«Mesiano deve essere assolto»
La difesa del poliziotto respinge ogni accusa in Appello: «Non ha alcun ruolo»
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REGGIO EMILIA. Sono tornati davanti a una corte per ribadire l’estraneità dalle accuse da parte del loro assistito. Parliamo di Domenico Mesiano, poliziotto in forze a Reggio già condannato a 8 anni e mezzo di reclusione nel primo grado in abbreviato del processo Aemilia. Ieri, davanti ai giudici dell’Appello, ha parlato il difensore di Mesiano, l’avvocato Vincenzo Belli: «Abbiamo ribadito l’assoluta estraneità rispetto al reato associativo e al concorso esterno, così come alla mera partecipazione» ha detto Belli ai giudici, contestando ancora una volta la ricostruzione fatta dall'accusa.
Il poliziotto 43enne, ex autista del precedente questore di Reggio Emilia, è stato ritenuto responsabile di concorso esterno all’associazione ’ndranghetistica emiliana con epicentro a Reggio. In pratica per il gup l’agente aveva agevolato la cosca, ma non ne faceva parte. Invece l’accusa ha chiesto la condanna inquadrando Mesiano come “partecipe” del clan, cioè sempre a disposizione per la commissione di reati. Il poliziotto, all’udienza preliminare, aveva parlato della telefonata fatta alla giornalista del Carlino, Sabrina Pignedoli, per la quale era accusato di violenza privata, a cui si aggiungeva l’accesso abusivo al sistema informatico della questura. «Già il Riesame aveva ritenuto che non fosse un soggetto partecipe - ribadisce Belli - Anche i due reati di minaccia alla giornalista e l'accesso abusivo non hanno fondamento. Infatti non gli è mai stato contestato l’abuso d’ufficio. Con il nostro appello ne chiediamo la piena assoluzione». (e.l.t.)
Il poliziotto 43enne, ex autista del precedente questore di Reggio Emilia, è stato ritenuto responsabile di concorso esterno all’associazione ’ndranghetistica emiliana con epicentro a Reggio. In pratica per il gup l’agente aveva agevolato la cosca, ma non ne faceva parte. Invece l’accusa ha chiesto la condanna inquadrando Mesiano come “partecipe” del clan, cioè sempre a disposizione per la commissione di reati. Il poliziotto, all’udienza preliminare, aveva parlato della telefonata fatta alla giornalista del Carlino, Sabrina Pignedoli, per la quale era accusato di violenza privata, a cui si aggiungeva l’accesso abusivo al sistema informatico della questura. «Già il Riesame aveva ritenuto che non fosse un soggetto partecipe - ribadisce Belli - Anche i due reati di minaccia alla giornalista e l'accesso abusivo non hanno fondamento. Infatti non gli è mai stato contestato l’abuso d’ufficio. Con il nostro appello ne chiediamo la piena assoluzione». (e.l.t.)
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