al sottopasso ferroviario
Bloccato con mezzo etto di eroina
Alla vista degli agenti in borghese il 40enne cerca invano di fuggire
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REGGIO EMILIA. È a Reggio da pochi giorni, ma si è già messo in un guaio talmente grosso che da giovedì per lui si sono aperte le porte del carcere della Pulce.
Stiamo parlando del tunisino 40enne Faical Ghali, trovato dalla squadra mobile in possesso di mezzo etto di eroina.
Il nordafricano è il classico insospettabile: in regola con il permesso di soggiorno, per nulla conosciuto in città in quanto prima viveva a Fano (Pesaro-Urbino) e solo da circa due settimane si trova a Reggio. A tradirlo, giovedì, è stata la sua andatura sospetta nel sottopasso ferroviario.
Una falcata nervosa che è stata “intercettata” dagli uomini in borghese della squadra mobile. I poliziotti hanno l’occhio allenato e ne hanno voluto sapere di più di quell’uomo dal passo svelto. Ma appena il tunisino ha capito di avere addosso gli agenti ha cercato di fuggire. Uno scatto che non è servito a nulla, perché è stato ben presto bloccato. La fuga ha una motivazione ben precisa: 52 grammi di eroina in sasso, contenuta in due involucri. Finito in cella quindi giovedì, dopo poche ore – cioè ieri mattina – Ghali ha affrontato in tribunale l’udienza di convalida dell’arresto. In aula il nordafricano, davanti al giudice Cristina Beretti, ha raccontato che si trovava a Modena quando ha ricevuto sul telefonino una chiamata dalla Tunisia. Una telefonata per chiedergli d’andare a prendere la “roba” che era nascosta in un giardino, per portarla a Reggio dove non è però sfuggito al controllo della squadra mobile nella zona della stazione ferroviaria. Per il nordafricano il pm onorario Eletta Sassi ha chiesto la misura cautelare in carcere, rimarcando che il 40enne non ha un’attività lavorativa e lo spaccio è per lui l’unica fonte si sostentamento, per poi aggiungere che la misura restrittiva è proporzionale alla pena che si può ipotizzare. Di diverso avviso l’avvocato difensore Federico Bertani che ha chiesto il divieto di dimora o l’obbligo di dimora come misura cautelare («Ha fatto una sciocchezza, ma non è pericoloso socialmente»). Al termine il giudice Beretti ha mantenuto in cella il tunisino. Di questa vicenda se ne riparlerà in tribunale fra sei giorni. (t.s.)
Stiamo parlando del tunisino 40enne Faical Ghali, trovato dalla squadra mobile in possesso di mezzo etto di eroina.
Il nordafricano è il classico insospettabile: in regola con il permesso di soggiorno, per nulla conosciuto in città in quanto prima viveva a Fano (Pesaro-Urbino) e solo da circa due settimane si trova a Reggio. A tradirlo, giovedì, è stata la sua andatura sospetta nel sottopasso ferroviario.
Una falcata nervosa che è stata “intercettata” dagli uomini in borghese della squadra mobile. I poliziotti hanno l’occhio allenato e ne hanno voluto sapere di più di quell’uomo dal passo svelto. Ma appena il tunisino ha capito di avere addosso gli agenti ha cercato di fuggire. Uno scatto che non è servito a nulla, perché è stato ben presto bloccato. La fuga ha una motivazione ben precisa: 52 grammi di eroina in sasso, contenuta in due involucri. Finito in cella quindi giovedì, dopo poche ore – cioè ieri mattina – Ghali ha affrontato in tribunale l’udienza di convalida dell’arresto. In aula il nordafricano, davanti al giudice Cristina Beretti, ha raccontato che si trovava a Modena quando ha ricevuto sul telefonino una chiamata dalla Tunisia. Una telefonata per chiedergli d’andare a prendere la “roba” che era nascosta in un giardino, per portarla a Reggio dove non è però sfuggito al controllo della squadra mobile nella zona della stazione ferroviaria. Per il nordafricano il pm onorario Eletta Sassi ha chiesto la misura cautelare in carcere, rimarcando che il 40enne non ha un’attività lavorativa e lo spaccio è per lui l’unica fonte si sostentamento, per poi aggiungere che la misura restrittiva è proporzionale alla pena che si può ipotizzare. Di diverso avviso l’avvocato difensore Federico Bertani che ha chiesto il divieto di dimora o l’obbligo di dimora come misura cautelare («Ha fatto una sciocchezza, ma non è pericoloso socialmente»). Al termine il giudice Beretti ha mantenuto in cella il tunisino. Di questa vicenda se ne riparlerà in tribunale fra sei giorni. (t.s.)
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