«Mirava al suo volto senza mostrare pietà»
La barista: «Lei urlava, lui la colpiva: una scena terribile, di grande violenza» Poliziotta scaglia una sedia contro l’uomo: «Quella polvere ci ha fatto male»
3 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA. «È stato davvero brutto da vedere. Perché lui non la mollava, una vera violenza. E mirava proprio al viso». Morena Gatti non ha dubbi. Abdellaziz Motassim ha colpito in un punto preciso, il volto della consorte, verso il quale ha gettato la sostanza acida che ha causato ferite di primo grado alla donna.
Il trambusto e le urla hanno squarciato la tranquillità del tribunale reggiano, presidiato sia dai carabinieri che dalle guardie giurate. «Io ho sentito le urla» racconta la barista che ieri mattina alle 10.40 stava dietro al banco del punto ristoro considerato il vero crocevia del palazzo. «Quando abbiamo guardato non si vedevano subito perché erano seduti sul tavolino dietro lo stipite della porta – racconta Gatti –. Poi si sono spostati verso il centro della vetrina perché probabilmente lei si muoveva, si vedeva lui che la teneva per la parte posteriore del collo, la teneva chinata e le buttava questa sostanza e si vedeva l’acqua che schizzava».
Gli occhi della barista portano vivida l’impressione fatta da quella scena improvvisa e terribile. «In un primo momento sembrava acqua. Poi la sostanza non deve aver fatto reazione perché lei, fortunatamente, non era molto rossa in viso. Probabilmente non ha raggiunto il suo scopo. Diceva che le bruciava ma non si vedevano subito delle ustioni evidenti. Però lei urlava, sembrava l’urlo di un bambino quando fa i capricci».
L’uomo ha tentato di abbracciarla ma non certo per affetto, bensì per immobilizzarla e colpire il volto. «È stata una scena molto forte» conferma Chiara Serrapiglio, agente della municipale distaccata in tribunale, “eroina” della situazione che a tanta violenza ha risposto con la forza mentre tutti fuggivano via. «C’era lei che urlava e tutta questa polvere che si alzava in aria. Io sinceramente non mi sono avvicinata, c'era un odore fortissimo di acido. Allora ho preso una sedia, gliel'ho lanciata contro. L’ho colpito sulle gambe. Poi fortunatamente sono arrivati i ragazzi della sicurezza che devono aver sentito le urla. Un avvocato urlava per chiedere aiuto».
Serrapiglio racconta i fatti dentro al bar, nel primo pomeriggio, mentre ordina un bicchiere di latte freddo. «Io ho ancora del mal di gola, lo bevo perché mi fa male. Speriamo non sia nulla di dannoso».
L’intervento degli agenti della sicurezza così come dei carabinieri è avvenuto tempestivamente. L’aula speciale per il processo Aemilia esclude la visione di insieme che c’era fino a poco tempo fa nel piazzale interno del tribunale. Per raggiungere il punto opposto bisogna circumnavigare l’aula, come avvenuto ieri. «Io li ho sentiti parlare ieri – dice Luca Rozzi, titolare del bar – lei traduceva per lui. Hanno ordinato una pasta e un cappuccino. Poi, come una coppia qualsiasi, sono andati fuori per sedersi sui tavoli e fare colazione. Infine abbiamo sentito delle urla. Era lei che cercava liberarsi dal marito. Lui stava cercando di buttarle addosso quell’acido. Per me era polvere e poi deve averle buttato dell’acqua per tentare di fare reazione. Le forze dell’ordine sono arrivate subito e lo hanno portato via».
La donna di origini marocchine, secondo una prima ricostruzione, sembrava aver preso parta a una vera e propria udienza. Tesi poi smentita dalle successive ricostruzioni effettuate dai carabinieri. Il dubbio sui motivi che avevano portato la donna in tribunale sono duranti alcune ore, in attesa che si riprendesse e terminasse le cure nell’ospedale di Reggio Emilia, dove si temeva soprattutto per le condizioni degli occhi e della pelle del viso, che ha riportato ferite invece non gravi. (e.l.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il trambusto e le urla hanno squarciato la tranquillità del tribunale reggiano, presidiato sia dai carabinieri che dalle guardie giurate. «Io ho sentito le urla» racconta la barista che ieri mattina alle 10.40 stava dietro al banco del punto ristoro considerato il vero crocevia del palazzo. «Quando abbiamo guardato non si vedevano subito perché erano seduti sul tavolino dietro lo stipite della porta – racconta Gatti –. Poi si sono spostati verso il centro della vetrina perché probabilmente lei si muoveva, si vedeva lui che la teneva per la parte posteriore del collo, la teneva chinata e le buttava questa sostanza e si vedeva l’acqua che schizzava».
Gli occhi della barista portano vivida l’impressione fatta da quella scena improvvisa e terribile. «In un primo momento sembrava acqua. Poi la sostanza non deve aver fatto reazione perché lei, fortunatamente, non era molto rossa in viso. Probabilmente non ha raggiunto il suo scopo. Diceva che le bruciava ma non si vedevano subito delle ustioni evidenti. Però lei urlava, sembrava l’urlo di un bambino quando fa i capricci».
L’uomo ha tentato di abbracciarla ma non certo per affetto, bensì per immobilizzarla e colpire il volto. «È stata una scena molto forte» conferma Chiara Serrapiglio, agente della municipale distaccata in tribunale, “eroina” della situazione che a tanta violenza ha risposto con la forza mentre tutti fuggivano via. «C’era lei che urlava e tutta questa polvere che si alzava in aria. Io sinceramente non mi sono avvicinata, c'era un odore fortissimo di acido. Allora ho preso una sedia, gliel'ho lanciata contro. L’ho colpito sulle gambe. Poi fortunatamente sono arrivati i ragazzi della sicurezza che devono aver sentito le urla. Un avvocato urlava per chiedere aiuto».
Serrapiglio racconta i fatti dentro al bar, nel primo pomeriggio, mentre ordina un bicchiere di latte freddo. «Io ho ancora del mal di gola, lo bevo perché mi fa male. Speriamo non sia nulla di dannoso».
L’intervento degli agenti della sicurezza così come dei carabinieri è avvenuto tempestivamente. L’aula speciale per il processo Aemilia esclude la visione di insieme che c’era fino a poco tempo fa nel piazzale interno del tribunale. Per raggiungere il punto opposto bisogna circumnavigare l’aula, come avvenuto ieri. «Io li ho sentiti parlare ieri – dice Luca Rozzi, titolare del bar – lei traduceva per lui. Hanno ordinato una pasta e un cappuccino. Poi, come una coppia qualsiasi, sono andati fuori per sedersi sui tavoli e fare colazione. Infine abbiamo sentito delle urla. Era lei che cercava liberarsi dal marito. Lui stava cercando di buttarle addosso quell’acido. Per me era polvere e poi deve averle buttato dell’acqua per tentare di fare reazione. Le forze dell’ordine sono arrivate subito e lo hanno portato via».
La donna di origini marocchine, secondo una prima ricostruzione, sembrava aver preso parta a una vera e propria udienza. Tesi poi smentita dalle successive ricostruzioni effettuate dai carabinieri. Il dubbio sui motivi che avevano portato la donna in tribunale sono duranti alcune ore, in attesa che si riprendesse e terminasse le cure nell’ospedale di Reggio Emilia, dove si temeva soprattutto per le condizioni degli occhi e della pelle del viso, che ha riportato ferite invece non gravi. (e.l.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
