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L’aggressore arrestato per lesioni gravi 

L’aggressore arrestato per lesioni gravi 

Le indagini: al vaglio le immagini delle telecamere. Si ipotizza la premeditazione: «Ha mirato al viso»

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REGGIO EMILIA. Lesioni personali gravi. È questa l’accusa formulata ieri nei confronti di Abdelaziz Motassim, autore dell’aggressione con l’acido nei confronti della moglie, arrestato dai carabinieri. Una giornata, ieri, all’insegna dell’incertezza anche in procura a Reggio Emilia. Nella torre che dista pochi metri dal tribunale, luogo dell’aggressione alla donna che cercava informazioni sulle procedure per la separazione, il procuratore capo Giorgio Grandinetti ha atteso il referto dall’ospedale per poi poter meglio comprendere la portata del folle gesto. La premeditazione sembra un fatto appurato ma sul quale si dovrà pronunciare poi la procura, che sta mettendo insieme tutti i tasselli. Il fascicolo è affidato alla sostituto procuratore Isabella Chiesi.

La ricostruzione dei fatti è stata compiuta dai carabinieri, che hanno ascoltato un numero considerevole di testimoni. Prima di tutto la vittima, alla quale sono state chieste alcune informazioni sommarie. Altri dettagli sono stati estrapolati dalle prime frasi pronunciate ai militari da Motassim, già conosciuto alle forze dell’ordine per i precedenti legati allo spaccio di droga.

I dubbi principali che hanno segnato la giornata di ieri riguardavano le condizioni della vittima. La dinamica dell’aggressione è stata ricostruita anche grazie alle immagini della telecamere del tribunale che punta proprio sul passaggio che divide l’aula del processo Aemilia dalla vetrata del bar. Uno spazio coperto nel quale sono disposti i tavolini, occupato quasi tutti da avventori al momento dell’assalto di Motassim verso la moglie.

Ad essere ascoltati sul posto o a presentarsi spontaneamente dai carabinieri, sono stati anche diversi avvocati divenuti testimoni involontari del grave episodio. Il quadro investigativo è sembrato subito limpido, confermato dai tanti racconti in accordo l’uno con l’altro. I due seduti al tavolino, lui che prende la moglie per il collo, la fa piegare in due costringendola all’immobilità, spalle contro la parete dell’aula di Aemilia mentre le versa il contenuto della bottiglie e della polverina. Proprio dai risultati sulla sostanza lanciata contro la moglie e dispersa nell’aria, si potrà avere una migliore comprensione della pericolosità del gesto messo in atto dall’uomo.

La predisposizione di quello che può sembrare ormai un piano studiato nei particolari, funge da aggravante perché porta in capo l’ipotesi della premeditazione. «Ha mirato al viso, l’ha colpita con insistenza con dell’acido per impedirle di lasciarlo» è stato il racconto accorato e concorde espresso da più fonti presenti durante l’aggressione. Un atto consumato con uno scopo preciso, colpire in faccia la donna, non una messa in scena, finito fortunatamente con conseguenze non gravi grazie alla mancata azione dell’acido, sulla cui pericolosità dovranno convergere i controlli sia da parte dell’Ausl di Reggio, sia da parte del Ris di Parma, al quale i carabinieri reggiani invieranno gli abiti dei due coniugi così come la bottiglietta, rinvenuta sul luogo dell’aggressione.

Molte tracce sono state cancellate dall’intervento di quanti hanno lanciato acqua in direzione della donna, che è stata così prontamente salvata da eventuali ustioni più gravi. La sostanza le è stata lavata via, bagnando tutto il marciapiede di fronte al bar. A terra, una volta finito il trambusto, sono rimasti alcuni indumenti lasciati dalla donna. Se li è tolti per evitare bruciature ancora più profonde di quelle già riportate nonostante i pochi secondi in cui è rimasta a contatto con la sostanza acida. (e.l.t.)

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