villa minozzo
Due mucche portate a 4 chilometri e sbranate da un branco di lupi
di Ambra Prati
VILLA MINOZZO. «Un paese assediato dai lupi, che sbranano capi di bestiame e cani». Lo affermano alcuni residenti di Cervarolo alla luce dell’ultimo episodio ai danni dell’omonima cooperativa...
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VILLA MINOZZO. «Un paese assediato dai lupi, che sbranano capi di bestiame e cani». Lo affermano alcuni residenti di Cervarolo alla luce dell’ultimo episodio ai danni dell’omonima cooperativa agricola di via Sommaterra 4, fatta oggetto di un vero e proprio assalto notturno: le carcasse di due mucche sono state ritrovate, in parte sbranate, a chilometri di distanza.
È accaduto nella notte tra venerdì e sabato scorso, come racconta Roberto Beltrami, 67 anni, presidente della cooperativa Cervarolo. «Abbiamo una stalla e un piccolo recinto esterno con 19 manzette di circa un anno. Quella sera, verso le 23, abbiamo sentito un gran ululare di lupi che si chiamavano a vicenda per entrare in azione, a pochi metri dalle case. Abbiamo visto tre lupi da una parte e quattro dall’altra, ma dovevano essere molti di più».
«Il mattino seguente abbiamo girato fino a sera per recuperare le manze - continua Beltrami -: nelle vicinanze ne abbiamo trovate 16, delle 19 che erano, mentre una è tornata da sola, la sera. Ne mancavano ancora due, sparite nel nulla».
Giorni dopo «ci ha chiamato un agricoltore che stava sfalciando un terreno in località Pian del Monte: aveva trovato le carcasse di due manze per metà divorate dai lupi. Abbiamo chiamato l’Ausl e gli addetti del Parco nazionale, che hanno confermato trattarsi di lupi. E, come sempre, abbiamo fatto la denuncia di smarrimento, perché ogni capo ha una matricola e deve risultare nei controlli veterinari».
Beltrami sottolinea che non è la prima volta che la cooperativa subisce le incursioni dei lupi. «L’anno scorso hanno sbranato tre cani legati alla catena e un vitello, entrando nel recinto, dentro la stalla. Ma un cane è una cosa; due manze di due quintali e mezzo portate a quasi 4 chilometri di distanza (percorso che una mucca non compie, se non in un tempo lunghissimo), significa che era un branco di almeno di 20 o 30 lupi». È un episodio senza precedenti, che ancora una volta colpisce gli allevatori. «Il danno per noi è di duemila euro, il valore della manzette. Senza contare il lavoro vano e il resto del bestiame impaurito che scappa da tutte le parti. Siamo in un territorio già disagiato, la nostra cooperativa è l’unica rimasta da 40 anni a questa parte: lo facciamo per passione. Ma oltre al danno, la beffa: perdiamo i capi, nessuno ci risarcisce e, in più, dobbiamo sostenere le spese di smaltimento delle carcasse».
L’ente competente, secondo Beltrami, è la Regione. «È stato il parco a reintrodurre il predatore, con il Progetto Lupo, senza dubbio meritorio: ma ora questi animali si sono moltiplicati troppo e possono costituire un pericolo anche per l’uomo, del quale non hanno affatto timore. Le guardie del Parco ci dicono che dobbiamo convivere con i lupi, che sono un patrimonio di tutti. A nostro avviso, invece, bisognerebbe intervenire e limitarne il numero. Non si può continuare così. I lupi si avvicinano sempre più al paese». Dello stesso parere altri due residenti. «Ormai i lupi costeggiano le strade. Anche l’altra mattina li ho visti mentre andavo al lavoro con un mio collega, a 20 metri dalla strada provinciale», afferma Daniele Gianasi. Il collega Emanuele Zambonini concorda: «Siamo tornati indietro nel tempo. Io ho dei cani. Li tenevo fuori; ora la notte li chiudo dentro perché i lupi ne hanno mangiati troppi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È accaduto nella notte tra venerdì e sabato scorso, come racconta Roberto Beltrami, 67 anni, presidente della cooperativa Cervarolo. «Abbiamo una stalla e un piccolo recinto esterno con 19 manzette di circa un anno. Quella sera, verso le 23, abbiamo sentito un gran ululare di lupi che si chiamavano a vicenda per entrare in azione, a pochi metri dalle case. Abbiamo visto tre lupi da una parte e quattro dall’altra, ma dovevano essere molti di più».
«Il mattino seguente abbiamo girato fino a sera per recuperare le manze - continua Beltrami -: nelle vicinanze ne abbiamo trovate 16, delle 19 che erano, mentre una è tornata da sola, la sera. Ne mancavano ancora due, sparite nel nulla».
Giorni dopo «ci ha chiamato un agricoltore che stava sfalciando un terreno in località Pian del Monte: aveva trovato le carcasse di due manze per metà divorate dai lupi. Abbiamo chiamato l’Ausl e gli addetti del Parco nazionale, che hanno confermato trattarsi di lupi. E, come sempre, abbiamo fatto la denuncia di smarrimento, perché ogni capo ha una matricola e deve risultare nei controlli veterinari».
Beltrami sottolinea che non è la prima volta che la cooperativa subisce le incursioni dei lupi. «L’anno scorso hanno sbranato tre cani legati alla catena e un vitello, entrando nel recinto, dentro la stalla. Ma un cane è una cosa; due manze di due quintali e mezzo portate a quasi 4 chilometri di distanza (percorso che una mucca non compie, se non in un tempo lunghissimo), significa che era un branco di almeno di 20 o 30 lupi». È un episodio senza precedenti, che ancora una volta colpisce gli allevatori. «Il danno per noi è di duemila euro, il valore della manzette. Senza contare il lavoro vano e il resto del bestiame impaurito che scappa da tutte le parti. Siamo in un territorio già disagiato, la nostra cooperativa è l’unica rimasta da 40 anni a questa parte: lo facciamo per passione. Ma oltre al danno, la beffa: perdiamo i capi, nessuno ci risarcisce e, in più, dobbiamo sostenere le spese di smaltimento delle carcasse».
L’ente competente, secondo Beltrami, è la Regione. «È stato il parco a reintrodurre il predatore, con il Progetto Lupo, senza dubbio meritorio: ma ora questi animali si sono moltiplicati troppo e possono costituire un pericolo anche per l’uomo, del quale non hanno affatto timore. Le guardie del Parco ci dicono che dobbiamo convivere con i lupi, che sono un patrimonio di tutti. A nostro avviso, invece, bisognerebbe intervenire e limitarne il numero. Non si può continuare così. I lupi si avvicinano sempre più al paese». Dello stesso parere altri due residenti. «Ormai i lupi costeggiano le strade. Anche l’altra mattina li ho visti mentre andavo al lavoro con un mio collega, a 20 metri dalla strada provinciale», afferma Daniele Gianasi. Il collega Emanuele Zambonini concorda: «Siamo tornati indietro nel tempo. Io ho dei cani. Li tenevo fuori; ora la notte li chiudo dentro perché i lupi ne hanno mangiati troppi».
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