Siccità, i Consorzi irrigui: «Subito invasi sull’Enza»
Montecchio, i presidenti dei 5 enti si impegnano a ridurre le perdite dei canali ma chiedono aiuto a Regione e Provincia e propongono un’alleanza con Parma
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MONTECCHIO. «Il tempo è scaduto, ora fuori i progetti per gli invasi in alta quota e in media pianura». È la presa di posizione dei cinque Consorzi irrigui e di miglioramento fondiario che chiedono acqua, ma non solo, a Provincia, Regione e Consorzio di Bonifica. Le più antiche istituzioni del territorio reggiano, che garantiscono sia l’irrigazione sia la sicurezza idraulica, da diversi mesi stanno monitorando con gli agricoltori una situazione che si è fatta critica. Se Parma e Piacenza hanno ottenuto lo stato di calamità per la crisi idrica, così non è per la parte destra del fiume Enza che, a differenza del Secchia, versa in un grave stato di carenza d’acqua.
«Siamo in una situazione di emergenza per molti versi drammatica ma prevedibile e fronteggiabile con progettazioni e interventi – spiegano i presidenti dei Consorzi irrigui e di miglioramento fondiario “Canale Vernazza” (Daniele Barbieri), “Quarto di Cavriago” (Domenico Codeluppi), “Viceodomini di Montecchio” (Giovanni Lusetti, vicepresidente), “D’Acque di San Polo d’Enza” (Roberto Rizzardi), “Sant’Eulalia” (Ambrogio Casamatti) –. L’Enza ha un apporto torrentizio e il suo alveo è stato oggetto nei decenni passati di asportazioni “fuori logica” del materasso ghiaioso dell’alveo. E mentre i sistemi scolanti soggiacciono sempre all’urbanistica, non c’è stata la dovuta attenzione alle realtà plurisecolari dei Consorzi».
Dall’attività dei Consorzi irrigui dipendono le produzioni agricole, ma anche l’ecosistema del cuore della Val d’Enza dove, tra l’altro, si produce il Parmigiano Reggiano dei prati stabili, oltre che a quello delle Vacche Rosse. Una zona dove è originato il formaggio Dop più famoso al mondo e dove l’economia del tipico ha un indotto di oltre 280 milioni di euro tra le due sponde dell’Enza e comprende oltre l’80% del territorio. Ma l’ecosistema, già minacciato dalla cementificazione, è quello caratterizzato dai prati stabili ora messi a dura prova dalla siccità in una vallata dove mancano 120 milioni di metri cubi d’acqua.
Per questo i cinque Consorzi si rivolgono a Giammaria Manghi, presidente della Provincia di Reggio Emilia, Stefano Bonaccini, governatore della Regione Emilia-Romagna, Simona Caselli, assessore all’agricoltura, Palma Costi, assessore al verde, Franco Zambelli, commissario Bonifica Emilia Centrale. Oltre al riconoscimento giuridico e operativo dei Consorzi, chiedono di «rianalizzare in maniera dettagliata la disponibilità di risorse idriche in alta quota, rivalutando i progetti di invadi di piccole-medie dimensioni a monte. Questo per contenere il consumo di energia per l’esercizio idrico, premiando la distribuzione incentrata sulla gravità. Va in questa direzione anche la richiesta di realizzare invasi di riserva idrica di media pianura, possibilmente limitrofi alle sponde del fiume Enza».
I Consorzi si rendono disponibili a intervenire per il contenimento delle perdite dai canali, oggi stimato in oltre il 50% delle risorsa idrica, gli stessi chiedono di valorizzare i prati stabili. Il tutto attraverso un dialogo con il mondo ambientalista e del turismo ma anche con un’alleanza con gli agricoltori di Parma che, in queste ore, stanno muovendo le stesse richieste.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Siamo in una situazione di emergenza per molti versi drammatica ma prevedibile e fronteggiabile con progettazioni e interventi – spiegano i presidenti dei Consorzi irrigui e di miglioramento fondiario “Canale Vernazza” (Daniele Barbieri), “Quarto di Cavriago” (Domenico Codeluppi), “Viceodomini di Montecchio” (Giovanni Lusetti, vicepresidente), “D’Acque di San Polo d’Enza” (Roberto Rizzardi), “Sant’Eulalia” (Ambrogio Casamatti) –. L’Enza ha un apporto torrentizio e il suo alveo è stato oggetto nei decenni passati di asportazioni “fuori logica” del materasso ghiaioso dell’alveo. E mentre i sistemi scolanti soggiacciono sempre all’urbanistica, non c’è stata la dovuta attenzione alle realtà plurisecolari dei Consorzi».
Dall’attività dei Consorzi irrigui dipendono le produzioni agricole, ma anche l’ecosistema del cuore della Val d’Enza dove, tra l’altro, si produce il Parmigiano Reggiano dei prati stabili, oltre che a quello delle Vacche Rosse. Una zona dove è originato il formaggio Dop più famoso al mondo e dove l’economia del tipico ha un indotto di oltre 280 milioni di euro tra le due sponde dell’Enza e comprende oltre l’80% del territorio. Ma l’ecosistema, già minacciato dalla cementificazione, è quello caratterizzato dai prati stabili ora messi a dura prova dalla siccità in una vallata dove mancano 120 milioni di metri cubi d’acqua.
Per questo i cinque Consorzi si rivolgono a Giammaria Manghi, presidente della Provincia di Reggio Emilia, Stefano Bonaccini, governatore della Regione Emilia-Romagna, Simona Caselli, assessore all’agricoltura, Palma Costi, assessore al verde, Franco Zambelli, commissario Bonifica Emilia Centrale. Oltre al riconoscimento giuridico e operativo dei Consorzi, chiedono di «rianalizzare in maniera dettagliata la disponibilità di risorse idriche in alta quota, rivalutando i progetti di invadi di piccole-medie dimensioni a monte. Questo per contenere il consumo di energia per l’esercizio idrico, premiando la distribuzione incentrata sulla gravità. Va in questa direzione anche la richiesta di realizzare invasi di riserva idrica di media pianura, possibilmente limitrofi alle sponde del fiume Enza».
I Consorzi si rendono disponibili a intervenire per il contenimento delle perdite dai canali, oggi stimato in oltre il 50% delle risorsa idrica, gli stessi chiedono di valorizzare i prati stabili. Il tutto attraverso un dialogo con il mondo ambientalista e del turismo ma anche con un’alleanza con gli agricoltori di Parma che, in queste ore, stanno muovendo le stesse richieste.
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