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Le coop sociali:  «Abbiamo difficoltà di dialogo con Iren»

Le coop sociali:  «Abbiamo difficoltà di dialogo con Iren»

REGGIO EMILIA . Le cooperative sociali dell’Emilia-Romagna sono «oltre la crisi». Come emerge infatti dall'indagine effettuata su un campione di 33 coop, dal 2008 sono cresciuti sia il fatturato che...

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REGGIO EMILIA . Le cooperative sociali dell’Emilia-Romagna sono «oltre la crisi». Come emerge infatti dall'indagine effettuata su un campione di 33 coop, dal 2008 sono cresciuti sia il fatturato che gli occupati, mentre la redditività ha tenuto. E ora puntano alla proposta di realizzare una giornata della cooperazione sociale, un “Social Coop Pride”, perché «non abbiamo niente da nascondere». È l’argomento al centro dell’assemblea che si è svolta ieri a Riccione delle aderenti alla Legacoop regionale, dove è stata presentata una ricerca curata da Alberto Alberani e Luciano Marangoni. «Siamo delle vere cooperative», argomenta il primo. Si è puntato su «legalità e trasparenza», infine «abbiamo innovato», tra il servizio di accoglienza degli immigrati, il sistema di accreditamento, l’ottimizzazione dei rapporti con Hera e Iren, i consorzi di scopo, le ati e i contratti di rete.

Sono sei, prosegue Alberani, gli «ambiti sulle persone». Il primo è quello delle svantaggiate. Dei 4.500 addetti nell’igiene ambientale, 3.000 sono delle cooperative sociali e 1.500 sono persone svantaggiate. Per cui occorre risolvere le «difficoltà di dialogo con Atersir, Hera e Iren. Serve responsabilità sociale». Per le persone fragili e vulnerabili la Regione ha investito quasi 80 milioni per sostegno e accompagnamento: «La grande sfida è mettere insieme lavoro sociale e uffici di collocamento». Terzo ambito sono i richiedenti asilo, tra proposta per utilizzare il pocket money e richiesta alla Regione di firma della carta della buona accoglienza: «Dobbiamo andare in piazza a raccontare cosa facciamo». Per anziani e disabili, prosegue Alberani, vanno 600.000 euro degli 1,1 miliardi di valore della produzione, su 25.000 lavoratori circa 12.000. «L’accreditamento – sottolinea Alberani – è una conquista da mantenere», ma servono «cambiamenti» per il fondo della non autosufficienza. Per i servizi 0-6 anni ci sono «innovazioni da gestire», dai cosiddetti «nidoni» ai «nidini».

Tra gli scenari futuri, conclude, ci sono il “Dopo di noi” con risorse per 6,5 milioni di euro; i servizi alle nuove famiglie e il Welfare aziendale; nuovi gruppi dirigenti. In uno scenario in cui «l'alleanza tra cooperative è importante e bisogna mantenerla viva per superare la frammentarietà».

Le coop sociali, conferma Marangoni, fanno meglio della regione a livello di valore aggiunto, crescita dal 2011 al 2015 del 17% contro il 3%, e si sentono «più forti» rispetto a qualche anno fa. Hanno saputo puntare sull’efficientamento e sulla diversificazione di prodotti e servizi, dai migranti, «tema strategico», ai minori, dalla sanitarizzazione alle coop B. Senza dimenticare la “proiezione territoriale”, con un terzo che cresce fuori regione. Dalla ricerca emerge inoltre che oltre la metà del campione ha puntato sull’innovazione: di contenuto e modelli di servizio, di processo e gestione operativa, di prodotto e tecnologia, di filiera. Le criticità «più avvertite», dice ancora l’indagine, sono legate al rapporto con la politica, mentre le priorità riguardano reputazione e valore del marchio.

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