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Ricorso al Tar contro l’allevamento bovino 

Ricorso al Tar contro l’allevamento bovino 

Viano: stalla 440 capi dei Ferrarini a Casola Querciola. Assemblea per cercare una mediazione

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VIANO. Finisce al Tar di Parma il progetto di un nuovo grande allevamento bovino da 440 capi da poco partito a Casola Querciola di Regnano, vicino alle aziende agricole dell’azienda Ferrarini. Un percorso di grandi dimensioni nato negli spazi dell’ex porcilaia di Ca’ Ronco, curato da due giovani componenti della famiglia Ferrarini, quella che guida l’impero dell’alimentare nato attorno al prosciutto cotto.

La porcilaia dovrebbe essere abbattuta e, al suo posto, essere costruita una grande stalla con 440 vacche per la produzione del latte, gestita da due diverse società. Il progetto ha generato perplessità in diversi abitanti, soprattutto per le sue dimensioni e sulle conseguenze su viabilità e ambiente, che hanno dato vita, due mesi fa, all’associazione Casolaviva e chiesto l’appoggio di Legambiente Reggio Emilia.

Giovedì sera, a Regnano, si è tenuta un’assemblea pubblica organizzata da Casolaviva e Legambiente, alla quale hanno preso parte anche il sindaco di Viano, Giorgio Bedeschi, e Lucio Ferrarini, come rappresentante della famiglia. Si è parlato del progetto e del ricorso già presentato al Tar di Parma dalle associazioni contrarie, con il supporto esterno di Italia Nostra Emilia Romagna.

La richiesta al tribunale amministrativo è quella di annullare il permesso di costruzione concesso dal Comune di Viano il 13 febbraio 2016; un permesso relativo all’ex porcilaia di Ca’ Ronco che, spiega Massimo Becchi di Legambiente, «di fatto amplia del 300 % circa l’edificato attuale e quindi ben oltre il 20% di ampliamento che è ammesso per queste zone agricole dalle norme regionali urbanistiche e dal Piano territoriale di coordinamento provinciale».

Un allevamento bovino in una zona a vocazione agricola come il Querciolese non è certo una novità ma, sostiene Becchi, «per poter edificare una stalla di queste dimensioni serve anche un contesto territoriale che la supporti, sia per le questioni viabilistiche che agricolo-ambientali».

E di questi aspetti si è ragionato giovedì a Regnano con Bedeschi e Ferrarini. Diversi abitanti hanno fatto presenti i loro timori sulle «ricadute ambientali e viabilistiche, perché il progetto insiste su un sistema di strade veramente di ridotte dimensioni e necessita di circa 107 ettari per lo spandimento dei letami e liquami».

Il ricorso è stato presentato, ma la speranza rimane quella di una “conciliazione”, magari con una riduzione delle dimensioni del progetto.

L’obiettivo, spiega Massimo Becchi, è «aprire un confronto fra il comitato, Legambiente, il Comune e i depositari del progetto al fine di trovare una soluzione al problema».

E aggiunge Becchi: «Viste le aperture di Lucio Ferrarini e del sindaco di Viano durante l’incontro, ci aspettiamo un ridimensionamento della capacità produttiva della stalla e una valutazione di percorsi alternativi sia in fase cantieristica che operativa, mentre deciderà il tribunale di Parma se questo tipo di insediamento produttivo può o meno raggiungere dimensioni così rilevanti in un contesto paesaggistico tutelato a livello provinciale». (adr.ar.)

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