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Reggio crocevia del futuro centrosinistra 

di Evaristo Sparvieri
Reggio crocevia del futuro centrosinistra 

Delrio prova a ricucire lo strappo fra Renzi e Prodi, che però glissa. E Landini lancia l’idea di un partito dei lavoratori

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REGGIO EMILIA . Delrio prova a ricucire e mettere una pezza nel rapporto tra Renzi e Prodi. Ma la tenda del Professore sembra ormai davvero spostata in un punto distante dall’asse portante di quel Pd di cui è padre nobile fondatore. E nel quale non sembra più riconoscersi. Landini, intanto, in scadenza di mandato da segretario nazionale Fiom, invoca la nascita di un partito dei lavoratori. E il destino del centrosinistra italiano sembra giocarsi sempre di più in un terreno tutto reggiano, crocevia di strappi, cuciture e chiamate alle armi destinate a moltiplicarsi giorno dopo giorno lungo il difficile percorso che condurrà alle Politiche, a patto che si giunga a un accordo sulla legge elettorale.

A mettere una pezza nello strappo fra il segretario Pd, Matteo Renzi, e l’ex presidente della Commissione Europea ci prova infatti Graziano Delrio, vestendo i panni del paciere d’eccezione fra due personalità ai ferri cortissimi, protagonisti in questi giorni di frecciate e controfrecciate: «Renzi sa che Prodi è un elemento fondante del Pd e può aiutarlo a crescere – afferma il ministro – Non c’è nessun invito ad andare via, faremo di tutto perché il professore e Veltroni continuino a sentirsi a casa. Se dovremo riflettere ancora lo faremo, ma l’astensionismo ci dice che più parliamo di formule e più siamo lontani dalla gente, anche dallo spirito dei fondatori».

Un tentativo di mediazione sul quale, a distanza, Prodi sembra invece nicchiare, punto nel vivo in quel suo ruolo di nume tutelare del centrosinistra che in pochi dalle parti del Pd targato Renzi sembrano intenzionati a risuscitare in vista delle elezioni. Un ruolo da pater patriae che da Reggio – e non solo – a Prodi è sempre stato riconosciuto, unico trionfatore alle urne durante il lungo ventennio di berlusconismo, dominato da quello stesso Berlusconi verso il quale il Pd potrebbe ora giungere ad una convergenza. «Berlusconi non guarda a noi, noi non guardiamo a Berlusconi – giura tuttavia Delrio – Figuriamoci se strizziamo l’occhio al centrodestra, dove lui continua a essere il capo indiscusso». Parole per placare non solo Prodi e i prodiani, che qui a Reggio sono ancora tanti. Pronti ancora a sostenerlo? «Ma non ci sono più i prodiani – glissa il Professore, liquidando le polemiche con una battuta – Non c’è più Prodi, come fanno ad esserci i prodiani?». Dichiarazioni rilasciate ieri a Bologna in un incontro Acer, a poche ore di distanza da un appello al Pd lanciato da alcune personalità locali considerate vicine al Professore.

Poco prima dell’inizio del convegno, al fianco del presidente di Acer Bologna, Alessandro Alberani, già numero uno locale della Cisl, Prodi si è lasciato andare a un siparietto: «Non ho proprio niente da dire – ha aggiunto – lui parla di case, io di tende quindi non possiamo intenderci». Il siparietto è proseguito anche in sala, quando Alberani ha detto scherzando a Prodi che, se sua moglie dovesse lasciarlo, una casa Acer «te la troviamo». Prodi è stato al gioco: «Io ho già la mia tenda».

E Landini? Se il Pd non guarda al centrodestra di certo non sembra stia svoltando a sinistra. Di qui l’appello del leader Fiom ad un partito dei lavoratori, lanciato proprio mentre si prepara a lasciare la guida dei metalmeccanici e ad entrare nella segreteria confederale Cgil, al fianco di Susanna Camusso in una ritrovata stagione unitaria: «La discriminante è il lavoro, la rappresentanza del mondo del lavoro – afferma Landini – Nessuno rappresenta più questo mondo. Nessuno ha un progetto per cambiare il modello sociale. Per questo non c’è più la sinistra. Renzi? Non è di sinistra. Lo dice lui, non io».

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