Gazzetta di Reggio

Reggio

Reggio Emilia: per il ladro disoccupato la pena è trovare un lavoro  

Reggio Emilia: per il ladro disoccupato la pena è trovare un lavoro  

La polizia blocca un 44enne mentre ruba cavi elettrici: «Devo sfamare i miei figli». Ha l’obbligo di dimora, ma il giudice concede uscite per cercare un’occupazione 

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Il ladro è stato visto venerdì sera alle 21 mentre armeggiava con un tombino in viale Piacentini, alle porte del centro di Reggio. Ad accorgersi della sua presenza un residente, che lì per lì l’avrebbe scambiato per un tecnico. Il ladro, infatti, era fermo davanti a un lampione con un furgone bianco e attrezzi vari. Facile quindi pensare che si trattasse di un potenziale guasto e dell’invio di un tecnico per la riparazione.

A uno sguardo più attento, però, il finto tecnico stava tranciando dei cavi dal tombino, caricandoseli poi sul furgone che non riportava alcuna scritta. Il residente ha quindi preso il telefono e informato dello strano avvistamento il 113. La sala operativa della questura ha subito inviato sul posto una volante.

Gli agenti di polizia hanno colto l’uomo proprio mentre armeggiava. Dentro al furgone la refurtiva e gli attrezzi che non hanno fatto sorgere dubbio alcuno su quali fossero le sue intenzioni. Vista la flagranza del reato e i tanti precedenti per reati contro il patrimonio, l’uomo – un 44enne originario di Scandale (Crotone), ma residente a Reggio Emilia – è stato arrestato con l’accusa di furto aggravato.

La procura, in prima istanza, aveva disposto per lui gli arresti domiciliari in attesa della direttissima. Una vicenda che ha però un altro lato non indifferente, perché poche ore dopo – in tribunale – è emersa la presenza nel luogo del tentato furto di un minorenne, cioè uno dei due figli del 44enne. Non forniremo, quindi, le generalità dell’imputato per tutelare proprio la privacy del figlio.

Secondo quanto raccontato in udienza dal padre, i suoi due figli stanno pagando le difficoltà economiche in cui si è cacciato il genitore. «Lavoravo per un’agenzia immobiliare ma poi ho perso il lavoro e non riesco a trovarne un altro. Venerdì sera quando ho sentito lamentarsi e urlare mio figlio per la fame, ho perso la testa e ho cercato di rubare quei cavi. E’ terribile – rimarca – non riuscire a sfamare i propri figli». Il 44enne è separato e vive da undici anni con una nuova compagna e due figli.

Per lui il pm Isabella Chiesi – titolare dell’inchiesta – ha chiesto gli arresti domiciliari, mentre l’avvocato difensore Miariasilvia Grisanti ha richiesto la liberazione o in subordine una misura meno afflittiva rispetto a quella proposta dalla procura. Il giudice Andrea Rat ha optato per l’obbligo di dimora nella casa di famiglia, ma con delle limitazioni: l’imputato non può uscire di notte (dalle 20 alle 7 di mattina) e deve concordare con la polizia gli orari in cui poter andare a cercare un lavoro. E in effetti quella di trovare un’occupazione si è mostrato il desiderio maggiore del 44enne, il che si è riflesso nella decisione del giudice. Lapidario a fine-udienza l’avvocato Grisanti: «Siamo di fronte ad un caso di disperazione quotidiana – commenta – e sono tante le persone che a causa della crisi vivono così». Si tornerà in aula a fine settembre.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google