastano. Il fondo di garanzia se lo deve costituire ogni singola cooperativa».
Crede che sia possibile recuperare la fiducia perduta?
«È necessario: dobbiamo aprire un ragionamento ampio pero, con intellettuali, soci, con tutti».
Ha ancora senso per le coop investire nelle costruzioni?
«È chiaro che la produzione lavoro nelle costruzioni ha subito una ridimensionamento. Un futuro c’è ancora salvo non fare il passo più lungo della gamba».
Cosa ha spinto Coop Alleanza a stipulare un maxi finanziamento da 400 milioni di euro con le banche?
«L’abbiamo fatto con le principali banche italiane e la prima banca cinese, che ci hanno dato fiducia. Non sono bruscolini ma non cambia la nostra esposizione debitoria, la sposta dal breve al medio-lungo periodo. Abbiamo a disposizione molto prestito sociale ma così consolidiamo la nostra posizione».
Siete criticati per il peso della finanza sui conti. Il dividendo della vostra controllata Unipol vale più degli utili di Coop Alleanza.
«Posso capire la critica di chi ci dice di vendere mortadella e non altro. Ma noi quest’anno chiudiamo con un consolidato di 15 milioni di utile contro i 26 milioni di dividendi di Unipol ma dopo aver svalutato gli investimenti per la fusione. Dal 2018 cambieremo marcia».
Presidente Turrini come procede la digestione della fusione e su cosa avete puntanto con il primo piano industriale unitario?
«La fusione è stata varata a soli 8 mesi dall’annuncio: un record. Per noi era importante che dal primo gennaio 2016 le casse funzionassero e che le tessere dei soci venissero riconosciute. Digerirla per intero però non è semplice. Il 2017 resta un anno di transizione. Abbiamo investito decine di milioni per unificare i sistemi informatici e varato un piano di sviluppo che guarda al futuro del settore».
A quanto ammontano gli investimenti per il prossimo triennio?
«Sono ingenti: parliamo di 875 milioni di euro, spalmati su due grandi aree. Ristruttureremo la rete fisica di 150 tra supermercati e ipermercati, un terzo del totale. Un vestito importante per nuovi contenuti. Rinnoveremo i reparti dei freschissimi e ci sarà più assortimento per l’area salute e benessere. La seconda area è l’innovazione: abbiamo avviato il progetto di e-commerce di Coop Alleanza 3.0 tramite Easy Coop, che è attiva a Roma da settembre».
Come funziona?
«Abbiamo preso un grande magazzino automatizzato, assortito come un negozio. Abbiamo 11mila clienti registrati su Roma, vendiamo molti prodotti freschi e freschissimi e ci confrontiamo con realtà come Amazon o Esselunga. Nel triennio apriremo in altre 9 città e la prossima sarà Bologna. La consegna è in sicurezza: scriviamo quando partiamo, l’orario di consegna e mandiamo la foto della persona che consegna».
C’è spazio anche per le piccole città in questo progetto?
«Per poter funzionare serve un agglomerato urbano consistente. Nelle altre città sulla via Emilia potrebbero esserci interventi più ridotti e l’appoggio sui supermercati esistenti».
È una nuova frontiera rispetto alla tradizione?
«Io sono convinto che il futuro della cooperativa sarà il connubio tra il fisico, sul quale vogliamo rimanere forti, e il virtuale. La spesa è in evoluzione, i nostri soci sono fedeli ma come gli altri clienti sono dei nomadi rispetto al passato. Dobbiamo intercettare la domanda. Ma stiamo investendo forte anche sulla riduzione dei prezzi dei prodotti allo scaffale senza rinunciare alla qualità, e non solo su quelli a marchio Coop. Sull’offerta di luce, gas e carburanti siamo i più convenienti. Apriremo poi negozi dedicati per animali, studi dentistici e altri servizi ormai consolidati».
Ma quindi serve ancora investire in nuovi supermercati? Coop ha speso milioni a Reggio per Baragalla.
«Baragalla è un progetto bellissimo. Credo comunque che ci sarà una scrematura con l’andare del tempo. Infatti il nostro piano non prevede altre aperture se non quelle già in portafoglio. Ammoderneremo ciò che abbiamo. Io sono convinto che il domani è in mano a chi sa fare della convenienza e del prodotto di qualità un volano dei territori di riferimento. Noi investiamo decine di milioni sulle comunità per sostenerle. Il loro benessere è strettamente legato al nostro».
Con la fusione ridurrete i posti di lavoro della struttura organizzativa a Reggio?
«Al momento l’effetto è quasi nullo. Manterremo i presidi territoriali ma produrremo certamente degli efficientamenti. Ci sono anche nuove opportunità in vista con le nuove offerte del sistema Coop. Per i negozi di animali abbiamo ricevuto 600 candidature interne».
Reggio è squassata dai crac delle coop edili. È vero che siete disposti a intervenire in parte sul prestito sociale perduto?
«Noi siamo una cosa, Unieco e Coopsette un’altra. Le responsabilità sociali ed economiche sono diverse. Abbiamo però valori comuni e non mi spavento quando Coop Alleanza viene tirata in ballo ma spesso mi chiedo se abbiamo fatto bene ad aver già compiuto interventi solidali in passato, perché quando lo fai ti accorgi che non è mai sufficiente e sembra sempre di diventare corresponsabile di quanto avvenuto. Sulla questione reggiana rifletteremo con spirito non negativo con Legacoop. Ma attenzione: non vuol dire “tranquilli arriviamo noi”. I responsabili di quelle vicende sono altri. Noi abbiamo prestito sociale per più di 4 miliardi, patrimonio per 2 miliardi e mezzo, con liquidità sufficiente per restituire tutto il prestito anche domani. Credo infatti che ogni singola cooperativa debba dare dirette e maggiori garanzie sul suo prestito sociale».
Non era necessario introdurre regole più stringenti a livello nazionale?
«Capisco le lamentele di chi ha perso il prestito. Capisco meno le ipocrisie di chi, forze politiche o parlamentari, ha da poco riscoperto il prestito che c’è invece da tantissimi anni. C’è chi propone un fondo partecipato dalle coop: si può fare ma l’1% degli utili porterebbe appena 3 milioni di euro in cassa: non bastano. Il fondo di garanzia se lo deve costituire ogni singola cooperativa».
Crede che sia possibile recuperare la fiducia perduta?
«È necessario: dobbiamo aprire un ragionamento ampio pero, con intellettuali, soci, con tutti».
Ha ancora senso per le coop investire nelle costruzioni?
«È chiaro che la produzione lavoro nelle costruzioni ha subito una ridimensionamento. Un futuro c’è ancora salvo non fare il passo più lungo della gamba».
Cosa ha spinto Coop Alleanza a stipulare un maxi finanziamento da 400 milioni di euro con le banche?
«L’abbiamo fatto con le principali banche italiane e la prima banca cinese, che ci hanno dato fiducia. Non sono bruscolini ma non cambia la nostra esposizione debitoria, la sposta dal breve al medio-lungo periodo. Abbiamo a disposizione molto prestito sociale ma così consolidiamo la nostra posizione».
Siete criticati per il peso della finanza sui conti. Il dividendo della vostra controllata Unipol vale più degli utili di Coop Alleanza.
«Posso capire la critica di chi ci dice di vendere mortadella e non altro. Ma noi quest’anno chiudiamo con un consolidato di 15 milioni di utile contro i 26 milioni di dividendi di Unipol ma dopo aver svalutato gli investimenti per la fusione. Dal 2018 cambieremo marcia».
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