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Genova e Piacenza a destra Il Pd perde la presa su Iren 

di Enrico Lorenzo Tidona
Genova e Piacenza a destra Il Pd perde la presa su Iren 

L’esito delle elezioni ha cambiato gli equilibri: nessun partito è ora egemone  Preoccupazione per spoil-system, investimenti e sponsorizzazioni a Reggio

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REGGIO EMILIA. Genova e Piacenza sono finite nelle mani del centrodestra. Così il Partito Democratico ha perso la maggioranza in Iren. Con l’ultima tornata elettorale sono stati definitivamente stravolti gli equilibri tra gli azionisti di riferimento della multiutility, vale a dire i comuni di Reggio, Torino, Genova, Parma e Piacenza, uniti in un patto di sindacato rinnovato nel 2016 ma che sembra traballare viste le nuove dinamiche.

Dall’egemonia di 5 anni fa il Pd ha visto un calo di consensi che si è tradotto in una marginalizzazione nel sistema di controllo dell’ultima vera cassaforte per gli enti locali, Iren, la quale solo a Reggio Emilia anche quest’anno ha distribuito dividendi per circa 10 milioni di euro, senza contare sponsorizzazioni e investimenti strategici, come quello in atto alle ex Reggiane tramite la controllata Iren Rinnovabili, crocevia degli affari in città, presieduto del vice presidente della capogruppo, il reggiano Ettore Rocchi.

La questione qui è presto detta: per la prima volta nella sua storia il Pd ha concluso i ballottaggi senza nemmeno una vittoria. Non fa eccezione Genova, ferita profondissima, città simbolo della sinistra passata nella mani del neo sindaco Marco Bucci, con la Lega Nord che segna il passo e archivia il mandato di Marco Doria, uno dei tre vertici su cui si posava l’egemonia del Pd, di casa a Reggio Emilia.

Nella riduzione del peso elettorale alle comunali non fa eccezione l’Emilia, con Piacenza finita in mano a Patrizia Barbieri, che ha sconfitto il candidato del centrosinistra Paolo Rizzi.

L’assonanza politica tra i sindaci di riferimento diventa perciò distorta e gli accordi precedenti rischiano di stonare. L’ago della bilancia sembra essere il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, riconfermato e vincitore indiscusso, che con la sua lista civica ha messo all’angolo tutti i “grandi” partiti. Dopo essere uscito dal Movimento 5 stelle, il bancario che lavorava al Credem di Reggio si era riavvicinato a Iren archiviando di fatto la battaglia sulla chiusura dell’incenerito di Ugozzolo. Non solo: il suo rientro nel prezioso patto di sindacato sarebbe conseguenza di una difficile ricucitura operata dal sindaco di Reggio, Luca Vecchi, con la sponda dell’attuale ministro Graziano Delrio. Proprio quest’ultimo gioca tutt’ora nell’immaginario di Iren un certo peso: ministro alle Infrastrutture, con portafoglio pesantissimo, con grossa capacità di spesa sui territori di riferimento, e con grandi doti di mediazione.

Oltre ai soldi riversati sui comuni azionisti, si tratta di capire quali saranno i desiderata della nuova compagine azionaria, che rappresenta oggi tutti i colori del Parlamento. Chiara Appendino, sindaco di Torino dei 5 stelle, è entrata in Iren senza fare troppo rumore ma il suo peso sarà fatto presto valere. Il Pd dovrà allentare la presa della politica sull'azienda e Vecchi ha dalla sua un alto numero di comuni piccoli azionisti, che però contano quasi zero. Lo spoil system è certo nel medio periodo, con conseguenze per Reggio Emilia, che esprime decine di dirigenti e diversi membri del cda, ultimo inserimento Moris Ferretti, uomo delle coop e alfiere del Pd.

Certamente oggi il dato è uno: non c'è più nessun partito che comanda Iren. E in azienda c’è chi, anche tra i manager, tirerebbe un sospiro di sollievo qualora si allentasse la presa dei partiti.

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