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Legambiente: «Impariamo a convivere con i lupi» 

Villa Minozzo, l’associazione si schiera a fianco del parco contro gli abbattimenti «L’animale non attacca l’uomo. Servono progetti, come è avvenuto in Toscana»


11 maggio 2022 di Ambra Prati


VILLA MINOZZO. «Appena si espande una specie, c’è chi vuole sopprimerla. Il lupo non ha mai attaccato l’uomo. Dobbiamo solo re-imparare a conviverci». Massimo Becchi, presidente di Legambiente, interviene nel dibattito sul lupo, scatenato dall’episodio avvenuto all’azienda agricola Cervarolo, dove un branco ha attaccato un recinto esterno sbranando due mucche, rinvenute in seguito a 4 chilometri di distanza.

Dopo l’accaduto, i reggiani si sono divisi tra chi invoca abbattimenti selettivi (Coldiretti) e chi invece è per la prevenzione (il parco nazionale). Gli ambientalisti concordano con il presidente del parco, Fausto Giovanelli. «Il lupo pone anzitutto un ostacolo culturale: la paura atavica che abbiamo verso questo predatore, ogni fiaba annovera un lupo cattivo. C’è chi lo odia a prescindere, e il bracconaggio ai danni del lupo nel Reggiano esiste – prosegue Becchi –. Eppure il lupo ha timore dell’uomo e non ha mai attaccato le persone». Secondo Becchi, il problema del numero eccessivo di esemplari riguarda ormai più la collina che la montagna. «Può sembrare un paradosso, ma in collina è più facile avvistare i lupi, e gli ungulati sono diminuiti. La moltiplicazione della specie è dovuta a un insieme di fattori: il bosco è aumentato e, di conseguenza, le zone di rifugio, i campi marginali poco redditizi sono stati abbandonati; l’agricoltura è meno impattante rispetto al passato, la passione venatoria è calata e le doppiette diminuiscono di anno in anno. Un avvicendamento normale; la natura si regola da sola: in montagna l’espansione del cervo ha spinto più in basso daini e caprioli, che in città ormai provocano incidenti stradali». Sui danni lamentati da agricoltori e allevatori, Becchi replica: «I danni li fanno i cinghiali, che devastano i campi, e gli ungulati. Il lupo, diventato presenza abituale sulla via Claudia (la parallela collinare della via Emilia), si avvicina alle stalle e alle case perché trova cibo. Da noi c’è ancora l’usanza che gli animali morti vengono risposti nella concimaia: quello diventa un ristorante per un lupo, che ricorda e torna». Secondo Becchi la soluzione è semplice. «Non eravamo più abituati alla sua presenza; ora dobbiamo imparare daccapo a convivere con il lupo, come sempre accaduto nella storia. Altre regioni, come la Toscana, soprattutto in Maremma, hanno messo in campo progetti europei che hanno funzionato. Bastano piccoli accorgimenti: non lasciare nulla intorno alle abitazioni, chiudere le stalle, usare recinti elettrificati o cani pastore addestrati alla sorveglianza. Ovvio che il cane domestico legato alla catena non riesce a difendersi. Di notte va chiuso nei box».

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