Prodi sposta la tenda e Reggio si agita
L’ex premier affonda Renzi. Anche nella nostra provincia il Pd mostra nervi scoperti fra renziani e antirenziani
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REGGIO EMILIA. Chi sta sotto la tenda con Prodi? L’onda lunga del risultato dei ballottaggi si abbatte sul Pd, sul suo segretario nazionale e sui suoi sostenitori reggiani, a meno di due mesi da quelle primarie che anche nella nostra provincia hanno incoronato Renzi con il 71,3%, ma con un bacino complessivo di 30.306 votanti, in drastico calo rispetto ai 55.214 del 2013. Il colpo più duro arriva dall’ex premier, Romani Prodi, nume tutelare e padre nobile del centrosinistra, che generalmente tutti in casa Pd son pronti alla bisogna a tirar fuori, invocando il suo nome in caso di necessità. Anche questa volta?
Prodi non ha esitato ad affondare il segretario dem in un botta e risposta a distanza, ennesimo segnale di un partito dai nervi tesissimi: «Leggo che il segretario Pd mi invita a spostare un po’ più lontano la tenda – afferma – Lo farò senza difficoltà: la mia tenda è molto leggera. Intanto l’ho messa nello zaino».
A far infuriare l’ex presidente ex presidente del Consiglio e della Commissione Europea, un tweet al veleno di Orfini: «La nuova linea è Renzi convochi subito il tavolo del centrosinistra!. Favoriamo immagine per facilitare il lavoro. #Ancheno». Sotto, un'immagine del tavolo con i leader dell'Unione. Al centro proprio Romano Prodi. Frecciate che non sono passate sotto silenzio, soprattutto in giorni in cui anche a Reggio i renziani corrono ai ripari, durante un incontro “d’area” finito nel mirino delle polemiche per accuse di correntismo. All’orizzonte, in vista del congresso provinciale del prossimo autunno, le nubi cominciano ad addensarsi anche dalle parti di via Gandhi, dove il sempre più silenzioso segretario, Andrea Costa – non propriamente renziano – potrebbe finire nel tritacarne della correnti: una gazzarra che neanche la scissione di Mdp è riuscita a placare. La convivenza fra anime diverse è più che mai al limite. E fra i renziani non manca chi parla di congiura contro il segretario nazionale fresco di rinnovo, pronti a chiedere anche la testa di Costa in caso di mancato allineamento. Argomento finito in chiave anti renziana anche al centro di uno scambio di messaggi fra il vicecapogruppo Pd in consiglio, Gianluca Cantergiani, e l’assessore Mirko Tutino, ora in Mdp: un sms finito nella chat della maggioranza, facendo infuriare i renziani. Di certo, le parole di Prodi sono gradite da orlandiani e lettiani, che qui a Reggio alle primarie non hanno superato il 24,32% pur rappresentando una nutrita schiera: da Marco Barbieri a Pierluigi Saccardi, da Roberta Mori a Emanuele Cavallaro. E poi Maino Marchi, Paolo Gandolfi, Antonella Incerti, Ilenia Malavasi, Ugo Ferrari, Roberta Ibattici, Valeria Montanari. Abbastanza per un nuovo partito. O un’altra uscita di massa, a patto che altrove ci siano posti ancora disponibili.
E renziani? Anche qui le truppe non mancano, a cominciare dal sottosegretario regionale, Andrea Rossi, fresco di ingresso nella segreteria nazionale. E poi: il sindaco, Luca Vecchi, il presidente della Provincia, Giammaria Manghi, Vanna Iori, Ottavia Soncini, Andrea Tagliavini, Mauro Bigi, Daniele Marchi, Annalisa Rabitti, Maura Manghi, Massimo Gazza. Resta una domanda: cui prodest? A Campegine sembra abbiano già avuto una risposta. «Più la si approfondisce più si capisce che la sconfitta Pd è pesante. Non si può sottovalutare», ha twittato Pierluigi Castagnetti. Che sembra già aver capito l’antifona. (e.spa.)
Prodi non ha esitato ad affondare il segretario dem in un botta e risposta a distanza, ennesimo segnale di un partito dai nervi tesissimi: «Leggo che il segretario Pd mi invita a spostare un po’ più lontano la tenda – afferma – Lo farò senza difficoltà: la mia tenda è molto leggera. Intanto l’ho messa nello zaino».
A far infuriare l’ex presidente ex presidente del Consiglio e della Commissione Europea, un tweet al veleno di Orfini: «La nuova linea è Renzi convochi subito il tavolo del centrosinistra!. Favoriamo immagine per facilitare il lavoro. #Ancheno». Sotto, un'immagine del tavolo con i leader dell'Unione. Al centro proprio Romano Prodi. Frecciate che non sono passate sotto silenzio, soprattutto in giorni in cui anche a Reggio i renziani corrono ai ripari, durante un incontro “d’area” finito nel mirino delle polemiche per accuse di correntismo. All’orizzonte, in vista del congresso provinciale del prossimo autunno, le nubi cominciano ad addensarsi anche dalle parti di via Gandhi, dove il sempre più silenzioso segretario, Andrea Costa – non propriamente renziano – potrebbe finire nel tritacarne della correnti: una gazzarra che neanche la scissione di Mdp è riuscita a placare. La convivenza fra anime diverse è più che mai al limite. E fra i renziani non manca chi parla di congiura contro il segretario nazionale fresco di rinnovo, pronti a chiedere anche la testa di Costa in caso di mancato allineamento. Argomento finito in chiave anti renziana anche al centro di uno scambio di messaggi fra il vicecapogruppo Pd in consiglio, Gianluca Cantergiani, e l’assessore Mirko Tutino, ora in Mdp: un sms finito nella chat della maggioranza, facendo infuriare i renziani. Di certo, le parole di Prodi sono gradite da orlandiani e lettiani, che qui a Reggio alle primarie non hanno superato il 24,32% pur rappresentando una nutrita schiera: da Marco Barbieri a Pierluigi Saccardi, da Roberta Mori a Emanuele Cavallaro. E poi Maino Marchi, Paolo Gandolfi, Antonella Incerti, Ilenia Malavasi, Ugo Ferrari, Roberta Ibattici, Valeria Montanari. Abbastanza per un nuovo partito. O un’altra uscita di massa, a patto che altrove ci siano posti ancora disponibili.
E renziani? Anche qui le truppe non mancano, a cominciare dal sottosegretario regionale, Andrea Rossi, fresco di ingresso nella segreteria nazionale. E poi: il sindaco, Luca Vecchi, il presidente della Provincia, Giammaria Manghi, Vanna Iori, Ottavia Soncini, Andrea Tagliavini, Mauro Bigi, Daniele Marchi, Annalisa Rabitti, Maura Manghi, Massimo Gazza. Resta una domanda: cui prodest? A Campegine sembra abbiano già avuto una risposta. «Più la si approfondisce più si capisce che la sconfitta Pd è pesante. Non si può sottovalutare», ha twittato Pierluigi Castagnetti. Che sembra già aver capito l’antifona. (e.spa.)
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