«Non si può più attendere Stanno arrivando in pianura»
VILLA MINOZZO. Dopo siccità e bombe d’acqua, il presidente di Coldiretti Assuero Zampini deve affrontare anche la questine lupo. «Quanto accaduto a Cervarolo, dimostra che occorre procedere senza...
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VILLA MINOZZO. Dopo siccità e bombe d’acqua, il presidente di Coldiretti Assuero Zampini deve affrontare anche la questine lupo. «Quanto accaduto a Cervarolo, dimostra che occorre procedere senza indugi con gli abbattimenti selettivi».
Secondo lei cosa è necessario fare?
«Nessuno vuole estinguere il lupo, ma ogni specie deve avere il suo equilibrio. E tutela del territorio significa anzitutto tutela della presenza dell’uomo: gli agricoltori sono un presidio prezioso in Appennino, è interesse di tutti che non siano prevaricati. Tre mesi fa abbiamo sollevato l’argomento lupo discutendone con il Ministero dell’Ambiente per arrivare a una modifica dei piani di controllo delle specie protette e a un controllo selettivo: la Regione ha dato parere positivo, ma poi gli ambientalisti hanno scatenato una polemica sui social (dove è stata lanciata la petizione “Salviamo il lupo”, ndr) e la Regione ha fatto un passo indietro. Ora bisogna avere il coraggio di inserire l’abbattimento selettivo».
Agli allevatori e ai cittadini preoccupati cosa risponde?
«Io sono dalla loro parte. Da tenere presente che per ogni carcassa ritrovata ce ne sono altrettante che spariscono nel nulla, senza contare i numerosi aborti delle mucche causate dallo spavento per l’attacco del lupo: perdere un vitello significa bruciare un anno di lavoro. I danni indiretti non vengono mai calcolati né risarciti».
Quindi niente risarcimenti.
«I risarcimenti sono solo teorici: la Regione, se paga, assegna cifre irrisorie dopo un anno e dopo mille traversie burocratiche. E in più i pochi allevatori rimasti devono sostenere le spese di smaltimento delle carcasse».
Vi risulta l’aumento esponenziale del lupo?
«È indubbio che nella provincia di Reggio il numero dei lupi è eccessivo. Non solo in Appennino: abbiamo avvistamenti documentati a Cavriago, Bibbiano, Quattro Castella, dove l’anno scorso un nostro associato ha trovato tutte le pecore sbranate. L’animale ha colonizzato la montagna e anche la collina. Sta arrivando in pianura e l’esperienza dimostra che l’espansione territoriale di una specie è il primo effetto della densità. Il secondo è la sfrontatezza nella ricerca di cibo. I segnali ci sono tutti».
Quanti sono i lupi?
«Si dice che nel reggiano siano qualche decina di esemplari, in realtà nessuno è in grado di stabilirlo. Noi siamo convinti che siano centinaia. Spesso ci sono dubbi se si tratti di lupi o cani: bisogna anche intervenire sugli ibridi in maniera drastica».
Secondo lei cosa è necessario fare?
«Nessuno vuole estinguere il lupo, ma ogni specie deve avere il suo equilibrio. E tutela del territorio significa anzitutto tutela della presenza dell’uomo: gli agricoltori sono un presidio prezioso in Appennino, è interesse di tutti che non siano prevaricati. Tre mesi fa abbiamo sollevato l’argomento lupo discutendone con il Ministero dell’Ambiente per arrivare a una modifica dei piani di controllo delle specie protette e a un controllo selettivo: la Regione ha dato parere positivo, ma poi gli ambientalisti hanno scatenato una polemica sui social (dove è stata lanciata la petizione “Salviamo il lupo”, ndr) e la Regione ha fatto un passo indietro. Ora bisogna avere il coraggio di inserire l’abbattimento selettivo».
Agli allevatori e ai cittadini preoccupati cosa risponde?
«Io sono dalla loro parte. Da tenere presente che per ogni carcassa ritrovata ce ne sono altrettante che spariscono nel nulla, senza contare i numerosi aborti delle mucche causate dallo spavento per l’attacco del lupo: perdere un vitello significa bruciare un anno di lavoro. I danni indiretti non vengono mai calcolati né risarciti».
Quindi niente risarcimenti.
«I risarcimenti sono solo teorici: la Regione, se paga, assegna cifre irrisorie dopo un anno e dopo mille traversie burocratiche. E in più i pochi allevatori rimasti devono sostenere le spese di smaltimento delle carcasse».
Vi risulta l’aumento esponenziale del lupo?
«È indubbio che nella provincia di Reggio il numero dei lupi è eccessivo. Non solo in Appennino: abbiamo avvistamenti documentati a Cavriago, Bibbiano, Quattro Castella, dove l’anno scorso un nostro associato ha trovato tutte le pecore sbranate. L’animale ha colonizzato la montagna e anche la collina. Sta arrivando in pianura e l’esperienza dimostra che l’espansione territoriale di una specie è il primo effetto della densità. Il secondo è la sfrontatezza nella ricerca di cibo. I segnali ci sono tutti».
Quanti sono i lupi?
«Si dice che nel reggiano siano qualche decina di esemplari, in realtà nessuno è in grado di stabilirlo. Noi siamo convinti che siano centinaia. Spesso ci sono dubbi se si tratti di lupi o cani: bisogna anche intervenire sugli ibridi in maniera drastica».
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